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People Care, ora è ufficiale: dal primo giugno 448 a casa

roberto cestari
La manifestazione di protesta dei dipendenti della People Care
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La manifestazione di protesta dei dipendenti della People Care

L'amministratore delegato dell'azienda conferma la partenza della procedura di mobilità per i lavoratori del call center di Guasticce

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COLLESALVETTI. Alla fine il “regalo di Natale” che tutti temevano è arrivato: ieri mattina Andrea Fileccia, l’amministratore delagato di People Care, l’azienda che gestisce il call center di Guasticce dove si risponde ai numeri 1240 e 892424, ha annunciato ai sindacati che la struttura sarà chiusa e tutti e 450 dipendenti saranno licenziati. Dire che la cosa fosse inaspettata sarebbe perlomeno inesatto: che sul call center si fossero addensate nubi plumbee lo si era capito ormai da tempo, ma trovarsi di fronte all’ufficializzazione di un nuovo dramma per il lavoro nel territorio livornese è stato lo stesso durissimo, e non solo per i 448 lavoratori, nella maggior parte donne, molte delle quali con figli, che fino ad oggi erano impiegati nella struttura di Guasticce.

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«Ci hanno spiegato che i contratti a termine, un centinaio, non saranno rinnovati - riferisce Filippo Bellandi, Flc-Cgil e membro della Rsu - e che per gli altri dal primo giugno, dopo che il 31 maggio sarà scaduta la commessa della Seat, sarà la mobilità». I vertici aziendali hanno spiegato la loro decisione, sia ai sindacati che attraverso una nota stampa, spiegando che con il venire meno del lavoro per la Seat, che sembra decisa ad abbandonare la People care, l’azienda rischia il fallimento e che quindi non si è potuto fare a meno di prendere “questa dolorosa decisione”. E sulla possibilità di avere altre commesse, l’azienda ha sostenuto che con la concorrenza dei call center esteri che hanno un costo del lavoro molto più basso non si può ipotizzare di poter ottenere altre commesse.

Giustificazioni rimandate al mittente dai sindacati, che hanno ricordato come l’azienda abbia potuto fare utili per anni e che già a suo tempo sarebbe stato opportuno diversificare le commesse di lavoro, anziché trovarsi a terra perché l’unico cliente lascia l’azienda. Inoltre Le Rsu hanno respinto la lettera sull’apertura della mobilità, che dovrà adesso arrivare via posta, ma hanno anche sottolineato come sia stato crudele ufficializzare un annuncio di questa gravità e portata l’antivigilia di Natale, per di più in un’azienda in cui lavorano un gran numero di madri, dimostrando in questo modo «una grave mancanza di sensibilità umana». E sulla questione dei costi del lavoro, i sindacati hanno voluto rimarcare come al call center si sia sempre cercato di andare incontro alle necessità aziendali, ma che questa volta «non si è mai avuto un segnale su cui intavolare un’eventuale trattativa: volevano chiudere e basta».

Poi c’è stata per i sindacalisti della rsu la parte più dolorosa della giornata: è stata indetta immediatamente un’assemblea e Bellandi, insieme a Margherita Luperini (Cobas) e Iana Vidri, (Cisl), e agli altri sindacalisti, hanno dovuto dare la notizia ai compagni di lavoro, che tra l’altro erano già pesantemente amareggiati per la presenza delle forze dell’ordine all’esterno dell call center, una presenza che è stata letta come se ci fossero rischi di reazioni inconsulte che invece non appartengono al dna di questi lavoratori. E quando è stato detto che tra pochi mesi tutti sarebbero stati licenziati, il dolore si è fatto posto accanto alla rabbia: molte lavoratrici non hanno saputo trattenere le lacrime. Difficile non poterle capire: avevano avuto, loro come gli altri 448, il peggior regalo di Natale della loro vita.

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di Redazione web