Sicurezza
L’Asl paghi il tempo del cambio-camice agli infermieri
Livorno, sono 18 minuti al giorno e valgono mille euro l’anno. Infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici: «Andremo in tribunale»
LIVORNO. «L’Asl 6 ci paghi il tempo che impieghiamo per indossare il camice a inizio turno e togliercelo a fine lavoro». E’ la richiesta che il Fials - il sindacato più rappresentativo all’ospedale di Livorno con i suoi oltre mille iscritti - ha presentato al direttore generale Eugenio Porfido per infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari.
Si tratta di 18 minuti al giorno - nove a inizio turno e altri nove alla fine - che valgono circa mille euro all’anno. E che da qui in avanti, secondo il Fials, l’Asl deve monetizzare in busta paga. Da qui in avanti ma anche indietro. Perché il sindacato chiede anche che vengano risarciti gli ultimi cinque anni di “tempo per cambio divisa” non corrisposti.
Il Fials si appella ad una sentenza del tribunale di Pisa che tre mesi fa ha riconosciuto a sei infermieri che avevano fatto ricorso contro l’azienda universitaria pisana il "tempo per cambio divisa" retroattivamente per il quinquennio 2005/2010 imponendo all’Aoup importi di circa 5000 euro, che tra l’altro sono subito stati saldati.
Lo dice la Cassazione. «E’ anche sulla base di quella sentenza e del fatto che l’azienda pisana abbia deciso di non fare appello, che abbiamo chiesto all’Asl 6 di riconoscere ai lavoratori obbligati ad indossare la divisa, lo stesso diritto riconosciuto dal tribunale ai colleghi pisani», spiega Massimo Ferrucci, numero uno del Fials.
La sentenza del tribunale di Pisa è stata la prima di questo tenore in Toscana, ma - evidenzia Ferrucci - basterebbe applicare quanto disposto dalla Cassazione. «E' ormai consolidato che il tempo di vestizione in entrata e la dismissione in uscita della divisa rientri nella fattispecie prevista dal decreto legislativo 66 del 2003 n.66 che definisce l'orario "qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro o a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue funzioni" - continua il segretario del Fials -. Nel corso degli anni ci sono stati pronunciamenti della Corte di Cassazione, l’ultimo il 19 febbraio di quest’anno quando la sezione lavoro della suprema corte ha disposto che "al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro, estraneo a quello destinato alla prestazione lavorativa finale, deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva"».
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Il caso di Cisanello. A fine settembre poi, a meno di venti chilometri da viale Alfieri, è arrivata la sentenza del giudice del lavoro Elisabetta Tarquini di Pisa che ha riconosciuto a sei infermieri dell’ospedale di Cisanello il diritto di essere retribuiti “del tempo necessario alla vestizione e svestizione degli indumenti di lavoro, tempo calcolato in minuti 18”. Il tribunale pisano ha riconosciuto ai sei ricorrenti, assistiti dall’avvocato Leonardo Rossi, una “remunerazione quale tempo di lavoro” per ogni giorno di servizio dal primo gennaio 2005 al 31 dicembre 2010. L’ospedale ha dovuto pagare anche 8mila euro di spese legali e 4mila di perizie. Sono stati “solo” cinque gli anni da pagare, perché nel 2010 è stato chiesto il blocco della prescrizione, che vale all’indietro per cinque anni. In dibattimento sono stati fornite le timbrature dei cartellini del periodo incriminato. Va detto che l’Aoup possiede il dettaglio anche degli anni seguenti, ma per ora ha deciso di non retribuirli.
«Pronti ad andare in tribunale». «Abbiamo disposto una comunicazione disponibile presso le sedi Fials per interrompere la prescrizione per non decadere dal diritto - spiega in proposito Ferrucci -. Come Fials garantiremo a tutti i lavoratori l'assistenza legale gratuitamente ad iniziare dalla fase della procedura conciliativa presso la direzione provinciale del lavoro. Se la azienda non risponderà negando i diritti ai lavoratori, siamo pronti a ricorrere alla magistratura».
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