Sicurezza
Nogarin: «La Darsena Europa non è l’unica risposta ai problemi»
Livorno, il dibattito organizzato dalla giunta. Il sindaco al ministro Lupi: “Non commissari il porto”. Il segretario dell'Authority d'accordo: "Non c'è motivo per commissariare il porto"
LIVORNO. «Chiederemo espressamente al ministro Lupi di non commissariare il nostro porto». È forse questo il dato politico e istituzionale più importante emerso ieri al primo dibattito pubblico sul porto organizzato alla Bottega del Caffè dall'amministrazione comunale guidata da Filippo Nogarin.
Sulla concreta ipotesi del commissariamento, il sindaco è stato chiaro: «Siamo in una situazione curiosa, da una parte è aperto un percorso di riforma della legge 84/'94 che porta il ministro Lupi a nominare commissari anziché presidenti delle Autorità portuali italiane, dall'altra per Livorno è aperto un tavolo al ministero dove si parla addirittura di stato di crisi complessa. Queste due cose non stanno insieme: il commissario avrebbe poteri limitati rispetto a un presidente, e lo abbiamo già vissuto, sappiamo cosa vuol dire…». «Se è vero che Livorno ha bisogno di aiuto – anticipa quindi – chiederemo a Lupi che si individui il presidente e non si faccia un commissario. È la condizione da cui partire».
Questa presa di posizione del Comune è stata il punto fermo di un dibattito aperto che in realtà ha evidenziato ancora molti punti interrogativi sul porto: dal Prg (con la variante anticipatrice che deve varare il consiglio) alla Darsena Europa. In sala consiglieri comunali (da Amato di Fi a De Filicaia del Pd), rappresentanti delle forze politiche e delle associazioni, cittadini. E operatori-imprenditori portuali che hanno scelto di non prendere la parola. Tutto mentre è stato il segretario generale dell’Authority, Massimo Provinciali, ad andare in soccorso tecnico del Comune e della platea sulle partite cruciali che si giocheranno nei prossimi mesi.
Guardando alla presidenza dell’Authority il percorso è questo: Comune di Livorno, Provincia, Camera di commercio e Comune di Capraia presentano una terna di nomi al ministro delle Infrastruture, che d’intesa con il presidente della Regione e dopo un percorso nelle commissioni parlamentari (se tutto fila liscio) nomina il presidente. Fabrizio Lupi, come ricorda Provinciali, ha però detto più volte che intende commissariare le Authority che scadono, in attesa della riforma dei porti.
Così ecco che un banco di prova importante anche per Livorno sarà ciò che accadrà a Trieste, dove il governatore del Friuli (e numero due del Pd nazionale) Debora Serracchiani ha chiesto di non “congelare” le banchine con un commissario (il mandato all’Authority triestina di Marina Monassi scadrà il 19 gennaio).
E se è vero che – lo conferma Nogarin – il ministro Lupi «non ci ha ancora chiesto la terna di nomi», e probabilmente non lo farà, è vero anche che se gli enti livornesi non vogliono scoprire il fianco al commissariamento e offrire un alibi in più al ministro, devono decidersi e spedire in fretta la terna. Entro quando? Una manciata di giorni: dall’Authority parlano del 12-13 gennaio (a tre mesi dalla scadenza del primo mandato di Giuliano Gallanti), comunque entro la prossima settimana o poco più.
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Dalla sala un attivista del M5S, Andrea Donati, chiede a Provinciali di dire a chiare lettere cosa pensa del commissariamento. E il segretario non si tira indietro: «Una scelta che non condivido, non c’è ragione di commissariare il porto».
Dietro al toto nomi, al commissario sì-commmissario no, restano sul tavolo partite importanti. Ad esempio: i grillini hanno più volte definito la Darsena Europa, ovvero il progetto di sviluppo a mare del porto, la «nostra Tav», scontrandosi con i sindacati, che invece la vedono come una, se non l’unica, possibilità di sviluppo dello scalo. E il Comune? «Abbiamo preso un po’ di tempo anche a tavoli importanti come quello del ministero – dice Nogarin – dove spesso si è messo l’accento su questo mega progetto come se fosse la risposta ai problemi del porto. È un elemento importante, ma non l’unico intorno al quale fare un ragionamento. Non ci sono solo i problemi legati alle infrastrutture, ci sono dragaggi, allargamento del canale... c’è un porto che ha una potenzialità di 1.600.000 Teu ma ne movimenta 500.000». Così invita a non farne solo una «questione di hardware», parla della necessità di «ottimizzare» subito ciò che c’è, e citando Gallanti fa appello allo «stringere il legame come comunità portuale».
Lo “richiama” il presidente di Assonautica, Angelo Roma: «Ma il nostro porto ha un “hardware” obsoleto, un calcolatore a valvole. E non è vero che Livorno può fare 1,5 milioni di Teu, al massimo 900.000. Così come siamo messi, possono entrare solo navi con un pescaggio di 11,4 metri. Se strutturalmente siamo vecchi, dobbiamo continuare ad esserlo?». Anche Roberto DeVanni, in passato responsabile operativo della Darsena Toscana, ricorda di quando «arrivò la prima paceco e qualcuno disse che era una cattedrale nel deserto: la Darsena europa deve essere il carro trainante...».
«Non abbiamo detto di non volerla – controbatte Nogarin – ma dal 2005 al 2014 la prima vasca di colmata è ancora inutilizzabile. Chi parla di tre o quattro anni per fare l’opera vive nel mondo delle marmellate: al presidente dell’Ap chiederemo un progetto più realizzabile, abbiamo bisogno di concretezza e di posti di lavoro». Anche Vladimiro Mannocci (Prc) parla di «dimensionamento folle» dell’infrastruttura progettata, ma «non vuol dire che lo sviluppo a mare non debba essere fatto». E scuote sull’Authority: «Se aspettiamo che il ministro chieda la terna, la nomina non si fa...».
«Ma la piattaforma Europa può andare di pari passo con l’ottimizzazione del porto – chiude Provinciali – Se vogliamo continuare a fare contenitori (e la scelta è in mano alla politica), la prima parte dell’opera va fatta. La piattaforma è la risposta infrastruturale a dove sta andando un certo tipo di traffici, non è la Piramide di Cheope: pescaggi e spazi per navi da 10.000 teu si fanno con lo sviluppo a mare».
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