Il Tirreno

Livorno

veleni a palazzo civico

Caso Aamps, assessore querelato dagli ex sindaci revisori

di Juna Goti
L'assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti (Marzi Pentafoto)
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L'assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti (Marzi Pentafoto)

La Procura ha così chiesto i verbali e lo streaming delle commissioni in Comune. Intanto la presidente della commissione bilancio e quella del Consiglio hanno inviato una segnalazione alla Corte dei conti

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LIVORNO. "Il motivo per cui la polizia giudiziaria è venuta in Comune e ha chiesto gli atti (i verbali e lo streaming di due commissioni consiliari) è una denuncia-querela che mi è stata notificata. Quindi sono io l'oggetto degli accertamenti, non Aamps”. Ecco così spiegato il motivo della lettera arrivata due giorni fa al Comune dalla Procura della Repubblica: l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, è stato querelato dagli ex sindaci revisori di Aamps.

E’ lo stesso Lemmetti a chiarire al Tirreno la vicenda. “Martedì 13 – spiega – la polizia giudiziaria mi ha notificato la notizia di reato: a querelarmi, per diffamazione, sono stati i tre ex sindaci revisori di Aamps, che hanno giudicato diffamatorio quanto da me dichiarato nelle sedute di commissione ora oggetto di verifica da parte della polizia giudiziaria". Gli accertamenti, con richiesta di acquisizione di verbali e streaming, si sono concentrati soprattutto sulla seduta della seconda commissione riunita l’8 settembre scorso e sull’infuocata commissione convocata, poi, il primo ottobre.  

“Oggetto della commissione di settembre – ricorda Lemmetti - erano stati i rilievi fatti nel maggio del 2013 dagli ispettori del Ministero dell’Economia e delle finanze. In commissione era stata ricordata l’ultima relazione dei sindaci revisori, che non avevano dato parere favorevole all’approvazione del bilancio 2013 dell’azienda. Ma era stato ricordato anche che il primo rilievo del Mef era legato proprio alla determinazione dei compensi da parte dello stesso organo di revisione”. Tant’è che l’8 settembre, nel corso del dibattito, era emerso che l'Aamps, di concerto con gli uffici tecnici e gli avvocati del Comune, stava valutando l'ipotesi di una "azione risarcitoria o recuperatoria" nei confronti sia degli ex membri del collegio sindacale che di Angelo Rosi, amministratore unico dell'azienda dei rifiuti al tempo degli accertamenti (2011-2012).

“In commissione – riprende Lemmetti - avevo detto che l’amministrazione comunale avrebbe preso in considerazione i rilievi dei sindaci revisori rispetto al bilancio di Aamps, ma anche che il Mef aveva fatto rilievi rispetto agli stessi compensi del collegio”. “Così in sostanza – conclude – secondo i sindaci avrei messo in dubbio la loro capacità professionale”. In sostanza, al momento, non risulta che la procura indaghi sui conti di Aamps, ma sta facendo accertamenti per la querela per diffamazione.

Eppure è bastata la richiesta di atti arrivata due giorni fa nella mani del segretario generale a scatenare un bel po' di agitazione in Comune. Anche perché, si è venuti a sapere, dopo l'infuocata audizione di ottobre dei sindaci revisori, il 6 novembre la presidente della seconda commissione consiliare, Elisa Amato (Forza Italia), aveva inviato una segnalazione al procuratore regionale della Corte dei Conti  insieme alla presidente del consiglio comunale, Giovanna Cepparello.  

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Il primo ottobre, infatti, in commissione bilancio si era acceso il botta e risposta sui conti dell’azienda dei rifiuti , che è tutta di proprietà del Comune. Ascoltati dai rappresentanti delle diverse forze politiche, i sindaci revisori uscenti (l’ex presidente del collegio, Giovanni Verugi, con Stefano Tamberi e Alessandra Rusciano) avevano detto chiaramente che secondo loro il bilancio 2013 di Aamps non andava approvato e che il Piano finanziario 2014 che lo accompagnava era “assolutamente inaffidabile”. Un’audizione delicatissima, nel corso della quale gli ex revisori avevano parlato anche di presunte irregolarità e fatto sapere di avere già presentato un esposto alla Corte dei conti regionale.

“In data primo ottobre – è il testo della segnalazione-esposto partita su iniziativa delle due presidenti - si è svolta una commissione con audizione dell’ex collegio dei revisori di Aamps, trasmessa in diretta streaming, durante la quale gli stessi hanno dichiarato una presunta irregolarità in merito ad un accordo transattivo concluso con un contribuente moroso per la Tia”. I sindaci revisori, lo ricordiamo, avevano riferito pubblicamente che “un operatore portuale era stato oggetto di un accertamento Tia per le annualità 2007-2012, per un importo di 383.000 euro, più 17.000 euro di ulteriori spese”. “Il contribuente – aveva riferito Verugi - fa ricorso, la commissione tributaria lo respinge: è debitore e deve pagare. L’azienda, però, riduce il pagamento di due terzi, riscuotendo 126 mila euro, rateizzati, senza interessi. La motivazione? Quell’operatore era in “difficoltà economiche”…”. ( Leggi anche: "Quell'operazione di recupero credito parziale e criticata" ).

“Dopo aver richiesto in via formale ai revisori la documentazione scritta di quanto affermato in commissione – riprendono quindi nella lettera le presidenti -  si legge dal verbale redatto in seguito alla riunione del 23 maggio 2014 che il collegio ha esaminato la documentazione della transazione posta in essere da Aamps e ha affermato che allo stato degli atti non ha elementi per individuare eventuali illeciti e utilità personali nella vicenda, e si riserva di adottare le azioni che si rendono dovute”.

Il riferimento è alla riunione del 23 maggio 2014 quando, a due giorni dalle amministrative e in pieno silenzio elettorale, l’assemblea dei soci, con i vertici dell’allora amministrazione comunale, approvò il bilancio dell’azienda. I revisori, sorpresi, dissero in sostanza di riservarsi di agire in seguito.

Quando dal Comune hanno chiesto allo stesso collegio di chiarire quali azioni avesse eventualmente intrapreso, la risposta è stata questa: “Il collegio sindacale di Aamps, in carico fino al 23 maggio, comunica che ad oggi non ha intrapreso azioni civili, che si riserva comunque di attivare. Come suo dovere istituzionale ha provveduto a segnalare alla Corte dei conti quei fatti (portati alla conoscenza della seconda commissione consiliare in sede di audizione) per i quali ha ritenuto sussisterne gli estremi”. Tradotto: i revisori hanno presentato un esposto alla Corte dei conti. E “copia dell’atto – hanno risposto alle presidenti - può essere chiesto dal Comune, che è socio della partecipata, alla Corte dei conti”. Alla luce di queste parole le due presidenti hanno quindi scritto a Firenze chiedendo una copia dell’esposto e allegando, a loro volta, il link della diretta streaming della commissione.

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