Gioco
Con Mario Cavallini se ne va una pagina di grande calcio
Il mediano livornese si è spento nel giorno di Natale Nella sua carriera aveva giocato in serie A nella Spal
LIVORNO. Un male repentino, fulmineo, implacabile e dal mattino del giorno di Natale Mario Cavallini, classe 1935, ha lasciato la compagnia dei tanti ex calciatori che hanno fatto grande Livorno e che costituirono, e ancora costituiscono, una generazione di fenomeni lasciando un vuoto profondo e un mare di ricordi, ma soprattutto in eredità la sua inesauribile passione per il calcio e l'amore per la Vecchia Unione.
Anche se, ed era il suo grande cruccio, non è mai riuscito a indossare la maglia che amava di più: quella amaranto. Ma il calcio è fatto anche di coincidenze, opportunità, di colpi di fortuna. E per Mario Cavallini, mediano forte, possente e veloce, e pure dotato di una legnata da fuori che non lasciava scampo, di quelle che hanno solo i mancini, si aprirono altre strade, lontane da piazzale Montello, dove invece si radunavano tutti i suoi amici: da Picchi a Lessi da Balleri a Capecchi, da Cappa a Taccola.
Lui invece, il "Cava", si mise a fare il giramondo: Montevarchi, Spal (debutto in serie A vincendo 2-1 contro il Torino, anno 1956), Trapani (in due periodi), Siena, Torres, per poi nel 1969-70 chiudere nel Pietrasanta guidato da un giovane Corrado Orrico che di lì a poco avrebbe fatto parlare di sé. Dodici anni di carriera, per Mario: battaglie ovunque. Perché era davvero uno di quelli con la "vita da mediano" nel sangue: volto scavato dalla fatica, corsa, contrasti, ripartenze, tiri micidiali da fuori quando gli attaccanti non sono in giornata e se non ci pensano gli "operai" la vittoria te la sogni. E Mario era uno da sette-dieci reti a stagione, tutte pesanti, tutte da due punti, o quasi.
«Era un uomo responsabile, ma anche capace di battute incontenibili», ricordava commosso Paolo "Pastina" Pini che era stato a salutarlo pochi giorni da nel reparto cure palliative. «Sai _ aggiunge _ quando vide che ero turbato la buttò sullo scherzo 'Paolo _ disse agitando pollice e medio_ qui bimbe un se ne vede…».
Pini ricorda: «Mario è stato davvero un mediano con i fiocchi, lo vollero nelle giovanili della Spal del presidente Mazza e poi non gli riuscì più tornare a giocare a Livorno e per lui fu un bel dispiacere, anche se a noi amici non l'ha mai confidato».
Mario Cavallini, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ed una fugace apparizione da allenatore sulla panchina del Cecina, ha avuto una lunga e proficua carriera lavorativa alla Sintermar. Ma da giovane, quando c'era la pausa del campionato, andava sempre ad aiutare mamma Tina alla trattoria di piazza Roma (assieme ai fratelli Icilio, bravissimo portiere, Piero suo gemello e due sorelle) dove si davano convegno tutti i suoi amici d'infanzia da Picchi a Balleri, da Lessi a Falorni, da Giampaglia a Pini, da Bastrei a Capecchi. E vivevano estati con memorabili gabbionate (erano stati loro, con Armandino in testa, a inventare il gioco sui bagni Fiume), nuotate, scorpacciate di cacciucco che si concludevano con l'immancabile fetta di cocomero di "Tagliagole".
Mario da giovane era stato protagonista di un grave incidente d'auto dal quale uscì miracolosamente indenne, che gli lasciò solo una gran paura per la velocità in autompbile. Ricorda Paolo Pini: «Io e Giampaglia gli facemmo uno scherzo. Lo invitammo a venire con noi a Genova, dove Rossano doveva visionare un paio di giocatori, quando faceva l'osservatore per la nazionale. E Rossano una volta partiti iniziò pigiare sull'acceleratore. Mario sbiancò ma restò muto. Poi quando scendemmo nel piazzale di Marassi iniziò a rincorrerci e se ci avesse preso ce la saremmo vista brutta…».
MarioCavallini lascia la moglie Gigliola che per anni ha gestito l'edicola di giornali a Coteto, e due figlie: Simona e Susanna che tra l'altro, tramite il nostro giornale, vogliono ringraziare il reparto di cure palliative del nostro ospedale per l'assistenza amorevole prestata a loro padre che da ieri riposa al cimitero comunale dei "Lupi", dopo le esequie che si sono tenute alle 15 alla camera mortuaria dell'ospedale che ha visto un incessante pellegrinaggio sin dal mattino di ex calciatori, amici e semplici conoscenti.
Tutti emozionati, commossi, addolorati, perché Mario lascia davvero un vuoto incolmabile come persona e come atleta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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