Gioco
Idea di Eni: alla raffineria uno stabilimento di Gnl
Livorno, i sindacati: «L’azienda deve darci tutti i dettagli del piano sul gas naturale». Sulle aree ex Spica richiesta a Nogarin: «Chi pagherà le bonifiche? Per i nuovi insediamenti sarebbe il caso di pensare anche alle aree al di là della Variante»
LIVORNO. C'è un progetto, anzi uno studio, sul tavolo del management romano di Eni che prevede una riconversione della raffineria di Livorno in un centro di lavorazione e distribuzione di Gnl, il gas naturale liquefatto, con cui nel prossimo decennio saranno alimentate le navi e in futuro sarà alimentato anche l'autotrasporto.
E' un'ipotesi, per adesso, che potrebbe dare una prospettiva di lungo termine ad uno stabilimento che da tempo è in bilico.
Ora Cgil, Cisl e Uil su quell'ipotesi chiedono approfondimenti. E il supporto delle amministrazioni comunali di Collesalvetti e Livorno.
La notizia è stata accennata al tavolo col viceministro De Vincenti. «Vogliamo che Eni ci illustri il piano concreto sul Gnl e vogliamo conoscere anche la situazione attuale della raffineria, le problematiche dello stabilimento di Stagno - dice Maurizio Strazzullo -. Questo passo presso l'azienda dobbiamo farlo noi sindacati da soli o lo facciamo tutti insieme con le istituzioni locali?».
E' il confronto, il dialogo l'elemento su cui insistono Cgil, Cisl e Uil. «Il viceministro De Vincenti sta lavorando per portare un importante soggetto del settore automotive nelle aree ex Trw - continua Strazzullo -. Gli diciamo di no? Noi diciamo di sì, assolutamente, ma l'amministrazione? Pensa solo all'aerospazio e alla robotica come viene annunciato o è aperta anche ad altre soluzioni?».
Sulle aree ex Spica Strazzullo, Pardini e Orlandi sono tranchant: basta slogan. «Con quali soldi si comprano le aree ex Spica? E' stato risolto il problema delle bonifiche? Chi paga? La Fiat, la Delphi, la Trw? Se l'amministrazione crede che siano i cittadini a dover pagare, troverà il nostro no. Siamo sicuri che palazzo civico avrà verificato e dunque avrà già le risposte ai nostri dubbi, ma non c'è stato un confronto e le risposte nessuno le conosce. E allora perché non si parla delle aree al di là della Variante come soluzione alternativa?».
«Per le nuove aree industriali non si può non ripartire da una Spil recuperata al suo ruolo originale dopo essere stata mortificata ad agenzia immobiliare - chiude Pardini -. Le istituzioni locali convochino subito un tavolo ristretto con Spil, Cgil, Cisl, Uil, Confindustria e definiscano le aree disponibili di Spil e da lì si individuino i settori strategici su cui puntare».
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