Gioco
Superstrada ko, l’Aci attacca «Pronti a fare un’azione legale»
Dopo il reportage del Tirreno, il presidente Franco Pardini interviene sulla voragine della Fi-Pi-Li «Oltre cinque anni di disagi per il porto e gli automobilisti: gli enti investano qui i soldi delle multe»
LIVORNO. «Sono anni che automobilisti e operatori della zona aspettano: si trovi una soluzione o siamo pronti anche a promuovere una class action». Al centro delle parole del presidente dell’Automobile Club di Livorno, Franco Pardini, c’è il tratto finale della superstrada Fi-Pi-Li tra il porto e il Calabrone, offlimits ormai da anni e oggetto pochi giorni fa di una nuova inchiesta del Tirreno.
«Attraverso il reportage – interviene Pardini – è stato ricostruito perfettamente quanto è andato storto dal primo crollo del manto stradale, registrato addirittura nel 2008, fino ai problemi cronici che sussistono purtroppo ancora oggi». Problemi che «appaiono ben lontani dal trovare una soluzione».
Cavalcavia e asfalto groviera. «L'interrogativo più grande, riprende Pardini, è ancora sospeso in zona Calambrone: il cavalcavia, l'accesso diretto e strategico alla Darsena Toscana e inaugurato l'antivigilia di Natale del 2003. Un passaggio chiave per il trasporto non solo privato ma anche commerciale in entrata e in uscita dalla limitrofa area portuale: resta offlimits al traffico ormai da sei anni a causa di almeno due crolli quasi consecutivi. Anche il manto stradale si sta rapidamente deteriorando e necessiterebbe di manutenzione».
«Fortuna – chiosa – che almeno a cavallo delle ultime festività si sono aperti i cantieri per i lavori di ripristino dell'asfalto sullo svincolo che raccorda la superstrada con via Da Vinci: uno snodo tanto importante nella geografia del porto industriale quanto in passato rivelatosi una pericolosa trappola per molti mezzi pesanti i coinvolti in ribaltamenti del carico o rimorchio».
Fi-Pi-Li: tra nuovi nomi e vecchi buchi. L’Ac parla di «situazione surreale». Perché «tutto ciò accade mentre dalla Regione si indice un sondaggio popolare per battezzare la Fi-Pi-Li con un nuovo nome, quasi come se con una semplice operazione di marketing mediatico si riuscisse a far dimenticare al malcapitato utente della strada che a breve, nel 2016, sarà con tutta probabilità costretto a pagare un pedaggio anche per usufruire di una delle ultime infrastrutture viarie rimaste a disposizione gratuitamente».
«Eppure – riprende – in maniera altrettanto surreale, "il maxi-buco con la superstrada intorno", come ironicamente il cavalcavia sbarrato viene definito dal giornalista Zucchelli, resiste impavido al trascorrere degli anni e all'avvento di opere innovative, come quella sviluppata nella zona industriale di Empoli, dove si è da poco inaugurato un centro radio informativo dedicato.
Un immobilismo incredibile. Già tre anni fa Pardini aveva lanciato l’sos rispetto alla maxi-buca della Fi-Pi-Li. «Non so quante volte – ripete oggi – abbiamo scritto, detto, insistito: appelli, lettere, proteste. L'Ac ha segnalato le troppe magagne della viabilità non solo all'interno, bensì tutt'attorno alla città. Ma inutilmente. Nel mirino, solo per citare alcuni esempi: gli svincoli in entrata e in uscita dalla Porta a Terra, così come quello al Maroccone. Idem per lo stop pericoloso a Stagno, al termine della variante per immettersi sulla bretella che porta alla nuova rotatoria. E poi, anno dopo anno, gli atti d'accusa per richiamare l'attenzione sui guai della superstrada».
«Ora – va all’attacco sulla Fi-Pi-Li – occorre capire se ci sono e quali siano le eventuali responsabilità da suddividere tra amministrazione comunale, provinciale, regionale e la società Global Service che, secondo regolare bando di gara, ha ottenuto in appalto la gestione del tratto di competenza». «La sola certezza – ribadisce – è che gli automobilisti continuano a scontare i mancati investimenti per la manutenzione delle strade. Sappiamo che la finanza pubblica ha poche risorse ma anche quel poco che c'è non viene speso». Anche, sottolinea, «a causa di futili cavilli burocratici».
Una possibile class action. Così ecco che il presidente dell’Ac fa appello al «senso civico di chi è parte in causa» per «sopperire a questa situazione», chiedendo che «senza indugio gli enti preposti, nella fattispecie la Provincia di Livorno che riscuote le somme derivanti dalle sanzioni previste dal Codice della strada ed elevate in primis attraverso gli autovelox a postazione fissa posizionati lungo il percorso, si attivi per il ripristino del tratto stradale». «Resta inteso – conclude – che in mancanza di concrete iniziative l'Ac procederà autonomamente a mettere in atto tutti i meccanismi utili a rappresentare alle autorità competenti lo stato dei fatti. Non ultima, la promozione di una class action, coinvolgendo anche le associazioni degli utenti della strada e del porto che subiscono da cinque anni un danno quotidiano concretizzabile in ritardi e disservizi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
