Il Tirreno

Livorno

IL RACCONTO DELLA DONNA

«Mi sono sentita violata e così ho chiamato la polizia»

«Mi sono sentita violata e così ho chiamato la polizia»

LIVORNO. «Quando ho sentito il tipico rumore dello scatto della foto e ho visto quell’uomo proprio dietro di me, mi sono sentita violata, vittima di una violenza. E quindi ho chiesto aiuto alla...

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LIVORNO. «Quando ho sentito il tipico rumore dello scatto della foto e ho visto quell’uomo proprio dietro di me, mi sono sentita violata, vittima di una violenza. E quindi ho chiesto aiuto alla polizia: ero spaventata. Ma non avrei mai immaginato a un epilogo del genere. Mi dispiace molto per quello che è successo. Quando ho visto quell’uomo accasciarsi non credevo ai miei occhi».

A parlare è la giovane di 28 anni che ieri, a ora di pranzo, è stata protagonista della tragedia di via Pastrengo. È lei stessa a raccontare il faccia a faccia con l’uomo che poco dopo è morto davanti ai suoi occhi.

«Ero a camminare sul lungomare per fare un po’ di moto quando ho notato quell’uomo superarmi di corsa, ma con la sigaretta in mano. Cosa che mi è parsa anomala. Poi, all’altezza di Adone, io sono passata tra i cespugli, vicino all’ingresso dei bagni Lido. Èd è lì che mi sono resa conto che lui mi stava scattando delle foto al fondoschiena. Allora mi sono girata di scatto e gli ho chiesto: “Cosa sta facendo, perché mi fotografa?”. Lui allora ha armeggiato col cellulare, credo per cancellare le foto, che infatti poi non sono state trovate nel suo telefonino, e comunque negando tutto. Io mi sono sentita molto a disagio: ero spaventata e arrabbiata per quel comportamento. E gli ho detto che se non aveva fatto nulla di male, allora non avrebbe avuto problemi a parlare con la polizia, che intanto ho chiamato. Ma a quel punto, lui ha cominciato a correre e io l’ho seguito per non perderlo di vista, mentre continuavo a stare al telefono con la polizia, che mi diceva cosa fare».

La 28enne segue le istruzioni degli agenti, poi, arrivata ad Ardenza mare, ferma due ragazzi: «Ho chiesto loro se potevano venire con me perché ero spaventata: ho pensato che era meglio se non fossi stata sola nel momento in cui ci saremmo ritrovati l’uno di fronte all’altro». La giovane donna non si arrende: è un’avvocata in erba, sta seguendo la pratica legale proprio in questi mesi, e sente dentro di sé un profondo senso della giustizia. Vuole andare sino in fondo alla questione per denunciare quanto ha vissuto alle forze dell’ordine. Non può immaginare che quella corsa può essere fatale al 65enne. «Quando l’ho visto cadere ho avvisato immediatamente la polizia - conclude la 28enne - Ma i tentativi di rianimazione sono stati inutili. Mi dispiace molto per tutto quello che è successo». (l.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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