Il Tirreno

Livorno

L'analisi - Una festa al sapore di crisi, i fuochi calano del 35%

di Mario Lancisi
L'analisi - Una festa al sapore di crisi, i fuochi calano del 35%

Crollano le vendite, ora si acquistano dai cinesi e sono molto più pericolosi Il sociologo: notte frettolosa e indifferente, come fosse un obbligo burocratico - L'ARTICOLO

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A giudicare da come abbiamo congedato il 2014 e salutato il nuovo anno, non è che ci siano “sbottati” molto. Paradossale Capodanno, quello appena trascorso: i botti sono stati di meno che negli anni scorsi, i feriti invece di più. Come spiegare il paradosso? Molteplici le chiavi di lettura, e non una sola, quella economica, riflesso di una crisi che anche in Toscana non va oltre la crescita zero.

La diminuizione dei botti esprime anche uno stato d’animo rassegnato, senza aspettative per il futuro, negato al senso della festa collettiva, come spiegano sociologi e psicologi. Più depressi che pirotecnici, insomma. E perché non pensare infine anche a mutati stili di vita, a nuovi modi di far festa, ad una sobrietà consapevole?

Ecco allora che anche un rito tradizionale come Capodanno, apparentemente sempre uguale a se stesso, i botti, i feriti, le città consegnate al disordine degli oggetti infranti, può costituire la spia di come stiamo cambiando. Di anno in anno. Certo, la crisi. Anche sui petardi che rumorosamente scandiscono il passaggio degli anni, è piombata con suoi artigli acuminati la crisi economica e la spietata concorrenza dei cinesi con i loro prezzi stracciati e la qualità incerta dei prodotti. «Per diminuire i botti a Capodanno è servita più la crisi economica che le ordinanze ininfluenti dei sindaci. Il problema però è che il ricorso ai mercati clandestini abbassa la sicurezza. Si comprano meno botti, ma quelli acquistati sono spesso insicuri, pericolosi», sottolinea Massimo Biagioni, direttore regionale di Confesercenti. Aldo Cursano, responsabile regionale dei pubblici esercizi di Confcommercio, stima una flessione del 35-40% nella vendita dei botti professionali. La gente ha meno soldi e nelle famiglie non si spendono più i 200-300 euro come una volta per acquistare i botti. Si risparmia, e se proprio si vuole comprare qualcosa ci si serve dei mercatini dei cinesi o dei mini market dove si spende pochissimo.

Ecco allora, in questo Capodanno inusuale, il riflesso di una condizione nota: la crisi economica sempre più acuta che colpisce anche i botti della festa di San Silvestro e l’emergere di una concorrenza al ribasso, di mercati clandestini (a due passi da Palazzo Vecchio, a Firenze, per l’ultimo dell’anno banchini di cinesi vendevano bibite e petardi), di un’altra economia senza regole e senza controlli.

Come suggerisce il sociologo Pippo Russo, autore di libri di successo (l’ultimo si intitola . Gol di rapina), non solo ci sono stati meno botti, ma anche meno diffusi nel tempo. Eravamo abituati a lunghe vigilie pirotecniche in attesa del Grande Passaggio. Fastidiose vigilie. Che però indicavano un’attesa, una voglia, una festa. Quest’anno invece tutto si è concentrato, in quelle due ore decisive per il tramonto e l’alba del tempo secondo i nostri calendari umani.

D’accordo, è San Silvestro, lo champagne, qualche botto, ma rapidi, veloci, come per assolvere ad un adempimento burocratico. Riflesso, come suggerisce Russo e anche lo psicologo Nicola Artico, di un Paese senza più voglia di “sbottare”, quasi rassegnato, apatico e indifferente. Dove il divario sociale si fa più acuto tra i ricchi che salutano l’addio del vecchio anno e l’alba del nuovo con i fuochi di artificio organizzati in villa e i ceti più poveri che si devono accontentare di botti cinesi. Come dire che gli anni passano, ma le diseguaglianze no. E forse è suggestiva l’ipotesi, qua e là avanzata, secondo cui le piazze dei nostri paesi più consumate dai residui dei fuochi sono state quelle frequentate da immigrati e ceti meno abbienti che nel gesto di lanciare in cielo i petardi esprimono una voglia di esorcizzare una condizione economica di marginalità, ma anche il desiderio di riscatto.

E’ come se fossimo divisi tra chi festeggia perché ha aspettative per l’anno nuovo e chi invece non si aspetta più nulla e flette l’animo ad una vita senza tempo, dove tutti gli anni sono uguali. E annega nel bere la Non Attesa, come è successo in molte piazze fiorentine, dove, come ci spiega il sindaco Dario Nardella, non ci sono state «emergenze per i botti», ma i giovani che le hanno frequentate raccontano di sballi diffusi. Per fortuna, come racconta il sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi, «ci sono molti giovani che si divertono senza botti e senza eccessi di alcol». Si affermano nuovi stili di vita. Nuovi modi di fare festa. E forse i nostri sindaci più che preoccuparsi di ordinanze inascoltate come le grida di manzoniana memoria dovrebbero capire e coltivare i semi di un Capodanno diverso. Di cogliere la speranza nell’apparente non speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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