Il Tirreno

Livorno

Denuncia per il pronto soccorso

di Manolo Morandini

Cecina: si rivolge ai carabinieri per l’assistenza riservata alla suocera di 79 anni affetta da Alzheimer

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CECINA. «Pronto, carabinieri? Venite subito al pronto soccorso». È il personale sanitario ad alzare la cornetta. All’interno c’è una signora armata di smartphone che con la videocamera ha intenzione di immortalare le condizioni in cui si trovano i pazienti. E tra questi la madre di suo marito, 79 anni affetta da Alzheimer, con febbre alta da una settimana, trasferita in ambulanza da Castiglioncello. Ma quando i militari arrivano le parti si invertono. Patricia Marconi è esasperata. Chiude il telefono, tira il fiato e mostra la scena. Poi si premura di sporgere denuncia contro l’Azienda sanitaria per i tempi d’attesa «disumani» e «il trattamento riservato agli anziani».

La signora Patricia con la suocera sono entrate nella struttura sanitaria alle 17 del 3 gennaio per uscirne alle 5 del mattino successivo. Con l’intermezzo dell’arrivo di una pattuglia dei carabinieri verso le 21,30. «Dopo più di due ore non l’avevano ancora guardata eppure non c’erano urgenze e non ci sono state in tutto quel periodo – racconta Patricia –. Solo perché ho iniziato a protestare dopo più di tre ore le hanno messo una flebo». E le fa eco il marito Fabio: «Non vogliamo dare la colpa a medici e infermieri in servizio, ma a chi ha scelto di fare i turni con un’evidente carenza di personale. È chiaro che siamo tutti esseri umani e con lo stress e la fatica ci possono stare anche atteggiamenti esasperati».

Il quadro lo traccia la nuora della signora di 79 anni. E lo fa dopo un tour de force di dodici ore al pronto soccorso di Cecina. Dodici ore che danno già la misura di una struttura in affanno. «Specie per gli anziani, che spesso stanno molte ore in attesa senza neppure poter mangiare o bere le condizioni sono disumane – racconta –. Nel caso della mia suocera ho dovuto chiedere io delle garze per bagnarle le labbra con dell’acqua dopo più di due ore che era stata lasciata su una sedia a rotelle. Tra l’altro lei non si può neppure muovere dal collo in giù». E aggiunge: «Nella stessa giornata ho incontrato pazienti che sono entrati alle 10 del mattino e usciti a mezzanotte».

La signora Patricia nel raccontare dice di avere ancora impresse le immagini degli anziani lasciati per ore senza alcuna cura e costretti a sentire le proteste perché incontinenti o per aver vomitato».

Provano ad alzare la voce e raccontare la loro odissea nella speranza che il servizio possa migliorare. «Se le persone tacciono alla fine non cambia niente e si può solo finire di male in peggio», afferma il signor Fabio. Che per dare la misura degli effetti dei tagli aggiunge: «Il medico ha avuto difficoltà a leggere il referto perché nella stampante era finito l’inchiostro e non c’erano le cartucce di ricambio».

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