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Il loro odio contro la cività

di FERDINANDO CAMON

di FERDINANDO CAMON Hanno fatto una strage nella sede di un giornale di Parigi, tre islamici jihadisti. Hanno sparato su tutti quelli che incontravano. Han lasciato per terra una decina di morti. Poi...

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di FERDINANDO CAMON

Hanno fatto una strage nella sede di un giornale di Parigi, tre islamici jihadisti. Hanno sparato su tutti quelli che incontravano. Han lasciato per terra una decina di morti. Poi sono usciti senza correre, hanno seguito un poliziotto abbattendolo con due colpi, e freddandolo con il colpo di grazia. Il tutto con calma, segno che erano padroni della situazione e dei loro nervi.

La prova del nervosismo in queste azioni convulse sta di solito nell’alta frequenza del fuoco: più nervosi sono quelli che sparano, più intenso è il ritmo del fuoco. Di solito a raffica. Qui no: sparavano in prevalenza colpi singoli, mirati. Dando prova di lunga preparazione e di alto addestramento.

Nel breve inseguimento del poliziotto lungo il viale, ripreso da un video, gli stragisti seguono il fuggiasco alle spalle, a distanza sempre più ravvicinata, e quando l’uomo cade sul fianco sinistro e si sdraia sulla strada, loro gli s’accostano con i mitra puntati, lui si gira e li guarda tendendo la mano destra come per invocare o proteggersi, uno di loro gli spara con calma un colpo alla testa.

Poi tornano alla loro piccola Citroen nera, parcheggiata in mezzo alla strada con le porte spalancate, e vanno via. Incroceranno l’auto della polizia, sopraggiunta con buona rapidità. La crivellano di colpi.

Non sono islamici jihadisti infuriati per qualche ragione improvvisa, che tentano un’azione impulsiva e maldestra. Sono terroristi organizzati e preparati. Hanno eseguito un’azione di rappresaglia e di vendetta, progettata bene. Odiano l’Occidente, l’Europa, soprattutto la Francia, e soprattutto quel giornale, “Charlie Hebdo”.

Perché? Si sentono oltraggiati, come se qualcosa di turpe avesse profanato quello che per loro è sacro e intoccabile: qual è la cosa turpe, qual è il valore intoccabile? Son venuti per eseguire una sentenza già emessa, ed era una sentenza di morte: cos’era che meritava la morte?

Hanno gridato, secondo una testimonianza: «Vendicheremo il Profeta». Dunque per loro il Profeta era stato offeso. Quel settimanale satirico aveva pubblicato la mattina stessa una vignetta contro il califfo al Baghdadi.

È appena cominciato l’anno nuovo, e i potenti fanno i loro auguri. Anche il califfo: augura «Buon anno e buona salute a tutti». Certo, un tagliagole che augura buona salute è sarcastico.

Ma la domanda è: è qui l’oltraggio all’islam, vendicando il quale i terroristi sentono di vendicare il Profeta? In passato, nel 2006, lo stesso giornale era stato oggetto di minacce e rappresaglie perché aveva pubblicato vignette direttamente riferite a Maometto: che nella barba nascondeva bombe. Allora una parte, magari piccola, dell’opinione mondiale aveva detto: «Non insultare la religione degli altri», se per loro il Profeta è ispirato dal loro Dio non farlo ispirato dal diavolo. Se fai questo, gli sputi addosso. Si può discutere, ma si può anche capire.

Nel 2011 lo stesso giornale aveva nominato Maometto direttore responsabile, perché dedicava un numero alla Sharia. Come risposta degli islamici, una bomba distrusse la redazione. Una. bomba in un giornale è sempre un crimine contro la libertà. Una società con la stampa spaventata dalle bombe è una società oppressa.

Ma anche qui c’era un problema: gli islamici non tollerano le beffe contro le loro figure sacre, non sono come i cristiani, che di ironie sulla Sacra Famiglia ne ingoiano ogni giorno. La blasfemia va evitata anche quando è tale per gli altri e non per te.

Ma del califfato, e in genere della religione che taglia le gole ai prigionieri occidentali, non solo non si può farne un tabù e chiedere rispetto, ma vale l’inverso: chi lo considera portatore di una storia positiva e sacra e intoccabile può vivere e lavorare a Mosul ma non certo in Europa, non in Francia, non a Parigi.

Questi fanatici jihadisti che hanno fatto la strage non sono nemici di Parigi o della Francia, ma della civiltà. Non stanno bene in Europa. Non dovevano entrare.

È colpa nostra, se sono qui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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