Il Tirreno

Livorno

«Salvate la fabbrica di babbo e mamma»

«Salvate la fabbrica di babbo e mamma»

In un video su YouTube i figli dei dipendenti raccontano il caso dello stabilimento high tech che rischia di chiudere

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LIVORNO. Questa volta a gridare aiuto non sono i dipendenti. Sono i loro figli, bambine e bambini, in un video (intitolato “Così Livorno si prepara al 2015”) che sta facendo il giro del web. Al centro c'è la Drass, l'azienda livornese numero uno al mondo per camere iperbariche di grande profondità che rischia di morire perché il tracciato del nuovo sottopasso ferroviario delle Sorgenti, in costruzione, la taglierebbe in due.

Il video parte con questa scritta: «Durante una giornata di lavoro». Poi ecco che a “lavorare” in fabbrica con i mattoncini Lego appaiono i figli dei dipendenti. Giocano, sorridono, fino a quando un altro bambino, che indossa i panni del ferroviere, entra e dice: «Ragazzi spostatevi che da qua dobbiamo far passare una strada». Gli risponde un'altra bambina: «Guarda, forse ti stai sbagliando, qui noi lavoriamo e diamo da mangiare ai nostri bambini». Ribatte lui: «Non mi interessa: io esproprio e faccio come mi pare».

Sullo schermo scorrono alcune frasi: «Faresti trattare così i tuoi figli, Livorno? Dal gennaio 2014 – si legge – la Drass di Livorno, una ditta che dà lavoro ad oltre 150 persone più indotto locale, è a rischio chiusura a causa della scelta di Rete ferroviaria italiana e Comune di Livorno di attraversare l’area produttiva con la rampa di un sottopasso».

«Esistono semplici percorsi alternativi», viene sottolineato, prima di puntare il dito contro l’esproprio e quelli che vengono definiti «danni» e «vizi». E poi: «È in corso una vertenza legale per dimostrare l’illegittimità dell’esproprio. Ma l’amministrazione procede senza attendere il giudizio del tribunale e incurante dei danni che sta causando».

«Te le regalo io la terra per fare la strada che va di là, ma – dice una bambina asciugandosi le lacrime – non distruggere la nostra fabbrica». Risultato: il bimbo-ferroviere, prima di buttar giù un baby sgabello, grida: «Ora vi occupo con la forza».

È singolare l’ultimo atto – cioè questo video che vede protagonisti i figli dei lavoratori – ndell’ultimo braccio di ferro su occupazione e lavoro che riguarda una fabbrica della nostra città: ormai è una grandinata di cattive notizie dalla trincea delle fabbriche livornesi. Del resto, è ancor più singolare che si debba immaginare la chiusura di uno stabilimento che non ha problemi né di commesse né di mercato. Anzi, al contrario: proprio per le incertezze sul proprio futuro, stando a quanto riferisce il titolare, l’ingegnere-manager Sergio Cappelletti, è stato costretto a rinunciare a un lavoro da 34 milioni di euro (che avrebbe portato a 50 assunzioni).

Il Comune ripete che non intende cambiare il tracciato del sottopasso e scarica la colpa sull’azienda: si è allargata ai capannoni vicini due anni dopo che era stato approvato il progetto del sottopasso e dunque sapendo che in quella zona sarebbero avvenuti espropri.

Nella controreplica l’azienda dice che, semmai, è la procedura seguita negli espropri ad essere arrivata fuori tempo massimo. Per questo motivo è pendente il giudizio di fronte alla giustizia amministrativa. «Ma – ribadiscono i lavoratori Drass – rischiamo che le ragioni dell’azienda siano riconosciute quando ormai la nostra fabbrica sarà chiusa e noi avremo perduto il posto di lavoro».

Domani un nuovo round: ancora un faccia a faccia fra azienda e Comune. A caccia di una soluzione che non arriva.

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