Gioco
Dietro le quinte del maxi pranzo di Natale per i più bisognosi
Circa duecento volontari della comunità di Sant'Egidio al lavoro per mettere a tavola quasi 400 persone, addobbare le stanze e confezionare regali
LIVORNO. Ultimi giorni prima di Natale e mentre fuori, nelle strade della città, è aperta la caccia all’ultimo regalo, nella sede di Sant’Egidio si pensa ad organizzare il Natale della famiglia. Niente slalom tra la gente nei negozi, corse dell’ultimo minuto e file interminabili alle casse. Qui il menù è già stato fatto, gli alberi sono stati decorati con luci e palline, si incartano giusto gli ultimi regali e si inizia la preparazione degli addobbi. “Non abbiamo rinunciato a un sabato di shopping per fare volontariato –dice sicura Silvia Pellino- questa per noi è la nostra famiglia anche se è abbastanza grande, questo Natale saremo quasi 400”.
Un via vai di persone di ogni nazionalità. E nella sede della chiesa di San Giovanni c’è un gran via vai di persone di ogni nazionalità che corre su e giù alle prese con un compito specifico. Uomini e ragazzi che trasportano tavoli e sedie, bambini che giocano correndo da una stanza all’altra, donne e ragazze che impacchettano regali e decorano le stanze. “Oggi sono venuto per fare i lavori più pesanti” dice Ousmane Siby, 33 anni “quando sono arrivato dal Senegal sette anni fa, ho frequentato i corsi d’italiano della comunità di Sant’Egidio e poi sono rimasto, è vero che io sono musulmano, ma non ci vedo grande differenza o un problema, qui mi sento a casa”.
Regali per tutti. Così, dall’inizio di dicembre, la sede di Sant’Egidio si è trasformata in una vera e propria fabbrica del Natale, dove i membri della comunità o semplici volontari ogni giorno vengono a portare il proprio contributo. “Non ci si può improvvisare quel giorno, tutta la macchina parte mesi prima –spiega Maria Rosaria Calenda- i regali sono personalizzati, su ogni pacchetto c’è il nome di chi lo riceverà, dall’inizio di dicembre prendiamo contatti con associazioni e privati per organizzare il tutto”. E come un gigantesco ingranaggio ben oliato, tutto funziona alla perfezione. “In cucina abbiamo fatto più di duemila polpette, il ragù per le lasagne con 20kg di macinato e le basi per gli altri piatti –racconta Irene Marrapese- dai piccoli esercizi alle grandi catene, sono moltissimi coloro che ci hanno donato i prodotti alimentari”. Insomma un vero e proprio miracolo di Natale, in cui un grande pranzo in stanze calde e addobbate sarà possibile grazie al contributo di ciascuno.
Ogni stanza addobbata a festa. “In ogni stanza ci sarà un albero, decorazioni, festoni, piante, centritavola, e un babbo natale che porterà doni per tutti –dicono Lorenza Litrico e Monica Gallo- ci sarà un cartellone fuori dalla chiesa in cui ognuno troverà il proprio posto”. Una giornata frenetica, in cui si controllano gli ultimi dettagli, del tipo, se ogni bambino insieme al regalo ha anche un capo nuovo di vestiario, se i pacchetti sono stati inseriti nelle scatole giuste da consegnare ai tavoli predisposti, e poi via di nuovo con fili e carta brillante, agrifoglio e pungitopo, mentre nel cortile della chiesa si annaffiano quasi cento stelle di Natale. Sono Romina Giampaoli e Pedro Hurtado Morales ad occuparsi delle piante. “Ci sono state donate da dei vivai di Viareggio, un nostro volontario le ha caricate tutte in macchina e le ha trasportate fin qui” spiegano mentre dall’altra parte della stanza c’è chi è impegnato a creare i centrotavola. Il Natale nella comunità di Sant’Egidio parla tutte le lingue del mondo, sa di pace e speranza, di un futuro basato sulla fratellanza prima che sulle differenze.
Regalare un giorno magico ai più bisognosi. “Ho conosciuto la comunità di Sant’Egidio tre anni fa, grazie ad una mamma che ha i figli a scuola con i miei –racconta Meseret Mitku, etiope- io e mio marito siamo cristiani, Naomi e Emanuele sono nati a Livorno, ed anche se siamo arrivati in città 16 anni fa, è qui che abbiamo trovato un’altra famiglia in cui sentirci a casa”. E in questo sabato di fine dicembre sembra di essere entrati in una casa più che in una sede adiacente alla Chiesa. “Ma qui quante sedie servono in questa stanza?” chiede qualcuno salendo di fretta le scale, mentre altri scendono trasportando scatole con regali. Giornate frenetiche all’insegna della solidarietà, per un Natale insolito che sappia di casa. Professionisti, insegnanti, casalinghe, disoccupati, non importa il mestiere che si svolge nella vita di tutti i giorni, dentro le mura di Sant’Egidio non ci sono differenze e tutti lavorano allo stesso scopo, regalare un giorno speciale ai più bisognosi e magico ai bambini.
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