Gioco
Il malore a cena, il 118 poi la corsa verso Roma
Alle 21,12 la richiesta di aiuto a Grosseto, ma l’ambulanza è rimandata indietro Volevano portarlo in Lazio dal suo cardiologo, una perdita di tempo fatale
MAGLIANO IN TOSCANA. «Ci serve un’ambulanza, per il signor Daniele Pino. Ha perso i sensi, poi si è ripreso. Soffre di cuore». Erano le 21.12 quando la telefonata è arrivata alla centrale operativa del 118. L’operatore ha sentito quella voce scossa, all’altro capo del telefono. Non ha fatto mente locale, non ha pensato che il signor Daniele Pino fosse proprio Pino Daniele. Ha fatto uscire immediatamente un’ambulanza che ha messo le gomme sulla strada da Orbetello, per arrivare alla villa di Magliano in Toscana scelta come buen retiro ormai da dieci anni da quell’uomo che ha fatto uscire il blues dalle sue vene per farlo passare nelle sue dita che accarezzavano le corde della chitarra.
L’ambulanza ha imboccato la strada verso Magliano. Alle 21.25 l’ambulanza a sirene spiegate, con un medico e il defibrillatore a bordo era già vicina alla casa di Pino Daniele. La dottoressa che era a bordo ha richiamato quel numero di telefono che aveva dato l’allarme per trovare quella casa immersa nel verde il più velocemente possibile. «Ma chi ha risposto al telefono - spiega Robusto Biagioni, responsabile del 118 di Grosseto - ha detto che Pino Daniele aveva deciso di andare a Roma, all’ospedale Sant’Eugenio, dove c’era il suo cardiologo di fiducia». L’equipaggio è tornato indietro, alle 21.31 il medico ha chiuso l’intervento. Il cantautore, insieme alla moglie a un suo collaboratore era già per strada, lanciato a velocità sull’Aurelia in direzione Roma. Quando è arrivato all’ospedale per lui non c’era più nulla da fare. Era già morto, in quella città dove ieri mattina si sarebbe dovuto sottoporre ad altri accertamenti, per quel cuore ballerino che da anni non gli dava tregua. Che non riusciva a trovare quelle dodici battute ripetute in sequenza che facevano da trama alle sue note blu. Questa mattina si aprirà la camera ardente all’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Domani, dopo i funerali al santuario del Divino Amore, le ceneri saranno portate al Maschio Angioino a Napoli.
Pino Daniele non stava bene dalla notte di Capodanno, da quando aveva cantato a Courmayer. Era freddo, ma la sua musica gli aveva fatto compagnia per tutta la sera. Poi era tornato in Maremma e quando è arrivato vicino alla tenuta di Magliano, aveva voluto far sapere a tutti che era arrivato a casa. Finalmente. Lo aveva scritto su Twitter, postando una foto di quella strada che probabilmente non ha fatto in tempo a percorrere all’indietro.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10615900:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/01/06/news/maremma-l-ultimo-amore-1.10615900]]Domenica sera sarebbe dovuto andare a mangiare una pizza a Magliano in Toscana. C’era un tavolo prenotato per sette persone al Movie. Daniela, proprietaria del ristorante, ha ancora la voce che trema. «Era passato a prenotare - dice - e gli avevo chiesto come era andata a Courmayer. Mi aveva detto di aver patito un gran freddo». Un freddo che gli era entrato dentro e che era stato forse il presagio dell’ennesimo scherzo che il suo cuore rischiava di fargli. Domenica pomeriggio la compagna ha chiamato di nuovo per disdire il tavolo. «Sono venuti due ragazzi, il figlio della compagna e una figlia del cantante - dice ancora Daniela - a prendere le pizze da portare a casa». Erano le 20.30. Dalla pizzeria a casa la vita di Pino Daniele e dei suoi familiari ha imboccato una strada diversa da quella fatta da Courmayer per tornare in quel buen retiro dove da anni aveva trovato quella pace che aveva rincorso per tutta la vita.
Con gli amici, con la famiglia, con quei maremmani con i quali ha fatto un pezzo di strada. Michele Agostini è uno degli ultimi amici ad averlo sentito al telefono. «Non stava bene già dal pomeriggio - spiega - ma non è voluto rimanere a Orbetello, si fidava solo del suo cardiologo quindi ha chiesto alla compagna di portarlo a Roma». Una corsa disperata, contro il tempo. Pino Daniele è arrivato all’ospedale Sant’Eugenio alle 22.40, dopo che sull’Aurelia la sua auto ha dovuto arrestare la corsa per una gomma forata. Il tempo correva mentre si sarebbe dovuto arrestare per permettere a quel cuore di resistere ancora un po’. Achille Gaspardone, direttore del reparto di Cardiologia all'ospedale Sant’Eugenio di Roma, ha sottolineato alcune incongruenze. «Dopo 30 minuti dalla richiesta di soccorso per Pino Daniele - spiega - l'ambulanza non era ancora arrivata. Ma è stata una sua espressa volontà venire qua».
Parole che sono state smentite dalle telefonate registrate dalla centrale operativa del 118. In 19 minuti l’ambulanza è partita, quasi arrivata, e tornata indietro. Pino Daniele voleva farsi visitare a Roma, dal cardiologo che conosceva il suo cuore ballerino. Quando la macchina si è fermata davanti all’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale, Pinuzzo era già morto. Le manovre di rianimazione sono state tentate lo stesso. Ma non c’è stato nulla da fare. E ieri, in Maremma, la domanda che tutti si ripetevano era la stessa fatta anche da uno dei sei fratelli di Pino. Se fosse andato a Grosseto, si sarebbe potuto salvare? A questa domanda, forse, nessuno potrà mai rispondere.
@francegori
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