Il Tirreno

Livorno

Facciamo una raccolta firme per sartà subito ar 2016

di Claudio Marmugi
Facciamo una raccolta firme per sartà subito ar 2016

C'è chi vole uscì dall'Euro e chi dar 2015. Se l'anno prossimo sarà quello della "ripresa", andiamoci ar volo!

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È ‘n chioschino inusuale quello che è spuntato sur viale Italia l’artro giorno. Mentre un gruppo di cittadini raccoglieva firme per uscì dall’Euro-zona, accanto, un artro gruppo s’è messo a raccoglie’ firme per uscì dar 2015. Tutte ragioni legittime e nemmeno poi così tanto ‘n contrasto. Der resto, se uno vòle uscì da quarcosa di solito c’è la porta – per queste du’ ‘ose (Europa e Anno ‘n corso) no. Quindi ci vòle! Principalmente perché chi ci governa c’ha sempre la scusa pronta che l’anno bono per la ripresa è sempre “ir prossimo”, sicché, perché non saltà ogni volta a quello dopo, finché non s’azzecca vello giusto? Tra l’altro, a Livorno, con le tasse ‘omunali sarà un anno pessimo, dice, tra aomenti a sfà e tariffe ar massimo, per questo dé, molti ‘oncittadini non se lo sono fatti dì du’ volte. “ Sartà ar 2016? Ma anche ar 3016, guarda!”. Se passa la Riforma, ir giorno dopo Befana, mercoledì, invece di tornà a lavorà e alla routine quotidiana, si passerà direttamente ar 24 dicembre 2015 e si rinizierà le vaànze da capo, con tutte le feste ‘omandate una dopo l’artra. Certo, a guardà ir programma viene ir sospetto che il livornese scelga di catapultassi ‘n fondo all’anno non tanto per la politica ‘nternazionale o i flussi monetari planetari, quanto perché pòle festeggià a rottadiollo senza soluzione di continuità. Comunque, bon anno… Quarsiasi esso sia!

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No, dico, ma voi pensate di farcela? - di Paola Pasqui

No, io ve lo devo chiede' per forza. Dico: ma voi pensate di farcela nel 2015? Di farcela a accende' la televisione e sentì in esclusiva l'opinione di Ichino o di Sacconi relativamente a come sarebbe troppo meglio per incrementare l'occupazione che si licenziasse più o meno tutti a tappeto forché loro? Di aprire un giornale a caso e leggere che Emanuele Filiberto parteciperà a un divertentissimo reality coi vaìni del vostro canone? Pensate che riuscirete a sopportare di veder chiudere un altro museo (orchestra, fondazione, teatro, cinema storico, metteteci cosa vi pare) per far posto a bellissime sale giochi che fanno anche subito allegria specie nei centri storici? E se metti esce un nuovo cd di Gigi D'Alessio, se i Modà faranno i pienoni negli stadi, se Emma Marrone avrà un nuovo amore, se Renzi riragiona in inglese (seondo lui), voi come la prenderete? Farete gli indifferenti, aumentando a dismisura le pasticche per la pressione e rifugiandovi in letture di classici oppure comincerete a tirà le molotov anche se siete professori di filosofia in pensione la cui massima trasgressione è comprassi il loden blu invece che verde? Io non lo so come mi potrebbe prende', ve lo dio, ma ner dubbio ho allertato la mi farmacia di fiducia: che se rimango senza le pasticche io lo so che prima o poi mi 'omprometto.

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Rivoglio la ghioga e la baùtta - di Consalvo Noberini

