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Officina dello sport, trema un addetto su tre Ora parte la mobilità
Cgil e Cisl sul piede di guerra: «Il Comune, proprietario degli impianti, deve dirci se è d’accordo con queste scelte dell’azienda»
LIVORNO. Il 2015 non è iniziato con una buona notizia per un terzo dei lavoratori dell'Officina dello Sport, che lunedì 5 gennaio hanno ricevuto la notizia dell'apertura formale delle procedure di mobilità con rischio di licenziamento per nove di loro. Si tratta all'incirca di un terzo dei lavoratori, 9 su 24, molti dei quali dipendenti della società da più di vent'anni.
«Dopo la recente firma per il rinnovo della convenzione tra Comune e Officina dello Sport, – spiega Beppe Luongo, dirigente sindacale Cgil – ecco che arriva la notizia della riduzione del personale per rientrare nei costi: eppure la convenzione prevedeva l'investimento di quattro milioni di euro, 3 a carico del Comune e un milione e 200 mila euro a carico dei privati, per rinnovare l'impianto e aumentare i servizi».
Una giornata interminabile, quella di ieri, nelle stanze della Cgil, dove i rappresentanti delle Rsu, i sindacati Cgil e Cisl, hanno incontrato i rappresentanti della società per avviare un dialogo. «La priorità è che nessuno perda il posto di lavoro» ripete, oltre a Luongo, anc he il dirigente Cisl Alberto Faccendoni. «Per farlo abbiamo proposto alla società due soluzioni: la disponibilità alla verifica di soluzioni alternative al licenziamento e la valutazione di soluzioni che non siano insostenibili sul piano economico delle famiglie». Tradotto? «La società, ed è un fatto positivo, si è detta favorevole ad esaminare scenari diversi dal licenziamento – spiega Luongo – aprendosi all'ipotesi di una riduzione dell'orario di lavoro dei dipendenti che da un full-time passerebbero a un part-time, accettando lo svolgimento di altre mansioni, in pratica demansionamento».
Si parla di stipendi che al massimo arrivano a 1.200 euro al mese: spesso famiglie monoreddito, magari con minori a carico. Dietro ai numeri, bisogna sempre ricordare, si nascondono le storie personali di chi è chiamato ogni giorno a fare i conti con la vita. Così, si incontra il volto di una vedova che provvede al mantenimento dei due figli, quelli di donne sole che devono far fronte a malattie, di genitori seperati con figli a carico, di famiglie monoreddito che lottano per arrivare alla fine del mese.
«A novembre siamo stati richiamati al lavoro dopo la cassa integrazione in cui ci avevano messo a causa della chiusura delle piscine», spiega Daniele Valeriani, rappresentante Rsu, assunto negli anni '90. «Sentivamo nell'aria che qualcosa non andava, ma non avremmo mai pensato a tagli di questa entità».
Intanto c'è una domanda che pesa nell'aria: che ruolo ha in tutto questo il proprietario delle strutture? Cosa ne pensa? Lo chiedono i sindacalisti Cgil e Cisl: «Il Comune è soddisfatto di queste misure che la società intende prendere? Nella convenzione si era parlato di tutela di posti di lavoro ed eventuale incremento, di un impianto migliorato che avrebbe offerto possibilità di sviluppo dei servizi, non tagli del personale».
Insomma, i sindacalisti – anche se ripetono che non intendono chiedere alla politica di schierarsi da una parte o dall'altra della barricata – vogliono però risposte certe sul grado di soddisfazione della convenzione firmata a giugno dal neoeletto sindaco Nogarin. «Chiediamo che l'amministrazione verifichi se tutto è stato realizzato come previsto, in fondo si tratta di un'investimento recente di tre milioni di euro che ha fatto», dice Luongo. «Noi abbiamo già inviato una richiesta alla terza commissione affinché si riunisca e affronti la questione, ci piacerebbe avere anche un incontro con il sindaco Nogarin e l'assessore al lavoro».
Dopo il famoso tuffo in piscina, i complimenti a Officina dello Sport e alle ditte incaricate per il termine dei lavori, il sindaco Nogarin, è chiamato dai sindacalisti e dai lavoratori, ad esprimersi con chiarezza sulla questione. «Il nostro percorso continua, il 13 gennaio incontreremo in un'assemblea i lavoratori per valutare le loro posizioni, idee e strategie in base a quanto ci è stato detto oggi – conclude Faccendoni – e poi il 20 incontreremo nuovamente i vertici della società portando le istanze dei lavoratori».
Da lunedì scorso sono iniziati i 45 giorni con cui i sindacalisti possono trattare con la società prima di vedere i nove lavoratori licenziati. Per i dipendenti e le famiglie dell'Officina dello Sport si annuncia un gennaio caldo da vivere con il fiato sospeso.
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