Il Tirreno

Livorno

tra shopping e crisi

Dopo gli sms arrivano i saldi veri

L'inizio dei saldi è stato anticipato a sabato 3 gennaio
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L'inizio dei saldi è stato anticipato a sabato 3 gennaio

Il via agli sconti anticipato a sabato 3. Riflettori puntati sull’abbigliamento. Le associazioni di categoria: «Un Natale nero, serve liquidità. E si aiuti il piccolo commercio»

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LIVORNO. Chissà se a salvare gli acquisti, almeno in parte, sarà il primo weekend dell'anno: caccia all'affare per chi può comprare, caccia a un po' di liquidità per chi cerca di vendere, in tempi non certo di vacche grasse. I saldi si aprono sabato 3, con due giorni di anticipo rispetto al vecchio calendario: saldi di fine inverno, anche se l'inverno – quello vero – è appena arrivato.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha infatti approvato la proposta di anticipare in tutta Italia la data di inizio degli sconti (almeno di quelli ufficiali) e la giunta regionale, il 22 dicembre, ha messo nero su bianco che le vendite con il taglio inizieranno sabato 3, anziché lunedì 5, e andranno avanti per 60 giorni, fino al 3 marzo.

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«Una scelta dettata dal calendario», ripete Giannantonio Cesari. Perché «è chiaramente meglio provare a lanciare i saldi di sabato e di domenica, che di lunedì». Il presidente della Confcommercio sottolinea che «è presto per fare bilanci», ma «la sensazione è che non sia stato un grande Natale, perché manca il potere di acquisto». Insomma, le famiglie non hanno soldi da spendere. «E le attività – chiosa – non vivono certo di soli saldi, che se fatti correttamente sono un rientro di capitale, non un guadagno». Ok, ma una boccata d’ossigeno forse sì. «Ci aspettiamo un po’ di liquidità», dice chiaramente Maristella Calgaro, presidente di Confesercenti: «Usciamo da un periodo negativo, per la maggior parte delle categorie la vendita stagionale è andata peggio degli anni passati».

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Le associazioni tireranno le somme, dati alla mano, tra qualche settimana. Per ora, dice Calgaro, guardando alla stagione appena passata, «salvo alcuni marchi e generi che sono un po’ al di fuori della massa», «sentiamo molte lamentele nel mondo dell’abbigliamento, delle calzature, di ciò che ruota intorno alla moda». Parole simili dalla Confcommercio: «Il settore più a rischio è quello dell'abbigliamento, sui giocattoli c'è una guerra dei prezzi che non finisce mai. E poi c'è chi abbassa i prezzi ben prima dei saldi...».
Già, che si chiamino “saldi mascherati” o “sconti obbligati”, di fatto molte offerte sono partite prima di Natale. «Ormai da parecchi anni – spiega Cesari – ci sono forme per aggirare la normativa: cessioni, cambi di gestione...». Con sconti al seguito. «C'è anche chi – racconta – manda gli sms ai clienti invitandoli a raggiungere il negozio per sconti particolari». Una prassi che in realtà ricalca ciò che anche le grandi catene fanno da tempo nel pieno delle festività: sconti ad hoc per chi ha la tessera “fedeltà” o sconti fino al 30% se si compra dal giorno X al giorno Y.
«Molti negozi – sottolinea Calgaro – a fine dicembre hanno fatto la liquidazione totale perché hanno veramente abbassato la saracinesca; altri, forse, hanno un po’ marciato sulla formula del “rinnovo locali” e sugli sms. È concorrenza sleale per chi sta alle regole». Sta di fatto che in generale, ripete, «i dati delle vendite stagionali sono pessimi, dal 2008 è stato un calo costante. Livorno e Massa sono forse le città che soffrono di più in Toscana».
Così ecco l’appello, l’ennesimo: «Il piccolo commercio ha davvero bisogno di essere aiutato da tutte le istituzioni, perché la nostra è una delle città che sta subendo di più la crisi: le attività storiche stanno scomparendo, restano i negozi in franchising e la grande distribuzione. Prezzi bassi e merce di minor valore attraggono chi non ha capacità di acquisto oltre una certa cifra, e Livorno oggi è una di quelle città dove è più facile vendere un articolo che costa poco». (j.g.)
 

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