Il Tirreno

Livorno

A Viareggio il suo blues in onore delle vittime

di Corrado Benzio

Aveva scoperto la Toscana giusto un quarto di secolo fa. Reduce dal primo intervento al cuore, nel 1990 Pino Daniele era sbarcato a Viareggio, dove viveva e lavorava Mimmo D’Alessandro

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Aveva scoperto la Toscana giusto un quarto di secolo fa. Reduce dal primo intervento al cuore, nel 1990 Pino Daniele era sbarcato a Viareggio, dove viveva e lavorava Mimmo D’Alessandro. Il promoter del Summer Festival, napoletano come Pino, gli faceva da manager. Lo trovavi a pranzo da Fappani sul lungomare e a cena nelle mille trattorie cittadine. In quegli anni il cantautore viveva a Formia, non lontana da Napoli, dove era la sua anima, ma neppure da Roma, dove era il lavoro. In Versilia girò anche un video con l’amico Troisi.

Poi scoprì la Maremma e fu (grande) amore a prima vista. Sul motivo D’Alessandro ci scherza su e la mette facile: è impossibile non innamorarsi della Toscana. Soprattutto se si tratta della Maremma, non ancora ferita dal cemento come il resto della costa tirrenica e con una schiettezza di fondo che si è ormai persa fra gli aristocratici vigneti del Chianti e nelle ville dei nobili che circondano Lucca.

Pino Daniele, l’uomo che ha rinnovato la musica napoletana, è stato poi irretito, quasi banalmente, dal genius loci toscano. Sting produce vino nel Valdarno, Gino Paoli sopra Piombino si diletta d’olio d’oliva, Zucchero in Lunigiana quando torna dalle tournèe alleva agnelli. Nessuno sta fermo quando incontra la terra di Dante e Leonardo, memori che il Genio di Vinci sapeva fare tutto e che il Buontalenti, grande architetto alla corte dei Medici, aveva inventato anche il gelato. Pino Daniele era uomo di mare e così nell’estate del 2013 diventò anche bagnino, nel senso che aprì sul mare di Orbetello il Tuscan bay, intrigante stabilimento balneare dove ha portato a cantare ogni genere di musicman. Anche qui, nelle vesti di bagnino, era in buonissima e vasta compagnia. Gigi Buffon ha la Romanina sulla costa apuana, Paolo Brosio aveva il Twiga in Versilia insieme a Marcello Lippi. Gente strana questi artisti. Chi va in Provenza si ferma a dipingere, immaginandosi novelli Cezanne e Matisse.

La Toscana non è fatta per contemplativi, per uomini amanti dell’ozio. Pino Daniele lo aveva capito e si era subito adeguato, senza sforzo.

Era amato, coccolato, ma riamava. Nel 1979 quando uscì «Je so’ pazzo» era inquadrato come un ribelle (Masaniello è tornato, recita una strofa di quel capolavoro). Je so’ pazzo e...non ci scassate ’o cazzo, finiva la canzone. Quel «cazzo» che colpi come un cazzotto, tanto era forte 35 anni fa. Il napoletano non più ragazzino che prende casa a Magliano è decisamente più in pace con sé stesso e con il mondo. E’ cambiato quell’universo che quando inizia a comporre e cantare per lui è tutto «Terzo Mondo». Napoli come altrove.

La sua Maremma era prima un rifugio, turris eburnea (come Puccini definirà Torre del Lago, ma amando anche la Maremma dove si rifugiava per comporre e cacciare). Poi diventerà la sua dimora definitiva. Non solo da vivo. Non tornerà a Napoli, come l’amico Troisi (e prima ancora il grande Totò), ma ha voluto essere seppellito da noi. Come ha già deciso un grande artista (vivissimo) come Fernando Botero. Case in tutto il mondo (da Montecarlo a Manhattan) ma la sepoltura già decisa a Pietrasanta.

Pino Daniele non si è mai risparmiato per questa terra. Ha cantato, inatteso, alla festa della Banca di Maremma. Per tre volte si è esibito sul palco di piazza Napoleone a Lucca. Ha partecipato a Festambiente al parco dell’Uccellina, ha ambientato in un vivaio grossetano il video che celebrava i 30 anni di Yes, I know my way. Nel 1992 ha ripreso gli show dal vivo dopo la malattia, cantando alla vecchia Bussola di Focette. Ma soprattutto si è esibito in quel terribile luglio del 2009 allo stadio dei Pini di Viareggio. Con Sting e Zucchero, Jeff Becks e Bocelli ha voluto partecipare a quella Woodstock-Spoon River che fu il grande concerto in ricordo delle vittime della strage alla stazione.

Ecco, fra i tanti fans che saranno alla sepoltura non dovrebbero mancare quei viareggini che lo videro per la prima volta scoprire la Toscana. E se lo sono ritrovati accanto nei giorni del dolore. Per l’amore e il rispetto che ha portato a noi (gente non facile, viva ma scorbutica, persino urticante ) dovremmo essere tutti al funerale. Pino Daniele lo merita. Oh yeah.

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