Gioco
Il vescovo: smettetela con i litigi ora la città deve fare quadrato
Giusti invita i livornesi a non farsi prendere dallo scoramento, qualche segnale positivo c’è «Guai se c’è paura di attrarre investitori, bisogna piantarla con i battibecchi e l’immobilismo»
LIVORNO. Livorno ex città industriale, con il settore manifatturiero in declino, ricomincia dalla zolla: anzi, dagli orti sociali.
È chiaro però che non basta mettersi a coltivare piselli, pomodori e patate per sfamare una città di 160mila abitanti. Ecco allora che al piccolo gesto concreto sul fronte di un recupero della dimensione sociale della terra, in mezzo ai mille guai dell'economia, parlando dall’home-page del giornale on-line della diocesi www.lasettimanalivorno.it il monsignore-architetto torna a mettere l’accento anche una serie di tasselli del puzzle porto che sembrano orientati verso una ripresa. Lo fa per invitare al coraggio e alla voglia di fare una città che rischia di restare sfibrata e annichilita dalla crisi, senza più voglia di rialzarsi: «Guardo questo anno con positività per il ritorno della Zim, con nuovi traffici; alcuni accordi in porto tra società per cercare sinergie e diventare concorrenziali; i dragaggi finalmente iniziati; l'interessamento della Regione per la realizzazione della Darsena Europa».
La lista dei segnali che invitano a non rassegnarsi non devono però far dimenticare – precisa – che «per molte cose siamo ancora in fase di progetto»: ecco perché Giusti guarda «con preoccupazione» alla «perdita ulteriore di posti di lavoro che c'è stata e sembra non finire» e alle «industrie che lasciano il territorio e soprattutto lasciano a casa padri e madri di famiglia».
Il vescovo non fa mistero di guardare con grande attenzione a una prospettiva che per il porto guardi al modello Piombino sperando che «tutti remino nella stessa direzione per risollevare il territorio». Monsignor Giusti invita a smetterla «con le polemiche inutili». In qualche modo è lui che si propone come baricentro di una forte alleanza con comunità d'intenti: «Se non realizziamo questa Darsena Europa cosa facciamo: chiudiamo il porto? Si penserà mica che con un restyling della città o incrementando un po' il turismo si riesca a risolvere i problemi della città? Qui ci vogliono migliaia di posti di lavoro, non qualche decina!». Poi una frecciata a chi, come alcuni esponenti M5S in consiglio comunale, teme che con le grandi opere arrivi anche la grande corruzione: certo che «quando si muovono tanti soldi il pericolo esiste», ma – rincara – «bisogna confidare nella magistratura e nelle forze dell'ordine, non possiamo permetterci di vivere nella paura».
Dal vescovo arriva un appello forte per il nuovo anno. C'è un errore da evitare in ogni modo: «Dobbiamo smettere di litigare e stare fermi», e questo vale «in ogni ambito, sia ecclesiale che civile». Lo dice invitando a prendere esempio da papa Francesco in nome della «franchezza nella carità». E rincara la dose: «Non permettiamo che i litigi politici paralizzino la città». E ancora: «Livorno ha bisogno di una spinta fortissima per far ripartire il lavoro. Andiamo al di là degli schemi ideologici e del partitismo esasperato; chi ha più testa, chi ha più amore per questa città, ci metta più ragionevolezza. Il mio augurio per il prossimo anno è vedere le forze politiche, sociali ed economiche coese, capaci di liberare Livorno dalla povertà».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
