Gioco
Lavori utili per tenere il posto all’Agenzia
La mossa del dipendente pubblico accusato di corruzione in atti d’ufficio: datemi la messa in prova
LIVORNO. Lavori di pubblica utilità per non perdere il posto di lavoro all’Agenzia delle Entrate.
È questa la mossa processuale tentata da Giuseppe Roberto Pignotta, il dipendente pubblico accusato di corruzione in atti d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul favoreggiamento della permanenza dell’immigrazione clandestina.
Se il giudice per l’udienza preliminare Antonio Pirato il prossimo 13 gennaio dovesse accettare la richiesta presentata ieri mattina dal’avvocato Gabriele Rondanina, il dipendente potrebbe teoricamente conservare il posto di lavoro. Giuridicamente, infatti, la cosiddetta messa alla prova, non è una condanna e dunque l’Agenzia delle Entrate non sarebbe costretta a licenziare il suo dipendente, come invece dovrebbe fare nel caso di una sentenza anche in abbreviato o dopo un patteggiamento.
Pignotta, 50 anni, nella sua funzione di pubblico ufficiale - si legge nel capo d’imputazione, avrebbe «accettato la promessa di somme di denaro per il compimento di atti contrari al proprio ufficio consistenti in fittizie aperture di partite Iva utilizzate per pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno di extracomunitari e nel rilascio di certificati di attribuzione del numero di partita Iva».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
