Gioco
Il commissario a Trieste è un segnale per Livorno
Qui da noi, in assenza di candidature forti condivise, potrebbe prevalere la continuità: ecco con quali ipotesi. Obiettivo: far decollare il piano regolatore
LIVORNO. A Trieste è stato trovato l'accordo politico fra il ministro Maurizio Lupi e il governatore Debora Serracchiani per nominare Zeno D'Agostino, attualmengte manager dell'interporto di Verona, come commissario dell'Authority di Trieste in vista di farlo poi diventare presidente a tutti gli effetti. A dirlo è il quotidiano triestino Il Piccolo annunciando che formalmente la nomina avverrà nei prossimi giorni. Se la cose trovasse riscontro concreto, sarebbe un segnale molto forte anche per il porto di Livorno: dove curiosamente solo ora si inizia a parlare del toto-candidati. In extremis, a ridosso della scadenza entro la quale le istituzioni locali devono indicare le terne al ministro che, peraltro, a quano risulta, si è “dimenticato” di inviare la richiesta formale a Livorno, diversamente da quanto vorrebbe l'iter.
Il giornale triestino insiste a sottolineare che nella vicenda relativa a D'Agostino hanno avuto un ruolo diretto anche il sottosegretario Luca Lotti e lo stesso premier Matteo Renzi: direttamente a quest'ultimo viene attribuita l'intenzione, ripetuta mille volte in questi mesi, di procedere a una sfilza di commissariamenti in tutte le Autorità Portuali in cui c'era da avvicendare il presidente, così da creare un periodo di “congelamento” per far partire la “riforma della riforma” dei porti (che, comprendendo vari accorpamenti, aveva trovato proprio nelle istituzioni portuali il primo avversario).
Ma Trieste è anche un caso a sé. Il governatore Serracchiani, che è anche il numero due del Pd nazionale ed è la responsabile del settore porti, ha messo tutto il suo peso politico per stoppare l'idea di un commissariamento che, sulla scia di quelli avvenuti altrove, lasciasse in sella il presidente uscente nelle vesti di commissario. Il governatore voleva chiudere l'era di Marina Monassi al vertice del porto: perciò, anziché nominare commissario il presidente uscente, è stato fatto il nome di quello subentrante.
Ammesso che non saltino fuori sgambetti in zona Cesarini, a Livorno la situazione sarebbe un po' diversa. Primo: il governatore toscano Rossi non è affatto ostile al presidente uscente Gallanti, al contrario lo ha spesso difeso e di recente ha messo sul tavolo un pacchetto di 170 milioni per rendere concreta la prospettiva della Darsena Europa. Secondo: anche Rossi è uscente e nei prossimi mesi avrà da dedicare le proprie energie soprattutto alle elezioni regionali.
Non è da escludere che, se commissario ha da essere, il ministro Lupi e il governatore Rossi possano trovare la quadra sulla via più tranquilla e abituale: quella della continuità. Ma cosa significa nel caso di Livorno?
In primo luogo, ovviamente significa Giuliano Gallanti. Ha dalla sua il fatto che il piano regolatore portuale è in dirittura d'arrivo: praticamente prima dell'ultimissimo sì da Firenze, resta solo l'ok del Comune con la variante anticipatrice (ma Palazzo Civico fa melina un po' perché vuol analizzare davvero i contenuti elaborati nella legislatura precedente, un po' perché ha la tentazione di far saltare tutto nel doppio cambio al vertice in Regione e all'Authority). L'età – 76 anni da compiere a febbraio nel giorno di san Policarpo martire – rema contro Gallanti: ma è vero che si tratterebbe di un periodo-ponte, che varrebbe per traghettare tanto la nuova riforma quanto il nuovo Prg, e dunque magari basterebbe un anno o qualcosa del genere.
Continuità può significare anche Massimo Provinciali: curriculum da altissimo dirigente del ministero con responsabilità diretta dei porti, dal 2011 numero due di Palazzo Rosciano, è l'altra metà della premiata ditta guidata da Gallanti. Detto per inciso, per vedere dopo 60 anni arrivare fin qui un piano regolatore portuale è stato necessario che alla guida del porto arrivassero un avvocato genovese e un funzionario romano. E contro Provinciali non gioca il fattore età: classe 1958, compleanno nello stesso giorno di Indro Montanelli, Jack Nicholson e Serena Dandini.
In certo modo, vale come continuità anche il nome di Luciano Guerrieri, 57 anni anche lui, rimbalzato anche nel toto-candidati come possibile indicazione da parte di qualcuno fra gli enti con diritto di designazione per la terna. Attualmente è commissario dell'Authority di Piombino, e questo gioca a suo favore se pensiamo che nelle ipotesi di riforma Piombino viene data per accorpata a Livorno (sarebbe anche un segnale di nomina pro-accorpamento). Al tempo stesso, però, ovviamente rema contro: nel frattempo bisognerebbe trovare un altro commissario per Piombino (a meno di non ipotizzare una fantascientifica nomina in contemporanea con il varo della riforma) e ha già alle spalle quasi dieci anni filati al vertice dell'istituzione portuale piombinese, l'ultimo anno e mezzo dei quali con un commissariamento lunghissimo.
L'esperienza comunque insegna che chi entra papa in conclave ne esce cardinale, come dice il vecchio detto. Mai dare per scontato quel che si muove nel toto-nomine, soprattutto sulle banchine.
Mauro Zucchelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
