Gioco
Nessun sequestro, nessun ferito: la notte senza botti di Livorno
La crisi ha cambiato le abitudini: tanti fuochi d’artificio privati (per sopperire a quelli pubblici), ma petardi e bombe spariscono
LIVORNO. Racconta Salvatore che quando trent'anni fa, da bambino, lasciò la Sicilia con i suoi per trasferirsi a Livorno, ogni anno la notte di San Silvestro gli pareva di tornare a casa: «Sembrava di essere ad Acireale dai missili che venivano sparati per l'ultimo dell'anno».
Non solo la notte del 31, per la verità. Fino a qualche anno fa, i botti iniziavano a farci saltare dalla sedia, anche in pieno giorno, già la settimana prima di Natale. E la storia proseguiva fino a Befana, con tanto d’imprecazioni per bimbi svegliati d’improvviso, cani spaventati, gatti che correvano a nascondersi come di fronte a un terremoto, pisolini interrotti.
Quest’anno no. Non solo i botti sono diventati cosa rara nei giorni precedenti e successivi a San Silvestro, ma anche la notte del 31, più che la Napoli della Toscana Livorno è sembrata una città della Val d’Aosta.
Soltanto una percezione? Quantomeno una percezione assai diffusa, se è vero che il fenomeno è stato notato in tutti quartieri, da Montenero a Shangai, dalla Venezia ad Ardenza. Dal porto - dove le navi ormeggiate, probabilmente per rispetto alla tragedia dell’Adriatico, quest’anno non hanno fatto fischiare le loro sirene come invece era sempre accaduto - alla Terrazza.
Certo, buona parte della percezione di un San Silvestro più calmo, sicuramente più sobrio, deve averla data soprattutto il fatto che siano mancati per la prima volta i fuochi d’artificio organizzati dal Comune, che fino all’anno scorso accendevano il cielo di Livorno, non solo davanti alla Terrazza dove venivano sparati, ma ovunque, considerato che erano visibili dai piani alti fin da Salviano, la Leccia e dalla stazione.
A sopperire ci ha provato Riccardo Ganni, titolare dei bagni Lido, che per la prima volta è andato oltre al classico cenone all’interno del ristorante e ha allestito un’enorme tensostruttura. A mezzanotte le centinaia di ospiti dei Lido sono usciti e si sono gustati cinque minuti di fuochi che hanno illuminato tutto il lungomare.
Belli, come quelli veri, seppur brevi, visto che i livornesi erano abituati a una raffica di almeno 25, 30 minuti.
Ecco, è stato l’anno dei fuochi privati (un po’ come è stato l’anno delle luminarie private, ne sono spuntate ovunque, più che mai, su terrazzi, finestre, giardini).
Anche alla Terrazza qualcuno se li è prodotti da solo, e l’ha fatto pure bene, come si vede nella foto in questa pagina. Gli occhi hanno ammirato molte più stelle in cielo, cerchi di luci, fuochi artistici, durati qualche minuto subito dopo la mezzanotte, rispetto a quanto hanno sentito le orecchie tra petardi, gessetti, magnum e bombe varie. Tanto che all’una alla Terrazza e nelle strade del centro e del lungomare dominava la musica più che i soliti colpi dei botti.
Solo un fatto di spending review, ci si chiederà? Anche. Ma come dice Marco Soldaini, in questo amarcord a fianco, si tratta anche di un fatto culturale. Probabilmente un mix dei due che ha cambiato le abitudini dei livornesi.
Non sarà un caso che per la prima volta quest’anno, nei giorni precedenti a San Silvestro le forze dell’ordine non abbiano effettuato sequestri di botti illegali in città. E che il pronto soccorso l’altra notte sia rimasto incredibilmente deserto. In viale Alfieri non si è registrato neanche un refertato per scoppio di petardi. Per trovarne uno bisogna andare fino a Cecina. E’ una bella notizia. Il lato positivo della crisi. Per capire se è un caso o una tendenza bisognerà aspettare 12 mesi. (g.c.)
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