Il Tirreno

Livorno

Il nuovo presidente Provinciali: «Entro giugno porto 2000 sarà privata»

di Giulio Corsi
Il nuovo presidente Provinciali: «Entro giugno porto 2000 sarà privata»

Il leader: «Dal 2016 Livorno potrà stabilizzarsi a 1.2 milioni di crocieristi»

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LIVORNO. Massimo Provinciali, segretario generale dell’Autorità Portuale e dal 31 dicembre 2014 presidente pro tempore di Porto 2000. Quanto durerà questa reggenza?

«L'assemblea ha deciso che il consiglio di amministrazione, non solo il presidente, resterà in carica fino alla prima assemblea dei soci successiva alla cessione delle quote. La settimana dopo il passaggio della maggioranza ai privati sarà fissata un’altra assemblea nella quale decadremo».

Tradotto in mesi, quanto durerà questo percorso?

«La mia speranza è che si concluda entro quattro mesi, cinque al massimo».

A giugno dunque Porto 2000 sarà una società a capitale prevalentemente privato?

«Il mio obiettivo, e qui parlo come segretario generale dell’Authority, è questo: chiudere il processo di privatizzazione entro l’inizio dell’estate. Se la gara non darà problemi, ci riusciremo. D’altra parte nella seconda settimana di gennaio usciremo col bando, poi saranno i tempi tecnici a dettarci i passaggi, dalla presentazione delle offerte alla loro valutazione, fino alla due diligence. In 5 mesi ce la dovremmo fare».

A quel punto le quote come saranno suddivise?

«Al privato andrà il 66%. Noi e la Camera di Commercio ci terremo il 17% ciascuno».

Saranno due vendite separate?

«No, l’Autorità Portuale farà la gara anche per l’ente camerale. Via del Porticciolo ci farà una delega a cedere la quota che metterà sul mercato. Così sarà più semplice».

In maniera informale quanti hanno bussato alla porta finora?

«In maniera informale nessuno».

Ma l’interesse nel mondo portuale è alto verso la partita...

«Sì, c'è grande attenzione. A Barcellona, a settembre, molti operatori del settore si sono fatti avanti chiedendo quando sarebbe partita la gara. Tra questi anche alcuni armatori».

Veniamo al cuore di questa operazione: la valutazione di Porto 2000. E’ stato il principale motivo di contestazione da parte di chi si è detto contrario alla vendita ai privati, visto che il bando sarà pubblicato prima dell’approvazione del piano regolatore del porto e dunque della zonizzazione e della concessione di nuovi accosti alle crociere. Quale meccanismo di tutela del valore della società avete escogitato per non svendere Porto 2000 o regalarla come hanno sostenuto i critici?

«Attenzione: svalutazione significa che qualcuno paga poco una cosa che vale tanto. Noi abbiamo sempre detto che Porto 2000, così com'è, è una società concessionaria che ha una concessione che scade tra cinque anni: ebbene, il suo valore è determinato da questo».

E gli accosti all’Alto Fondale che il Prg portuale garantirà a Porto 2000 (seppur non totalmente in esclusiva) non sono parte del valore che la società si porta dietro?

«Ciò che non è l’attuale concessione, è tutto valore aggiunto, a partire dal fatto che sia in arrivo un Prg che potrà consentire un allargamento della concessione e tutto il resto. Il valore secco delle quote è chiaramente basato su ciò che ha in mano oggi Porto 2000, noi abbiamo chiesto tuttavia non solo il valore secco delle quote ma anche un piano di investimenti tarato sul fatto che di qui a breve Porto 2000 potrà utilizzare e fare importanti operazioni sulle aree previste dal Prg portuale».

A proposito: continua a vederne un’approvazione rapida dopo le polemiche politiche?

«Noi pensiamo che il Prg del porto sarà approvato a breve, perché alla fine - al di là di qualche iniziativa individuale - non abbiamo sentito nessuna contrapposizione all’approvazione del piano».

Dunque la strada che avete seguito per valorizzare ciò che il Prg portuale darà a Porto 2000 è rappresentata soprattutto dagli investimenti.

«Valore attuale, investimenti e chiediamo anche un piano aziendale tarato sul mantenimento dei posti di lavoro».

Traduciamo le parole in cifre. Quanto vale oggi la società e che valore di investimenti richiedete?

«Sul prezzo della società siamo alla valutazione di Kpmg: attorno ai 7 milioni, anzi un po’ meno perché è passato un altro anno da quando è stata fatta la stima dell’advisor e i sei anni di concessione di allora sono diventati cinque».

E gli investimenti?

«Confermiamo i 20, 25 milioni di cui si è parlato nei mesi scorsi».

Da presidente di Porto 2000, proviamo ad entrare nel business delle crociere. A mente fredda che è successo nel famigerato 2013?

«Credo che sia stato in parte un calo fisiologico, perché non è che certi picchi si possano mantenere con facilità. Ma in grossa parte credo che abbia influito anche una concorrenza chiaramente sleale che abbiamo denunciato più volte. Mi spiace usare un termine così netto, perché parlo di colleghi, ma la dimostrazione è che chi è andato altrove, si è trovato male e adesso sta tornando a Livorno».

Si riferisce all’utilizzo di banchine della Marina da parte del porto di La Spezia?

