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Rimandato il funerale, accertamenti sulla salma
Fissato e poi annullato il funerale di Abele Libardo, morto sabato in via Pastrengo. Il pm ha disposto accertamenti sulla salma. Sentita la testimonianza della giovane
LIVORNO. Era stato fissato per questa mattina al cimitero dei Lupi, ma poi è stato annullato e rimandato il funerale di Abele Libardo, il 65enne morto sabato intorno alle 14 in via Pastrengo ad Ardenza, per infarto, mentre correva dopo aver fatto delle foto a una ragazza, che lo stava inseguendo.
Il magistrato di turno, che sta seguendo il caso, ha disposto degli accertamenti sulla salma, che in un primo momento era stata rilasciata e affidata ai familiari. Non è stato ancora fissata nessuna data per l’analisi del corpo, sarà il pm a stabilire la necessità o non di un eventuale esame autoptico. L’obiettivo è capire i motivi esatti della morte di Libardo. Per ricostruire al meglio la dinamica dei fatti, sabato nel primo pomeriggio la giovane livornese, 28 anni, protagonista della vicenda e testimone del malore fatale della vittima è stata ascoltata dalla squadra mobile in questura. Sono tuttora in corso delle indagini per far luce sull’episodio. La salma di Libardo si trova al cimitero comunale dei Lupi, dove è stata portata sabato pomeriggio subito dopo i rilievi sul posto fatti dalla polizia e del medico legale Luigi Papi.
La vittima viveva a Vicarello insieme alla moglie e ai figli. I parenti sono addolorati sulla vicenda, ma preferiscono non fare commenti: «Qui c’è una famiglia che piange un congiunto - dice il genero della vittima - per il resto chiarezza sui fatti sarà fatta nelle sedi giuste. Ci rivolgeremo a un legale». Frase che fa capire che i parenti di Libardo sono determinati ad andare «in fondo alla questione» per capire cosa esattamente sia successo, come alcuni di loro hanno scritto anche su facebook.
Originario di Brindisi, Libardo da tempo viveva nel comune di Collesalvetti ed era in pensione. Chi lo conosceva lo descrive come un uomo buono, amorevole e dedito alla famiglia.
Come lei stessa ha raccontato alla polizia e al Tirreno, la 28enne stava camminando velocemente sul lungomare quando ha notato l’uomo prima superarla e poi fotografarla da distanza ravvicinata. Cosa a cui lei si è ribellata. Ne è nato un battibecco: lei lo accusava di averle fatto delle foto, lui negava, e alla fine la donna ha chiamato la polizia. A quel punto lui ha iniziato a correre, seguito da lei. Dal lungomare, all’altezza della baracchina Adone, i due di corsa sono arrivati in via Pastrengo dove lui s’è’ sentito male e s’è accasciato in preda a un malore, quasi sicuramente un infarto.
Il tutto sotto gli occhi della 28enne, che era al telefono con la polizia.
«Ho agito nel miglior modo possibile e secondo giustizia - dice la donna - È tutto un incubo, questa storia è terribile».
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