Gioco
Piergiorgio Odifreddi: «Io mi accontento degli auguri di buon anno»
TORINO. Professore, ma lei li fa gli auguri, magari di buon Natale?
«Fare gli auguri significa predire il futuro, quindi adire alla superstizione. Poi, naturalmente si possono fare gli auguri di buon anno, con la speranza che le cose vadano bene».
Piergiorgio Odifreddi, 64 anni, è celebre matematico ma è soprattutto il più famoso ateo (o agnostico) d’Italia, impegnato in una battaglia continua contro la Chiesa. «Se sono ateo o agnostico? Io sono soprattutto anticlericale».
Quindi, scherziamo, domani non festeggerà il Natale, la nascita di Gesù Cristo?
«Ricordiamoci che ci sono tanti Natali, c’è anche quello di Roma. In più la festa cristiana, è anche abbastanza noto, si rifà ad una festività pagana, che è quella del Sole Invitto. Si celebrava il 21 dicembre con il calendario giuliano, poi diven tato il 25. Anzi la vita del Sole può avvicinarsi a quello del Cristo. Perchè durante il solstizio sta immobile per tre giorni e poi riparte. Del resto fu l’imperatore Costantino, quello che liberalizzò la religione cristiana, ad introdurre a Roma la festa del sole».
Sul Natale, Odifreddi ha molto da dire. «Il giorno del sole è rimasto nella lingua anglosassone con la parola Sunday. I latini hanno invece introdotto la domenica ovvero il giorno del Signore. Per chiudere l’argomento: i fedeli prima di entrare nella basilica di San Pietro, quella paleocristiana, si rivolgevano al sole. A significare l’antichità del gesto».
In un recente commento su Repubblica, Corrado Augias, riguardo alle polemiche sui presepi nelle scuole, sottolineava che comunque quella rappresentazione era la nostra storia e la nostra tradizione.
«Come nasce il presepe è cosa nota. Poi vede, io contesto anche la parte della Chiesa che rifiuta il Natale consumista. Perché anche quello nasce dal Cristianesimo con San Nicola (di Bari) che nel Nord Europa diventa Santa Nicolaus e poi Santa Klaus».
Professore, non salva niente del Natale? Eppure anche in Vietnam a Natale si rispettava la tregua, benchè i Vietcong non fossero cristiani.
«Ma gli americani sì e ci tenevano, a partire dal presidente, a passare un pranzo di Natale senza troppo sangue...».
Eppure l’uomo ha bisogno di Dio. Per lei la religione è bisogno primario dell’uomo o del potere?
«Vede l’uomo si è sempre posto grandi domande. Tre principalmente: come è nato l’Universo? Come è nata la vita? Come è nata la coscienza nell’Uomo? La religione ha una risposta unica per le tre domande: Dio. Ma è una risposta troppo semplice, banale. Che non spiega niente. È la scienza che cerca di dare risposte credibili a queste domande. Poi penso alla Chiesa cattolica: quello che mi spaventa e mi indigna è il lato del potere, soprattutto economico».
La Chiesa perde ogni giorno praticanti – si parla per l’Italia di una percentuale di fedeli che è sotto il 20% della popolazione – ma almeno a Roma conta ancora molto.
«Ha una sorta di golden share, anche sul nostro Stato. Ma che non nasce dal niente, magari dal patrimonio immobiliare immenso che possiede in tutta Italia. E devo essere sincero, come sempre, non mi convince neppure l’attuale pontefice. Che fa poco al di là delle parole. Papa Francesco aveva ricordato che San Pietro non aveva bisogno di una banca, ma lo Ior è ancora lì. La novità è aderire alle norme europee anti-riciclaggio? Tutto qui? E comunque la saluto con tanti auguri».
Auguri, professore.
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