Sicurezza
«Nell’inchiesta Eni, Cts spa non è coinvolta»
Livorno, il pubblico ministero ha inserito il legale rappresentante tra le parti offese, ora deciderà se costituirsi parte civile nel processo
LIVORNO. «Nell’inchiesta sui carburanti fantasma che sarebbero stati sottratti alla raffineria Eni la Cts spa è completamente estranea alle accuse. Nella sede di Livorno non è titolare di depositi o proprietà per lo stoccaggio del carburante». Lo ripete l’amministratore delegato della Compagnia Trasporti Speciali Genoveffa Bertani.
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Il nome della Cts spa viene fuori dalle carte dell’inchiesta sulla presunta banda degli autisti (sono 21 gli indagati) per i quali il pubblico ministero Massimo Mannucci ha chiesto il rinvio a giudizio che si discuterà a metà gennaio. Tra i nomi degli indagati, infatti, ci sono anche due dipendenti della società Valerio Moschin, 51 anni, e Walter De Federicis, 47. Entrambi sono accusati di associazione per delinquere. Si legge nel capo A della richiesta di rinvio a giudizio: «In qualità di dipendenti della Cts spa e responsabili del piazzale, consentivano il deposito del carburante illecitamente sotratto nei locali della società Cts ove avvenivano le operazioni di trasbordo del prodotto stesso».
Adesso la società, estranea all’inchiesta, potrà far valere le proprie ragioni davanti al giudice per le indagini preliminari. Il sostituto procuratore, infatti, ha inserito il legale rappresentante della società tra le parti offese, in compagnia dello stabilimento Eni di Stagno e della Siticem, le tre società che da questa presunta associazione per delinquere che poi rivendeva il carburante sottratto ai gestori di aree di servizio compiacenti.
I reati dai quali dovranno difendersi gli indagati, oltre all’associazione per m delinquere che viene contestata solo a un piccolo gruppo, è quella di appropriazione indebita.
Agli atti dell’indagine oltre alle intercettazioni telefoniche ci sono anche i risultati delle perquisizioni effettuate nel giugno scorso.
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