Gioco
«Riscriveremo il bilancio e ridurremo la Tasi»
L’aut aut del sindaco: o rincaravamo le tasse o eliminavamo i servizi primari «Vittime del diktat di Renzi, confidiamo nell’allentamento del patto di stabilità»
LIVORNO. Una decisione «dura ma inevitabile». Perché «a nessuno piace l'aumento di tariffe e aliquote, ma le alternative erano impraticabili, altrimenti i tagli sarebbero stati tali da mettere a repentaglio i servizi fondamentali». Nella cerimonia di fine anno a Palazzo civico il sindaco Filippo Nogarin si sofferma più volte sul bilancio di previsione 2015 e sulla manovra di riequilibrio che passa dall'incremento delle tasse (Tasi, Irpef, Imu e Tari).
Il via libera alle delibere di giunta è arrivato lunedì in consiglio comunale, al termine di una seduta lunga e surreale, con il voto favorevole del gruppo di maggioranza (dopo una serie di emendamenti dei consiglieri grillini) e quello contrario di tutte le opposizioni, che sul finale hanno abbandonato i banchi in segno di protesta. Nogarin ammette che «le ricette della maggioranza, in questo periodo di lacrime, sangue e sudore, non possono essere popolari». Poi parla di un «bilancio di guerra, per gli effetti congiunti dei tagli ai conferimenti dello Stato, superiori a 20 milioni, e dell'indebitamento delle aziende partecipate».
Quella dell'amministrazione, secondo il sindaco, è stata una non-scelta: «Se avessimo tagliato il bilancio per 20 milioni non avremmo potuto sostenere l’Istituto Mascagni e la Fondazione Goldoni, e avremmo dovuto destinare risorse ben inferiori al welfare. Tagliare il sociale, la cultura e i lavori pubblici avrebbe significato perdere sostegno per i più deboli, impoverire la città, ridurre la qualità dell’insegnamento e delle strutture scolastiche, peggiorare le condizioni di strade e verde urbano».
Ma c'è dell'altro: quel bilancio sofferto, già rinominato dalle opposizioni «la grande stangata», si è reso necessario per «supportare le tensioni finanziarie di Aamps, ereditate dalle passate gestioni disastrose». Poi aggiunge: è stato evitato l’effetto domino di un trasferimento “a cascata” di «ulteriori tensioni finanziarie verso le numerose aziende creditrici della nostra municipalizzata, con la perdita esponenziale di posti di lavoro».
Proprio l'aumento della Tari e il prestito-ponte di 5 milioni ad Aamps erano gli atti che avevano l'urgenza di essere espletati entro il 2014, anche se la corsa contro il tempo è stata fatta soprattutto per approvare il bilancio tecnicamente prima della “legge di stabilità” (ok in Parlamento lunedì, ma pubblicata in Gazzetta Ufficiale il giorno seguente).
Il congelamento dell’aliquota Tasi al 2.5 per mille fa sì che il bilancio appena approvato già registri un buco da 6,7 milioni. Questo e il rinvio della local tax – accusa Nogarin – sono «l’ultima pagina di un governo schizofrenico che, da un lato, taglia i trasferimenti agli enti locali e, dall’altro, finge di ridurre le tasse ai cittadini», mentre vengono tagliati ai Comuni i fondi da usare a favore delle famiglie.
Per il sindaco, la legge di stabilità è «figlia del Patto del Nazareno» fra Renzi e Berlusconi: sugli enti locali si scarica l’onere dell’aumento delle tasse con «un patto scellerato che si ripeterà per il Quirinale».
E ora come rimettere in sesto il bilancio comunale? «Confidiamo che Livorno possa beneficiare di un allentamento al Patto di stabilità che le stesse forze che sostengono il governo Renzi dovrebbero presentare con un maxiemendamento». Poi rincara: «Sapevamo che la “legge di stabilità” renderà necessario rivedere il bilancio, ma abbiamo comunque preferito dare da subito certezza ad alcune partite importanti». E ancora: «Siamo consapevoli che l’aumento delle tasse è impopolare per tutti. Siamo stati costretti ad agire in questa direzione, ma ciò costituisce anche il presupposto per approdare dal 2016 a una effettiva diminuzione della pressione fiscale in città».
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