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Allievo cade dal lucernario, a processo i vertici dell’Accademia
Livorno, la guardiamarina dopo il volo di sei metri nel gennaio 2009 è rimasto paraplegico, a giudizio in sei con l’accusa di lesioni gravissime
LIVORNO. È la notte del 22 gennaio 2009. Pier Alberto Buccoliero ha 20 anni e frequenta l’Accademia Navale: aspirante guardiamarina di terza classe. Con alcuni compagni di corso esce dalla camerata, probabilmente per fumare una sigaretta, ed entra, assieme agli altri, in una stanza che dovrebbe essere interdetta o comunque segnalata perché «pericolosa», è l’ipotesi dell’accusa.
L’incidente che cambia per sempre la vita del ventenne avviene poco dopo: mentre l’allievo passeggia sopra a un lucernario, il plexiglas cede sotto al suo peso. Quello che segue è un volo di sei metri nel vuoto. «Frattura mielia L1», dice il referto medico. Che tradotto significa addio all’Accademia a causa della paraplegia con cui da allora deve convivere.
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A distanza di cinque anni si è aperto al Tribunale di Livorno il processo nei confronti degli allora vertici dell’Accademia Navale. L’accusa del pubblico ministero Antonella Tenerani è quella di lesioni gravissime. Nei guai sono finiti l’allora comandante reggente dell’Accademia Raffaele Caruso, 60 anni, Pierpaolo Ribuffo, 50, dirigente dell’area direzione corso allievi, Manfredo Lapi Gatteschi, 32, preposto alla sottoarea ad oggetto il palazzo allievi, Gianguido Manganaro, 44, Luca Anconelli, 44, e Alberto Sodomaco, 45, tutti preposti al primo piano del palazzo allievi.
«Il dibattimento - spiegano dalla Procura - si è aperto a distanza di così tanto tempo, perché in un primo momento il fascicolo era stato trattato dal giudice di pace che si è però dichiarato non competente». Ecco perché, adesso, per arrivare a una sentenza definitiva, ci sarà da correre contro il tempo per evitare l’ombra della prescrizione. Nello specifico, secondo il pm, Caruso e Rebuffo, «avrebbero omesso di predisporre idonee modalità di formazione e informazione degli allievi, e comunque di vigilare sulla corretta applicazione delle stesse, circa il rischio di rottura dei lucernai e il conseguente pericolo di caduta».
Al contrario delle prescrizioni di sicurezza, infatti, «il maniglione di accesso risultava infatti libero e privo di qualsivoglia indicazione leggibile e permanente indicate la corretta modalità di utilizzo e il divieto di accesso. Inoltre i lucernari, privi di utilità perché coperti da cartongesso risultavano privi di indicazioni permanenti e leggibili indicanti il corretto utilizzo».
Discorso diverso per gli altri quattro imputati. Lapi, Manganaro, Anconelli e Sodomaco «omettevano - si legge nel capo d’imputazione - di vigilare sul rispetto del divieto di accesso al lastrico solare e di verificare l’adeguatezza delle conoscenze in materia degli allievi nonché di riferire circa l’indebito utilizzo fatto dagli studenti fumatori del lastrico solare, riconoscibile dalle tracce lasciate dagli allievi e comunque a tutti noto.
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