Sicurezza
In conclave per la terna ma per ora non c’è intesa
Lunedì la riunione in Provincia con i due Comuni e la Camera di commercio Il consiglio di Palazzo Civico dice no al commissario ma si spacca sul Prg
LIVORNO. Dopodomani, su invito del presidente della Provincia, Alessandro Franchi, si siederanno ufficialmente intorno al tavolo i rappresentanti dei quattro enti che dovranno comporre la terna di nomi da proporre al ministro per la presidenza dell'Autorità portuale: Comuni di Livorno e Capraia, Camera di commercio e Provincia. Sarà un primo passo importante per cercare di evitare il commissariamento, anche se arriverà sul filo dello scadere del tempo, visto che fra l'11 e il 13 gennaio (sulla data ci sono varie interpretazioni) scadrà il termine – «non perentorio, ma stringente», si affrettano a ripetere i diretti interessati – per inviare i nomi al ministero. È quanto emerso ieri nel corso del consiglio comunale riunito per parlare della terna e del porto, e confermato subito dopo dallo stesso Franchi.
«No al commissario». In consiglio comunale tutte le forze politiche si sono dette contrarie a un eventuale commissariamento dello scalo. Una possibilità concretissima se si considera la volontà espressa più volte dal ministro Lupi di “congelare” le Authority che scadono, in attesa di varare la riforma dei porti. Dai gruppi consiliari (assente solo Forza Italia) è stato ripetuto a turno che il commissario, che avrebbe poteri ridotti, sarebbe «una iattura», «la morte definitiva dello scalo».
Ma quanto c'è stato da mettere sul tavolo anche solo i criteri per proporre un eventuale nome - o più nomi - il consiglio si è subito spaccato. Tra chi, sui banchi del M5S, chiede di puntare su una figura che rimetta all'aria il Piano regolatore portuale e chi, nel Pd, dice che «se si vuol partire stracciando il Prg salta ogni tipo di intesa e si va verso un commissariamento certo». Una spaccatura che alla fine ha provato a ridurre, almeno in parte, il capogruppo M5S, Francesco Bastone. Con il collega Daniele Esposito che guardando verso il sindaco dice senza giraci troppo intorno: «Gli enti si chiudano in una stanza e non escano finché non hanno i tre nomi».
Conclave in Cciaa e Nogarin dal ministro. Intanto proviamo a mettere in fila il calendario. Il sindaco Filippo Nogarin ha fatto sapere che per il 21 gennaio il presidente Sergio Costalli ha convocato la giunta della Camera di commercio, con all'ordine del giorno la composizione della terna. Nel frattempo, il 15, Nogarin sarà a Roma per presiedere la commissione Anci nazionale delle Città portuali e in quella sede «chiederò un incontro al ministro Lupi». Perché, è tornato a ripetere il sindaco dopo l'incontro alla Bottega del Caffè, «sarebbe assurdo commissariare il porto mentre al governo è aperto un tavolo sullo stato di crisi di Livorno».
Nome di bandiera o intesa tra enti? Il primo a porre al sindaco la domanda politica sulle intenzioni del Comune è il capogruppo Pd, Marco Ruggeri: «Volete aprire un percorso di concertazione politica o no?». I criteri per scegliere il presidente - dice in sostanza - sono scritti nella legge 84, «altra cosa è il percorso politico che vogliamo seguire». «In caso di palese disaccordo tra enti il commissariamento arriva di sicuro: che intenzioni ha la giunta? Vuole fare un nome di bandiera o lavorare di intesa con gli altri enti? In questo caso da parte nostra arriverà un contributo». Il sindaco, nella risposta, non sembra chiudere la porta a un percorso di dialogo istituzionale.
«Stiamo facendo colloqui». Chiariamolo subito: è il ministro a nominare l'eventuale presidente, d'intesa col governatore della Regione, sulla base della terna proposta dagli enti locali. In consiglio Nogarin dice che «non è chiaro se ogni ente debba fare un nome o una terna». Interpretazione che Ruggeri contesta («ci deve essere un'unica terna»). Al di là delle indiscrezioni (in questi giorni sono rimbalzati parecchi volti, da Nicoletta Batini a Luciano Guerrieri), nel corso del dibattito in consiglio nessuno tira fuori nomi. Il sindaco butta lì che «stiamo facendo colloqui» e accenna a una serie di criteri: «Non conta l'appartenenza politica, conta il curriculum, una professionalità frutto di una competenza commisurata». Poi «tenga presente la relazione porto-città» e sia «capace di relazioni internazionali e di coordinamento tra enti».
