Gioco
Toto-Authority, tutto dipende da cosa accadrà a Trieste
O commissario o presidente: la scelta per il caso Trieste farà da battistrada anche per capire cosa accadrà a Livorno. Intanto spuntano i nomi nel toto-candidati. Un rebus per il M5S
LIVORNO. Per capire come comincerà a ruzzolare la pallina nella roulette del toto-Authority a Livorno bisogna guardare a quasi mezzo migliaio di chilometri da qui: a Trieste, dove lunedì 19 gennaio scadrà il mandato di Marina Monassi al timone dell'Authority, al massimo con l'extra dei 45 giorni fissati come limite ultimo dalla legge Bassanini contro le proroghe infinite.
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Il ring triestino è un bel test per capire che aria tira ai vertici del ministero in fatto di nomine alla guida delle Autorità portuali. E qui il ministro alfaniano-ciellino Maurizio Lupi deve trovare l’intesa con il governatore Debora Serracchiani, che è anche il numero due del Pd e la responsabile del settore porti (ed è anche in scontro frontale con Monassi da tempo).
TRIESTE FARA' DA BATTISTRADA. Delle due l’una: a Trieste o salta fuori un presidente o si conferma la tendenza a “congelare” la portualità con una sfilza di commissariamenti – che ormai riguarda un’Authority su tre – per creare una sorta di periodo bianco per neutralizzare eventuali resistenze e refrattarietà della tecno-struttura, per poi riuscire a far decollare la “riforma della riforma”, sulla rampa di lancio da lunghissima data. Anche perché sono tutt’altro che esclusi gli accorpamenti e dunque il ministro ha già detto che non vuole impancarsi in nome di presidenti per poi cancellarne l’Authority cammin facendo. A ciò si aggiunga l’effetto del caso Massidda a Cagliari con tutta la giurisprudenza che ne è scaturita per puntualizzare quali sono i requisiti specifici richiesti a chi viene messo a presiedere una Autorità Portuale.
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Se Trieste avrà un commissario è probabile che qualche mese più tardi una scelta analoga arrivi anche per Livorno, idem se invece dovesse avere un presidente. Per singolare coincidenza del destino, proprio Trieste ha in un livornese (Pierluigi Maneschi) l’imprenditore-guida del proprio porto e livornese (Nereo Marcucci) è uno dei candidati ufficialmente in lizza perché designato dalla Provincia di Trieste.
Difficile credere, perciò, che sia solo una coincidenza se il calendario delle iniziative su porto e Authority si infittiscono proprio in questi giorni in cui scadono i termini per comunicare le designazioni da parte degli enti locali: a cominciare dal conclave promosso dalla giunta municipale sul porto (e un consiglio comunale a seguire).
IL VALZER DELLE CANDIDATURE. Nel toto-candidati continuano a rimbalzare soprattutto due nomi: quello di Luciano Guerrieri, ex presidente dell’Authority di Piombino, poi rimasto confermato alla guida come commissario una prima volta nel luglio di due anni fa, successivamente a fine gennaio dello scorso anno; quello di Nicoletta Batini, che prima di andare a dirigere uno degli uffici finanziari internazionali del ministero dell’economia, ha fatto brillante carriera al Fondo monetario internazionale (con la responsabilità delle infrastrutture portuali in alcune aree dell’America Latina). Non è mancato un qualche attivismo, come outsider, anche di Gianni Moscherini, curriculum da uomo forte del Pdl a Civitavecchia prima come presidente dell’Authority e poi come sindaco, ora responsabile nazionale di Forza Italia nel campo dell’economia del mare.
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Nel caso invece che il ministro (e il governatore) volesse puntare a un commissario, inutile dire che in pole position resta chi era già in sella: dunque potrebbe arrivare per Giuliano Gallanti un commissariamento-bis, visto che già nel 2011, quasi tre mesi prima di essere nominato presidente l’avvocato genovese era arrivato a Livorno con il bastone di commissario.
Stante il curriculum di alto dirigente ministeriale, una nomina – commissariale o no – nel segno della continuità potrebbe essere quella di Massimo Provinciali, attualmente numero due dell’Authority come segretario generale dell’era Gallanti.
GLI ALTRI TASSELLI DEL PUZZLE. Ma stavolta non bisogna tener d’occhio solo il centro del palcoscenico. Uno: c’è da capire se Collesalvetti farà in tempo a ritrovarsi inserita all’interno della geografia dell’Authority livornese: tredici anni fa capitò con Capraia proprio in extremis, e stavolta stiamo parlando di un Comune il cui sindaco (Lorenzo Bacci) è anche il numero uno del Pd territoriale. Due: Gaetano Guarente, sindaco di Capraia Isola, è in questi giorni a Livorno a moltiplicare i contatti, proprio lui che nel 2003 mise in circolo il nome di Bruno Lenzi sul quale poi si scatenò la bufera politica per mesi e mesi.
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IL REBUS A CINQUE STELLE. È però soprattutto alle mosse del mondo dei Cinque Stelle e del sindaco pentastellato livornese Filippo Nogarin che bisogna guardare. In casa M5S ne sono consapevoli, se è vero che Alessio Batini, consigliere comunale M5S attento a quanto si muove in porto, posta su Facebook un messaggio in cui prende di petto la questione Authority ma senza fare nomi: «Stiamo lavorando per trovare una terna seria e professionale per la governance di Autorità Portuale». E aggiunge: «Questa è la decisione forse tra le più importanti che prenderemo riguardo al porto durante tutto il nostro mandato, Anche se la scelta non dipenderà solo da noi penso che come amministrazione dobbiamo dimostrare serietà e professionalità per differenziarci dal passato».
L’ultimo capoverso del post è un messaggio ai livornesi (e forse più ancora all’interno dell’universo M5S): «Dico solo questo: da come ci giochiamo questa carta , potrete capire fino e dove possiamo arrivare, Potrete capire se meritiamo fiducia oppure no. State con noi!».
NOGARIN E IL BLITZ DI GUARENTE. Il sindaco Nogarin può tentare un blitz come quello che fece il capraiese Guarente tredici anni fa? È difficile da credere: Capraia era sì un piccolo comune che solo da pochi giorni aveva acquisito lo status per poter avanzare allora una candidatura alla presidenza dell’Authority livornese, ma poteva contare sul gioco di squadra con il ministro di allora, Altero Matteoli, che aveva in mano sia buona parte dell’iter di nomina che l’eventualità di spedire un commissario. Non è così adesso: a meno di non voler immaginare che il ministro Lupi (Ncd), esponente di punta in un governo a guida Pd, possa allearsi con un sindaco grillino per mandare all’aria quel che vuole il governatore (Pd) della Toscana.
Sta di fatto che l’ipotesi commissario sembra la più probabile. Quasi dappertutto – anche nelle altre città portuali – la dànno come scontata. Consentirebbe anche al M5S di salvarsi l’anima gridando all’esproprio della volontà popolare. Proprio mentre ci sarà da votare per la Regione, che nel frattempo potrebbe aver sostituito i poteri del Comune per la variante anticipatrice che consente l’ultimo ok per il Prg del porto.
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