Via Foscolo? Macché, è la partenza della Parigi-Dakar
Livorno, i residenti protestano con ironia per le troppe buche nella strada. "Sono anni che attendiamo il rifacimento dell'asfalto". E così sotto la segnaletica spunta un cartello...
Livorno. L’ironia dei livornesi non ha limiti. Ma anche la pazienza degli abitanti di via Ugo Foscolo non è da meno. Per rendersene conto basta guardare il fondo stradale. Buche profonde anche 20 centimetri e manto sconnesso sono la normalità. Meno male che il Comune, da un po' di tempo, è corso ai ripari. Un bel cartello prescrittivo, proprio all’imboccatura Nord della strada, impone di non superare i 10 Km/h, o se preferiamo i 2,8 metri al secondo.
Facendo un po’ di conti della serva, non è difficile constatare che se un comune mortale, in auto, moto o bicicletta, volesse rispettare l’imposizione per percorrere gli 840 metri, di via Ugo Foscolo, che collegano via delle Sorgenti a piazza Dante occorrerebbero 5 minuti stecchiti. O se preferiamo 300 secondi. Più o meno quanto impiega un cittadino per sedersi a un bar, ordinare una tazzina di caffè o un cappuccino, pagare il conto e salutare il barista. Oppure Fernando Alonso a percorrere l’equivalente del tratto di strada da Livorno da Pontedera. Come se non bastasse, pensiamo per ulteriore tutela dei cittadini, è stato aggiunto pure il segnale di pericolo di dossi. In questo caso, molto probabilmente, tenendo conto che la strada è perfettamente pianeggiante e dritta, forse si è pensato di agire in maniera preventiva, nella malaugurata ipotesi che qualche sfortunato pedone o ciclista potesse cadere in qualche buca e scomparire così dai “radar” di automobilisti in transito. Spiegazioni diverse, tenendo conto delle velocità imposte, non ne troviamo. Inutile sottolineare le proteste quotidiane di tanti cittadini per questo stato di cose, che ormai si perpetua da anni. Ed è alleviato ogni tanto, da qualche palata di catrame che non risolve il problema e appare come un palliativo, bello e buono, per gettare un po’ di fumo negli occhi.
Qualcuno, per contestare in maniera ironica la questione ha pensato bene di aggiungere un terzo cartello: “Partenza della Parigi Dakar 2015”. Una corsa che, come sappiamo, non si corre su un biliardo. A pensarci bene forse era meglio non specificare l’anno. E, attingendo dal libro “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez, aggiungere: le parole che il Capitano rivolge a Fiorentino Ariza: “Fino a quando crede (in questo caso credete) che possiamo continuare con questo andirivieni del c..zo”. L’ultima considerazione riguarda i passaggi pedonali. L’unico presente è a metà della strada, a trecento metri dall’entrata dell’asilo nido. Per genitori con in collo i loro bambini costretti attraversare la strada, se parcheggiano l’auto sul lato opposto, una situazione di oggettivo pericolo. O forse no! Tanto chi di dovere avrà pensato che a 2,8 m/s l’occasionale automobilista in transito ha tempo di riflettere e osservare bene, frenare tranquillamente e eventualmente scambiare anche qualche parola con il pedone.
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