Il Tirreno

Livorno

colloquio con soldaini

«È finita una moda, per la società è un passo in avanti»

LIVORNO. Fuori dall’armeria “Soldaini caccia e pesca”, all’inizio di via Grande, c’era la fila dai primi di dicembre fino all’ultimo minuto prima della chiusura del negozio, la sera di Capodanno alle...

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LIVORNO. Fuori dall’armeria “Soldaini caccia e pesca”, all’inizio di via Grande, c’era la fila dai primi di dicembre fino all’ultimo minuto prima della chiusura del negozio, la sera di Capodanno alle 20.

C’era chi, addirittura, i botti li ordinava e altri che facevano di tutto per avere la fontana più bella, il razzo più luminoso. Dietro al banco c’era pure una persona dedicata solo a quel tipo di merce.

Erano gli anni Novanta, l’età dell’oro dei fuochi d’artificio. E in questo clima di accendi, lancia e aspetta la botta o il fuco, uno dei luoghi culto, con l’armeria sul Pontino, era il negozio della famiglia Soldaini, chiuso poi dieci anni fa.

«È vero - ricorda Marco, il più piccolo dei due fratelli proprietari del negozio - cominciavamo a vendere i botti all’inizio di dicembre e non smettevamo più fino alla fine dell’anno. Ma erano altri tempi. I botti sono in qualche modo un fenomeno culturale che rispecchia la società. In quegli anni ovunque ti girassi c’era qualcuno che accendeva un petardo. Non c’era cena tra amici, la sera di Capodanno nella quale a mezzanotte non saltasse fuori una busta con dentro decine di fuochi d’artificio».

Poi quel boom, come tutte le mode, ha avuto un calo dovuto a diversi fattori.

«Per prima cosa la normativa che riguarda la vendita è cambiata diverse volte e quindi stare dietro a questi cambiamenti lo ha fatto passare meno per un fenomeno di massa e ha disperso il lavoro. Poi mettiamoci la crisi che c’è oggi, dove a nessuno piace bruciare soldi in un attimo. Ma a mio avviso - prosegue Marco Soldaini - si tratta di un fenomeno culturale: sparare i botti è ormai superato e da un punto di vista sociale mi sembra un passo avanti, forse le persone sono più mature, anche perché sparare botti rischiando di farsi male non è certo un’esibizione di cultura».

Le avvisaglie della crisi in qualche modo si sono fatte sentire da anni.

«Nei primi anni del 2000 - va avanti - c’è stato un primo calo. Ripeto: durante gli anni d’oro iniziavamo a vendere i botti all’inizio di dicembre mentre con il passare degli anni i giorni si sono ridotti sempre di più».

A questo c’è da aggiungere anche il fatto che il mercato si è aperto. «In molti hanno cominciato ad andare nei magazzini e così il lavoro si è disperso andando a diminuire». Fino quasi a non farsi più sentire. (f.l.)

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