Gioco
Sbarca in Giappone l’ultra-robot nato allo Scoglio della Regina
Filo rosso tutto labronico al workshop di Tokyo. È la nuova frontiera high tech che fa sognare il mondo
LIVORNO. Le immagini dello Scoglio della Regina, sede del Centro di Ricerca sulle Tecnologie del Mare e sulla Robotica Marina, scorrono sullo schermo del proiettore, in uno dei saloni delle conferenze dell'università Waseda di Tokyo. A commentarle, davanti a un centinaio di studiosi, la prof. Cecilia Laschi, della Scuola Superiore di studi universitari Sant’Anna.
I fotogrammi, di uno scorcio suggestivo della nostra città sono i titoli di coda di uno studio presentato dalla studiosa – piombinese di nascita ma livornese d’adozione – sulla “soft robotics”: hardware flessibile sul tentacolo del polpo. Quello nella capitale nipponica, sulla robotica ad altissimi livelli, è un appuntamento annuale alla quattordicesima edizione. A idearlo, quattordici anni fa, è stato un altro livornese: lo scienziato-ingegnere Paolo Dario, anch’egli della Scuola Superiore Sant’Anna, insieme al collega Takanishi, dell’università Waseda. Due eminenti e lungimiranti studiosi a livello mondiale.
A sponsorizzare l’evento, proposto qualche giorno fa, è stata l’ambasciata italiana di Tokyo e a presentarlo l’ingegner informatico Gabriele Trovato, ex studente del liceo Cecioni e dell’Università di Pisa e, benché livornese dalla testa ai piedi, ormai di casa a quelle longitudini dove ha conseguito tra l’altro il dottorato in biorobotica .
«Sono una specie di ambasciatore del Giappone, o meglio dell’Università Waseda, nel mondo. Ed allievo del professor Takanishi», dice il giovane studioso labronico. Lui è uno dei tanti nostri fantastici e geniali giovani che, per esprimere il loro talento, hanno dovuto emigrare verso lidi lontani. In ossequio a quella che viene definita fuga di cervelli. O meglio: di cervelli costretti alla fuga.
Ma torniamo alla “soft robotics”, per tanti un’illustre sconosciuta e per la professoressa Cecilia Laschi il pane quotidiano: «È uno dei temi di ricerca in robotica più attuali. In enorme crescita in tutto il mondo, con studi svolti presso le maggiori università come l'Mit, Harvard, Tokyo e molte altre. La “soft robotics” ha avuto un forte impulso dalla ricerca svolta nel nostro istituto. In particolare dal progetto che aveva come obiettivo lo studio del polpo comune, sviluppato a Livorno nel nostro laboratorio presso lo Scoglio della Regina. Nella comunità robotica mondiale, la “soft robotics” è associata al nostro istituto, al mio gruppo, e a Livorno».
Su questo palcoscenico internazionale della robotica d’avanguardia i protagonistisono in buona parte livornesi o legati all’esperienza del centro di ricerca di Livorno: uno spicchio di futuro in mezzo a una cittò in difficoltà.
Dalla prof. Laschi, inoltre, arrivano alcune precisazioni su un progetto, suggestivo e ambizioso: quello di costruire un robot in grado di guidare una barca a vela da solo.
«L'esempio della vela rappresenta, a mio avviso, un paradigma ideale – afferma la studiosa – per spiegare cosa i robot dovrebbero essere in grado di fare in futuro. Un compito senso-motorio complesso».
Per Laschi solo il sapersi muovere in una barca a vela in movimento rappresenta una sfida della robotica: «Al tempo stesso lo sono le capacità cognitive per elaborare molte informazioni per decidere le manovre da compiere. Riuscire a far acquisire a un robot almeno un sotto-insieme di queste capacità è una sfida interessante».
Ma torniamo alle altre tematiche affrontate nella giornata di studio nell’Università Waseda. A fare da fil rouge il "robot co-worker", ovvero il concetto di robot, inteso come collega o aiutante di lavoro quotidiano. Un argomento con proiezioni innovative d’avanguardia: anticamera geniale e “rivoluzionaria” della società del futuro.
Oltre un centinaio gli intervenuti: studiosi giapponesi ma anche italiani di Cassino e Catania. Ed esponenti dell'industria nipponica e anche italiana. Tra loro maestranze della filiale milanese della Microelectronics e non solo. E, in qualità di spettatori, interessati e propositivi, cinesi e egiziani.
Durante la conferenza della prof. Cecilia Laschi, a stuzzicare la fantasia dei presenti e la loro voglia di conoscere, è stata qualità e localizzazione della ricerca: in un ambiente a stretto contatto con il mare. L’ideale per sperimentare, senza eccessivi problemi, l’uso di robot subacquei, utili, tra l’altro, per il monitoraggio di acque e coste. Robot che potrebbero trovare applicazione, nel mare a ridosso della centrale nucleare di Fukushima, per analizzare lo stato di quelle acque radioattive. Italia e Giappone, non lo diciamo noi, hanno tante cose in comune.
Tra queste, pur con frequenze e intensità diversificate, i potenziali terremoti e di vulcani attivi o appisolati da anni. Monitorabili anche al loro interno con particolari robot, di cui i giapponesi sono all’avanguardia planetaria e per questo in grado di darci una bella mano per prevenire eventuali disastri. L’eruzione del Vesuvio, del 79 dopo Cristo, e la distruzione di Pompei docet.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
