Il Tirreno

Livorno

Eppure nessuno vuol alzare bandiera bianca

Eppure nessuno vuol alzare bandiera bianca

La strana statistica sui commercianti: mille guai per il presente, ottimismo (obbligato) per il futuro

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LIVORNO. Sul piccolo commercio cittadino piove una grandinata continua di guai: c’è da fare i conti con l’effetto boomerang della deflazione; c’è da reggere la pressione delle tasse e i rincari annunciati dalla giunta; c’è da contenere i contraccolpi del costante calo delle vendite al dettaglio da quasi sette anni, cioè da prima che la crisi choc arrivasse al di qua dell’Atlantico. Eppure i ricercatori di Unioncamere giurano di non aver trovato nessuno che abbia annunciato l’intenzione di alzare bandiera bianca: lo conferma il dossier del Centro studi della Camera di commercio, segnalando che è pari a zero la percentuale degli imprenditori del commercio che dichiarano di volersi ritirare dal mercato nell’arco dei dodici mesi successivi. Zero assoluto: che si tratti del piccolo bottegaio all’angolo, del supermercato di quartiere o del responsabile di un punto vendita della grande distribuzione. Non solo: l’idea di veder diminuire il giro d’affari di lì a un anno è uno scenario che neanche viene preso in considerazione. Basti dire che prevede un calo del giro d’affari meno di un piccolo negozio su 50. Tradotto: l’88,6% delle micro-ditte commerciali e il 96,1% della media distribuzione contano di rimanere “stabili”. Ipermercati e grandi supermercati sono ancor più ottimisti: chi immagina una crescita del fatturato entro un anno è il 57,4% (mentre il 42,6% si accontenta del fatto che le cose resteranno più o meno come adesso).

Tutto questo deriva dalla previsione che la nottata sia finita: parlando dell’andamento delle vendite nei tre mesi seguenti l’esercito degli ottimisti è di gran lunga più affollato della schiera di quanti temono un calo degli affari. Anche qui parlano le cifre: nel piccolo commercio di vicinato chi vede rosa è il 21,4%, due volte e mezzo quanti scorgono nun orizzonte nero e cupo. Nella grande distribuzione, figuriamoci: affari in aumento secondo i pronostici del 62,5% degli interpellati (meno del 4% ipotizza invece che caleranno).

Eppure tutto questo ottimismo sembra avere poche radici nella realtà del mercato che gli stessi operatori indicano parlando dei tre o dodici mesi precedenti. La differenza più forte è proprio fra i responsabili del settore ipermercati e dintorni: quando si parla degli affari di domani o dopodomani il 45-60% pensa positivo, quando gli si chiede di dire come sono andate effettivamente le vendite nel recentissimo passato, ecco che è proprio la grande distribuzione a segnalare guai nel 63-71% dei casi.

Certo, vorrà dire pur qualcosa se, rispetto all’anno precedente, fra le piccole botteghe rionali solo l’1,3% segnala affari in crescita e il 30,2% riferisce invece che il fatturato è andato all’indietro come i gamberi. E le cose si fanno ancor più pesanti se lo sguardo viene gettato all’indietro solo di tre mesi: le ditte dove gli affari sono andati male sono trenta volte di più di quelle in cui sono andati bene.

Ma questo strabismo dice qualcos’altro: non è una svista, semmai è la voglia di non mollare. Anche perché qualunque commerciante sa che se il pane non glielo dà il negozio, ormai difficilmente potrà sperare di andarselo a procurare come lavoratore dipendente, visto che quello sbocco occupazionale è in tilt. (m.z.)

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