«Non solo: La Spezia ha utilizzato banchine militari e poi hanno venduto alle compagnie l’allestimento di un terminal passeggeri che non c'è. Noi ci lamentiamo perché facciamo sbarcare i crocieristi tra la calata Orlando e la cellulosa, loro fanno scendere i passeggeri sotto le gru e i carichi pendenti. Dopo aver promesso invece tappeti rossi...».

E poi c’è la componente distanza...

«Beh, certo non è indifferente per chi viene in questo territorio metterci un'ora di più per andare a Firenze e tornare. Possono provare a convincere i turisti con la crociera alle Cinque Terre, ma le persone vogliono venire a Firenze, Pisa, nei nostri territori. Le Cinque Terre sono bellissime, ma la natura uno la trova anche altrove, le bellezze toscane solo qui».

Che Livorno avesse questo vantaggio come porto della Toscana, le compagnie lo sapevano anche prima. Probabilmente la fuga del 2013 è stato anche un messaggio. Che lettura ne avete tratto per non farle scappare di nuovo?

«Ce l’hanno detto chiaramente sia a Miami che a Barcellona: gli armatori vogliono certezza degli accosti e un livello di servizi adeguato».

La prima questione l’avete risolta, ma i servizi...

«Abbiamo ancora qualcosa da fare ma dobbiamo farlo insieme alla città. Non possiamo farlo da soli, né come porto di Livorno né come Porto 2000: a partire dal collegamento tra banchine e centro città, tra banchine e stazione ferroviaria, tra banchine e Pisa. Altrimenti resta tutto in mano ai tour operator che caricano sui pullman i crocieristi e li portano all'outlet a fare la spesa».

Torniamo al bando: la tutela della minoranza nel nuovo statuto è stato uno snodo cruciale nel percorso per la privatizzazione. Cosa prevede in sintesi?

«Fino ad oggi, Authority e Camera di Commercio sono andate a braccetto, dimostrandosi soci pubblici molto dialoganti. Era chiaro però che aprendoci a un mercato fatto di privati, un po' di tutela pubblica andava garantita e nell'assemblea del 31 è stata inserita in statuto la necessità di maggioranze qualificate per una serie di interventi, dall’aumento di capitale, al cambio dell’oggetto sociale, all’arrivo di nuovi soci, al gradimento e alla prelazione dei soci pubblici in caso di cessione di quote. Diciamo che si è rafforzarto un po', in alcuni casi forse anche esagerando, il ruolo della matrice pubblica. Tra qualche anno potremo anche fare un passetto indietro, ma ora era necessario così».

A privatizzazione avvenuta e investimenti avviati, quali numeri può raggiungere il porto sul fronte del traffico delle crociere?

«Credo che Livorno - non in un anno, ma forse in due - potrà stabilizzarsi tra un milione e 200mila crocieristi e un milione e mezzo. Sempre che il mercato del Mediterraneo continui a tirare come ora...».

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Un milione e 200mila è oltre il record del 2012.

«Secondo noi è il livello minimo a cui deve puntare Livorno. Noi dobbiamo lavorare per essere pronti a questo».

Ma gli spazi, cioè le banchine, ci sono per sostenere un traffico di queste dimensioni?

«Ci sono tutte le banchine previste dal Prg portuale. E ci può essere qualcosa in più. Fra un po' si potrebbe fare anche un'altra riflessione sulla banchina 75. E poi bisognerà mettersi a tavolino e trattare con gli armatori. Se tutti vogliono venire il 10 agosto, è chiaro che gli accosti diventano un problema. Noi dobbiamo diventare un porto forte, anche un po’ presuntuoso. E dettare le regole alle compagnie anziché rincorrere gli armatori».

Sembra una critica alla gestione attuale...

«Assolutamente no. Noi speriamo in una società ancora più importante di quel che è oggi, ma con la consapevolezza che oggi Porto 2000 è una società viva. Che ha fatto tanto, ha pure perso, ma si è saputa riprendere. In questo senso, lo dico senza infingimenti, l'accanimento verso la figura di Piccini a noi è sembrato esagerato. Le critiche verso di lui sono state eccessive. Noi non volevamo segnare la fine di un’epoca, come è stato scritto. Stiamo semplicemente conducendo un percorso in cui è normale che la società sia gestita da un elemento neutrale, non da chi l'ha guidata per anni. Teoricamente avremmo dovuto nominare un commisario, ma anziché un estraneo è stato deciso che io potessi trovare il tempo per far da timoniere».

A proposito, non sarà facile conciliare i due ruoli...

«E’ un incentivo a velocizzare le procedure».

Tornando a Piccini, le critiche ingenerose di cui parla sono arrivate soprattutto dal vostro socio...

«Guardi, ad aprile si è registrato un accanimento diffuso verso Piccini, da più parti. Il presidente Gallanti non lo condivideva, secondo lui Piccini non era uno da cacciare, era uno che aveva lavorato bene pur avendo sofferto un periodo di crisi, e dunque lo ha sostenuto in perfetta solitudine forte del 72% dell’Autorità Portuale. Ma ad aprile gli accordi erano chiari: si va avanti fino al 31 dicembre, poi si cambia. Si sapeva allora che saremmo arrivati a fine anno con la gara alle porte e che questo processo era opportuno fosse guidato da una persona neutra. Quindi l’Autorità Portuale nell’ultima assemblea di Porto 2000 ha detto e fatto quello che aveva detto di voler fare».

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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