Il decalogo del "buon presidente" secondo M5S. Così ecco che il capogruppo grillino Bastone legge un elenco di caratteristiche che «riteniamo debba avere il futuro presidente». Come: «sia attento ai problemi della città e dialogante col consiglio», «eviti situazioni di conflitto e predominanza tra operatori», sia «sensibile al controllo» e agli «aspetti ambientali» e stia «a tempo pieno a Livorno». Ma soprattutto sia «attento a ogni forma di sviluppo, partendo dai bacini», «affronti il tema di un nuovo sviluppo in chiave turistica» e «rispetti gli indirizzi del consiglio comunale». Lo dice facendo un chiaro riferimento alle richieste «disattese» del M5S sul blocco della privatizzazione della Porto 2000 e le grandi navi nei bacini. Così – anche se Bastone auspica un «dialogo tra gli enti e una terna condivisa» – in sala si accende lo scontro sul Prg.
«Lo rigettiamo, la città non lo vuole»: è polemica sul Prg. Due consiglieri del M5S lo dicono a chiare lettere. Edoardo Marchetti: «Il futuro presidente dell’Authority dovrà mettere in discussione il Prg». E aggiunge che secondo lui nel toto di questi giorni sono stati fatti nomi contrari alla normativa «perché hanno fatto più di due mandati». Si riferisce a Guerrieri? Ruggeri controbatte: «Giunta e gruppo M5S stanno dando due risposte diverse. Se vi mettete al tavolo con l’intenzione di stracciare il Prg l’accordo non si può trovare: vi prenderete la responsabilità del commissariamento del porto». Allora Giuseppe Grillotti (M5S): «Il nuovo Prg è da rigettare perché la città non lo vuole. Non si facciano ricatti». «Il prossimo presidente non può venire a buttare all’aria il Prg del porto», si scalda anche Jari De Filicaia (Pd). In sala parte il botta e risposta sulla Darsena Europa, gli spazi, le vasche di colmata. Andrea Raspanti (Bl), ad esempio, nel ribadire il no al commissariamento, dice «no a grandi opere e cementificazione» ma «sì ad adeguamenti strutturali». E per la presidenza chiede una «figura terza, con conoscenza internazionale, consapevole delle responsabilità».
Alla fine il capogruppo Bastone prova ad ammorbidire le posizioni sul Prg: «Non siamo pregiudizialmente contro, l’avremmo voluto diverso. Rivendichiamo di poterlo discutere, senza stravolgerlo. Da parte nostra c’è un’apertura di dialogo rispetto al Prg, voi non fate ricatti sul commissariamento».
Cannito: «Fuori atti e fatti». «Ci risiamo – si arrabbia Marco Cannito (Città Diversa) – quella della nomina è da sempre la fiera delle manovre e delle ipocrisie. La legge parla chiaro: entro il 12 bisogna inviare la terna, perché questo gioco del silenzio? Perché vi siete ridotti all’ultimo tuffo? Forse ci sono scenari che convengono a tanti: ministero, metà Pd, Comune. Magari un commissariamento in salsa labronica gridando all’autoritarismo dello Stato...». E ancora: «Forse tutti questi profili sono una finzione quando ci sono nomi già pronti? Le furberie fanno bene alle carriere personali, ma male alla città. Come ne volete uscire, con chi, con che tempi?». Parole che scatenano la reazione di un altro grillino che lavora nel mondo del porto, Alessio Batini, che arriva a parlare di «dibattito avvilente» e a dire che «la città sta morendo, dovremmo semplicemente dire che vogliamo un presidente che abbia “los cocones” per andare contro i poteri forti che governano sottobanco». «Allora vi chiedo formalmente di dire quando porterete in consiglio la discussione su Prg e variante anticipatrice – incalza Cannito – e di portare un elenco di cose che si possono fare subito. Ci siano consegnati documenti concreti della giunta, faccio fatica a ricordarmene!».
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