Gioco
Ho occupato casa in via Bruno per dare un futuro a mia figlia
Livorno, la storia di Nevena Hristova Byankova, 31 anni: con il mio compagno stavamo in una stanza in affitto, poi sono rimasta incinta e il Comune non ha dato una soluzione
Mi chiamo Nevena Hristova Byankova e sono un'occupante senza titolo di un'alloggio ERP interessato dai cosiddetti piani di recupero. Volevo parlarle della mia storia e soprattutto spiegarle il mio gesto. Ho 31 anni, sono bulgara, nata in Russia, e vivo a Livorno da più di 10 anni. Ho una bambina di 9 mesi e un compagno che è in Italia da poco più di 2 anni.
Ho sempre lavorato e pagato le tasse come tutti i cittadini di questo paese. Il mio compagno, invece, ha subito 2 operazioni al ginocchio e per questo motivo non ha potuto ultimamente lavorare. Avevamo in affitto una camera in una casa con altre persone, ma a maggio 2013 sono rimasta incinta e il mio contratto di lavoro è scaduto senza possibilità di rinnovo; inoltre per una questione di poche settimane né la maternità né il sussidio di disoccupazione mi sono spettati. La camera dove abitavamo, secondo gli assistenti sociali - ma anche secondo me e il mio compagno - non era adatta a vivere con una bimba piccola. Ci siamo perciò iscritti all'emergenza abitativa all'ufficio casa del Comune. Dovevo trovare una sistemazione entro il 7° mese di gravidanza perché la mia era una gravidanza a rischio.
In una delle tante volte che mi sono rivolta all'ufficio, il personale mi ha parlato del Comitato per il Diritto all'Abitare dell'Ex Caserma Occupata, dicendomi di rivolgermi a loro. Ci siamo perciò rivolti al Comitato per chiedergli aiuto.
Loro sono stati gentilissimi, ci hanno subito accolto all’Ex Caserma, dove è nata mia figlia. Durante la mia permanenza in Ex Caserma, la Caritas ci ha offerto una sistemazione in una stanza singola, con un letto singolo, un singolo stipetto e un tavolino; niente bagno, né doccia. Mi hanno detto che avrebbero provveduto a montare la doccia nel bagno degli invalidi del corridoio, e nel frattempo mi sarei dovuta arrangiare chiedendo la possibilità di lavarmi ai vicini. In quel momento loro sostenevano essere l'unica stanza libera, e al mio rifiuto per le estreme condizioni disagevoli, mi hanno risposto che mi avrebbero trovato qualcos'altro appena possibile. Al momento però, non ho ancora ricevuto alcuna notizia.
Noi non volevamo occupare, perché io sono un operatrice socio sanitaria e sto provando a partecipare ai concorsi pubblici, dove sono escluse persone con precedenti penali. In Ex Caserma, però, non potevamo rimanere, perché era solo una sistemazione temporanea e di appoggio, e avevamo bisogno di qualcosa di più grande e funzionale.
Ad aprile perciò siamo stati costretti ad occupare una casa sfitta e murata in via Giordano Bruno 18, in uno stabile sottoposto al piano di recupero. Su questo stabile sembra che Casalp preveda la possibilità di utilizzo degli alloggi sfitti per emergenza abitativa visto che lo svuotamento degli alloggi non avverrà prima di 4 o 5 anni. Secondo Marco Mori, dirigente di Casalp, è inutile risistemare un'altra casa da farci assegnare come emergenza abitativa: già quella che abbiamo occupato è stata rimessa a posto da noi.
L'appartamento, infatti, lo abbiamo completamente risistemato, rimettendo a posto sanitari e cucina, e riuscendo ad arredarla, grazie alla solidarietà di tante persone che ci hanno regalato mobili: adesso è infatti diventata un posto confortevole e accogliente. Da Casalp riceviamo un bollettino d'indennizzo per l'occupazione (che varia da 72 a 79 euro) che cerchiamo di pagare, anche se lavoro solo nei weekend a chiamata in una pizzeria. Avevamo fatto richiesta per i contributi su pappe e pannoloni, la richiesta è stata respinta per mancanza di fondi. Ci è stata però data una social card con 60 euro al mese (e siamo però in 3) con la quale compriamo i generi di prima necessità, anche se è praticamente impossibile comprare tutto il necessario con solo quei 60 euro.
Mi ero anche segnata per gli aiuti dati dalla “Borsa Lavoro”, ma i recenti tagli ai fondi non mi danno grandi speranze; anche il personale preposto a quest'ufficio, a cui mi sono rivolta, era della stessa idea: grandi speranze non ce ne sono, perché mancano i soldi. Questo mese, purtroppo, non so se riuscirò a pagare il bollettino di Casalp, perché sono rimasta senza soldi. Passeremo anche il Natale senza un euro. Viviamo sempre con la paura di uno sfratto e di ritrovarci così in mezzo a una strada.
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