 E’ 'nutile 'he faccia finta: a me questo linguaggio tenni'o, 'ommerciale, grobalizzante, angrosassone 'un mi garba e un mi ci so adattà! Sì, lo 'apisco che è la lingua der futuro, della tecnologia avanzata, de' rapporti interperzonali sempre più colorati di toner e meno d'emozioni e d'affetto diretto. E allora via via, come in una sorta di autoterapia perzonale senza ri'hiesta medi'a, io mi rifugio ner mi' passato ormai lontano. Quello der linguaggio semprice dove l'ingresso di 'asa era "l'entratura", lo sciallino di lana delle vecchie era "la baùtta", dove per riscardassi c'era 'r "cardano attaccato ar trabiccolo o ar prete". Dove la testa si 'hiamava "ghioga" o "chiorba". Dove a certe donne ni dicevano "culo a serva". Dove c'era' du' tipi di porpaccio: a "ciucciasedano" o a "buzzo di 'onigliolo". Dove le carie diventavano "denti baàti", ir moccolo ar naso erano "le 'andele", ir ponce era a vela e 'r corretto rumme e sassolino, dove 'r popolo pagava la pigione, dove l'herpes labiale era la febbre sorda,dove la stipsi erano le budella aggrovigliolate, dove l'operai la sera erano "stracchi morti", ir buio era "pesto" o "strinto". Tempi lontani ma felici. Bòn Anno!

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"Ma quest'anno lo fo davvero" - di Gino l'Asceta

Dai. Ci risiamo. Inizia l’anno e subito tutti a buttà lì una lista ‘nfinita di propositi: “Quest’anno smetto di fumà”. “Quest’anno inizio a fumà”. “Quest’anno mi do ar vegano”. “Quest’anno mi metto a dieta”. “Quest’anno vò in palestra abbestia”. "Quest’anno", come se solo dillo tre volte di seguito lo facesse diventà ufficiale. “Quest’anno cambio vita”. Le solite cose, anche anagrammate: “Quest’anno metto la testa a posto, testo la messa apposto, posto la messa ‘n testa”. Avanti così. E ci si ‘rede. Cioè, quando si dicono, proprio, siamo entusiasti, pare vero – se ci facessero la macchina della verità verrebbe fòri che siamo sinceri abbestia, oltremisura. Poi, di solito, nonostante tutto, ci si perde nell’intento. Come succede? Ve lo dio io: verso il 10/12 di gennaio, quando si vede che ner solito tran-tran della routine media ‘un cambia nulla, ci s’abbandona alle consuetudini e si riparte con “Ma da domani…”, che poi diventa: “Ma dar mese prossimo”, che sfoga in: “Ma quest’estate!”, che si tramuta in: “Ora, nell’inverno lo vedi…”, che ritorna puntualmente gli ultimi giorni di dicembre: “Ma ora che inizia l’anno…” e risiamo da capo. C’è da preoccupassi? No, è la vita. Menomale.

I sardi (saldi) visti dall'Inghilterra - di Vito Manfrè

Sì! Tremate! Vi scrivo dalla Patria dei Sardi. Ma no dei pastori che riempiano a sfà i Presepi di vesti tempi, ma l’Inghirterra, dove quando dici “Sardi” intendi… “Sconti”! Dovete vedé! A meno 5, tutti ‘n fila disciplinatamente (parola mai usata accanto a “fila” ‘n tutta la storia di Livorno) ‘n piena notte davanti a’ negozi, aspettando ir giorno (chi sdraiati tra le lattine di birra, chi sconvorti dar uischy). Ecco! Sono le 9.00 ‘n punto, si spalancano le porte: tutti scattano alla Bort e corrano dentro, “finarmente ar cardo”, penso io. Loro no, seee. Non sono lì per ir cardo: subito si buttano sulla roba, l’importante e’ che ‘un costi nulla o guasi nulla! E’ un via vai di gente che si misura vestiti, scarpe, pigiami, si spruzzano i profumi anco nell’occhi… E sorrisi da tutte le parti…. Sorrisi! “Sarà perché son briai fissi che ridano sempre?”, mi domando. No, fa parte del loro modo d’esse’. ‘Un e’ come a Livorno che all’apertura dei negozi ir primo giorno dei sardi (a caso, chi alle 9.05, chi alle 10.25, chi ar tocco e ‘n quarto) quando i primi clienti (e forse urtimi, visto che ‘un ci s’ha uno per fa due) entrano, i negozianti li guardano sfavati sperando che sgommino veloci, dopo avé comprato magari sette o otto paia di carzini già buàti (e se li ‘ompri: affari tua). Qui ‘nvece, se la merce è difettosa basta tornacci e ti restituiscano anco i vaini! ‘Un ci credete? Venite a vedé! Peccato che Harrods ‘un sia dietro l’angolo, dé!

 

 

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