Il Tirreno

Livorno

LA CURIA

Orti sociali sui terreni della diocesi per aiutare chi è nel disagio

Ilo vecsovo Simone Giusti alla benedizione natalizia (Repetti Pentafoto)
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Ilo vecsovo Simone Giusti alla benedizione natalizia (Repetti Pentafoto)

Il vescovo annuncia la creazione di orti sociali alla Leccia su un terreno della diocesi per aiutare le famiglie in difficoltà. Positivo il cambio a Palazzo civico. Città in difficoltà ma segnali positivi sul porto. E ora "smettiamola con i battibecchi politici"

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LIVORNO. Livorno ex città industriale, con il settore manifatturiero in declino, ricomincia dalla zolla: anzi, dagli orti sociali. Adesso è il vescovo Simone Giusti a farsene paladino in concreto con una iniziativa che “sta prendendo vita alla Leccia”, come annuncia lui stesso in una intervista al giornale on-line della curia lasettimanalivorno.it. “Uno dei terreni della parrocchia – annuncia il presule - sarà destinato alla coltivazione, per le famiglie in difficoltà che ne faranno richiesta: su quella terra potranno trovare per lo meno una parte per il loro sostentamento”.

Ma monsignor Giusti prova a pensare positivo anche su una serie di altri aspetti che riguardano la comunità livornese. Seppur senza indicare esplicitamente il riferimento al terremoto politico che ha visto la fine di una egemnonia durata settant’anni alla guida del Comune, è evidente che sta parlando dell’arrivo del sindaco pentastellato Filippo Nogarin a Palazzo Civico quando sottolinea che “a livello cittadino sicuramente è avvenuto un cambiamento”. Poi aggiunge che “questo è sempre un fatto positivo perché le cose non vanno mai date per scontate: è evidente che i cambiamenti spesso portano ad una dialettica più intensa, a discussioni, a critiche, ma anche ad un cambio generazionale e a scelte nuove. È evidente che ora questo cambiamento deve essere “riempito” di contenuti”. Giusti sottolinea che “non spetta certo al vescovo dare giudizi politici, ma dare indicazioni per il bene comune sì, come un padre che ha a cuore i suoi figli”.

In mezzo ai mille guai dell’economia, il monsignore-architetto indica anche una serie di tasselli del puzzle porto che sembrano orientati verso una ripresa: “Guardo questo anno con positività per il ritorno della Zim, con nuovi traffici; alcuni accordi in porto tra società per cercare sinergie e diventare concorrenziali; i dragaggi finalmente iniziati; l’interessamento della Regione per la realizzazione della Darsena Europa”. Tutto questo, però, non deve far dimenticare – tiene a precisare - che “per molte cose siamo ancora in fase di progetto”: ecco perché Giusti guarda “con preoccupazione” alla “perdita ulteriore di posti di lavoro che c’è stata e sembra non finire” e la situazione delle “industrie che lasciano il territorio e soprattutto lasciano a casa padri e madri di famiglia”.

Il vescovo non fa mistero di guardare con grande attenzione a una prospettiva che per il porto guardi al modello Piombino sperando che “tutti remino nella stessa direzione per risollevare il territorio”. Monsignor Giusti invita a smetterla “con le polemiche inutili”. Serve una forte alleanza con comunità d’intenti: “Se non realizziamo questa Darsena Europa cosa facciamo: chiudiamo il porto? Si penserà mica che con un restyling della città o incrementando un po’ il turismo si riesca a risolvere i problemi della città? Qui ci vogliono migliaia di posti di lavoro, non qualche decina!”. Poi una frecciata a chi teme che con le grandi opere arrivi anche la grande corruzione: certo che “quando si muovono tanti soldi il pericolo esiste”, ma – rincara – “bisogna confidare nella magistratura e nelle forze dell’ordine, non possiamo permetterci di vivere nella paura”.

Dal vescovo arriva un appello forte per il nuovo anno. C’è un errore da evitare in ogni modo: “Dobbiamo smettere di litigare e stare fermi”, e questo vale “in ogni ambito, sia ecclesiale che civile”. Lo dice invitando a prendere esempio da papa Francesco in nome della “franchezza nella carità”. E rincara la dose: “Non permettiamo che i litigi politici paralizzino la città”. E ancora: “Livorno ha bisogno di una spinta fortissima per far ripartire il lavoro. Andiamo al di là degli schemi ideologici e del partitismo esasperato; chi ha più testa, chi ha più amore per questa città, ci metta più ragionevolezza. Il mio augurio per il prossimo anno è vedere le forze politiche, sociali ed economiche coese, capaci di liberare Livorno dalla povertà”.

Ci sono segnali positivi anche dal punto di vista religioso, dice il vescovo: “Sono aumentate le persone che frequentano la messa domenicale”, è in crescita anche “la vitalità nelle parrocchie” e sono aumentate le vocazioni (“in seminario 13 ragazzi e due ragazze, tra lo scorso anno e questo, hanno deciso di entrare in due congregazioni femminili: segno che seguire il Signore non è ancora passato di moda”). A ciò si aggiunga che sta ottenendo risultati positivi anche la pastorale scolastica (“quasi duecento insegnanti di religione seguono gli incontri di formazione, offrono una presenza significativa negli istituti scolastici, coinvolgono gli studenti”).

Fra gli aspetti per i quali monsignor Giusti spende una sottolineatura c’è il “continuo aumento” della partecipazione alle celebrazioni diocesane (“in cattedrale per la Festa del Voto e per Santa Giulia quasi non ci stavamo”). E riguardo proprio alla festa della patrona ricorda l’accordo che la diocesi ha sottoscritto con Comune e Comitato Palio Marinaro per “unire nella festa patronale la dimensione religiosa e quella ludica, facendo coincidere negli stessi giorni le celebrazioni di S. Giulia con il Palio dell’antenna e riportare così nuova vita a questa festa, rendendola popolare e coinvolgente più che mai, vero segno di identità di questa nostra Livorno”. Giusti guarda al modello delle contrade di Siena per le cantine come centro di aggregazione non solo sportiva ma anche “sociale e educativa” potenziando “il legame con i quartieri e con le comunità parrocchiali”. Con un doppio obiettivo: da un lato, la prevenzione delle devianze minorili; dall’altro, l’idea di “farle divenire anche uno dei simboli della città, una caratteristica unica che potrebbe anche avere dei ritorni in ambito economico e di immagine turistica”.

All’attivo, fra le notizie positive in una città stremata dalla crisi, oltre alla nascita del giornale on-line della diocesi (“racconta quanta vita ci sia nelle comunità e realtà ecclesiali, facendole conoscere anche all’esterno”),  il vescovo indica anche le “opere-segno” della Caritas: le Sorgenti della Carità in via Donnini (“sta acquistando sempre di più una dimensione importante e che con la scuola dei mestieri riesce a restituire la dignità e la capacità di un lavoro a tanti”); la Casa Papa Francesco per i più piccoli appena inaugurata (“anch’essa un segno di speranza, per chi inizia la vita senza una famiglia, nella difficoltà della solitudine”). Senza dimenticare la prima pietra della nuova chiesa al Borgo di Magrignano, che sarà intitolata a Madre Teresa (“anche questo un segno che il Signore è presente e vivo, nelle persone e nei luoghi”).

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di Redazione web