Gioco
Deflazione, Livorno caso da record unico in tutta Italia
A trascinare giù l’indice del caro-vita sono soprattutto i prezzi in picchiata al distributore (meno 30% in 30 mesi)
LIVORNO. Anche l’ultima “fotografia” Istat lo conferma: in nessun’altra delle oltre trenta città del Bel Paese al di sopra dei 150.000 abitanti la deflazione morde alle calcagna l’economia quanto da noi.
Un mese dopo l’altro, a partire dal gennaio dello scorso anno fino al novembre scorso (ultimo dato disponibile), Livorno ha messo in fila una striscia di 11 mesi consecutivi in cui l’inflazione presenta il segno “meno”. Sempre per frazioni di punto – briciole dal punto di vista delle cifre statistiche – ma senza interruzione, quasi a indicare un trend ormai consolidato.
Ci lamentavamo quando l’inflazione galoppava a ritmi del 10% o anche del 15%, possibile che ora sia una tal jattura se scende sotto zero? È vero che, avendo alle spalle una lunga esperienza di rincari costanti dei prezzi, ciascuno di noi possa immaginarsi come un sogno il calo dei prezzi. E in effetti potrebbe essere innescato da una crescita della concorrenza o dell’efficienza: cose tutt’altro che negative. Ma la deflazione è un virus maligno perché, in realtà, crea l’aspettativa che in futuro si potrà comprare quella tal cosa a un prezzo inferiore e dunque invita a rimandare l’acquisto. Con una conseguenza: l’industria vende sempre meno e presto o tardi manda a casa i propri dipendenti.
Non è un un fulmine a ciel sereno, quest’andamento della deflazione: i report trimestrali del Centro studi della Camera di commercio raccontano che da 27 trimestri consecutivi le vendite al dettaglio hanno un andamento tendenziale annuo in calo.
Ma com’è che l’esperienza quotidiana del fare la spesa al mercato o al negozio sotto casa dice che è difficile trovare prodotti che costano meno? A dire il vero, se si guarda “dentro” i conti dell’Istat balza agli occhi che a trascinare giù gli indicatori e a inchiodarci su una inflazione “negativa” sono soprattutto due elementi: il settore comunicazioni e il settore carburanti.
Nel primo caso stiamo parlando evidentemente soprattutto degli effetti che la crisi sta avendo sull’uso dei telefonini e sulla caccia agli sconti fra gli operatori.
Ancor più evidente è la questione quando ci presentiamo alla pompa di benzina per fare il pieno. Sono passati appena due anni e mezzo dall’estate 2012, quando in alcuni distributori della nostra città si superavano i due euro per un litro di super. Adesso quasi ovunque il “borsino” del carburante indica quotazioni attorno all’euro e mezzo per ogni litro, anzi in molte pompe di benzina ormai siamo a 1,45 per la super e a 1,35 per il diesel. Con una diminuzione di quasi il 30% in 30 mesi.
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