Il Tirreno

Livorno

Opposizioni compatte contro il bilancio

di Juna Goti

Nel mirino aumento delle tasse e tagli al sociale: l’asse del ballottaggio si rompe con l’atto principe dell’amministrazione

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LIVORNO. Città Diversa, Forza Italia, Pd, Buongiorno: i gruppi di opposizione fanno muro e si preparano a bocciare compatti la manovra di bilancio che domani e martedì arriverà sui banchi del consiglio comunale, dove il Movimento 5 Stelle ha comunque una maggioranza schiacciante.

Nelle precedenti consiliature, il no delle opposizioni alla manovra finanziaria è stato quasi un must. Un gesto pressoché scontato di fronte al principale atto – in termini politici e amministrativi – di chi tiene il timone della città. Ma questa volta il no in blocco non era affatto scontato.

In campagna elettorale, prima del ballotaggio, Filippo Nogarin aveva incassato l’appoggio della principale lista di sinistra, Buongiorno Livorno, insieme a quello di Città Diversa, di Forza Italia e delle altre forze rimaste fuori dal Confronto a due. Tutti uniti contro il Pd. Un asse, almeno con Bl e Città Diversa, che si è poi riproposto anche alle recenti elezioni provinciali.

Nel nuovo consiglio comunale i lavori sono partiti all’insegna del «dialogo», della «collaborazione», dell’opposizione «critica ma costruttiva» per provare a uscire insieme dalla crisi della città, prima di tutto occupazionale. Anche per mettere in piedi la manovra di bilancio, sia Città Diversa che Buongiorno, avevano lanciato pubblicamente segnali di collaborazione al Movimento. Ma alla fine, sull’atto principe dell’amministrazione, sono venute fuori tutte le differenze tra le varie forze politiche. E le opposizioni, tutte, hanno detto no.

Due giorni fa Marco Cannito (Città Diversa) ha parlato di manovra «irricevibile» e ha annunciato che voterà contro senza neppure presentare emendamenti, così come Elisa Amato (Fi). Lo stesso fanno oggi il Pd e Buongiorno Livorno.

Con sfumature diverse, criticano tutti la scelta di alzare la tassazione locale (Imu, Tari, Tasi, Irpef) di oltre dieci milioni di euro e contestano i circa 850mila euro di tagli al sociale, che alla fine con un emendamento dei Cinque Stelle potrebbero essere portati a 450mila. Per il settore del sociale, da tutti i gruppi di opposizione arriva la richiesta di pensare a una riorganizzazione complessiva delle spese, mettendo mano prima di tutto al capitolo più pesante, che è quello delle Rsa («coinvolgendo il terzo settore e pensando a maggiori servizi domiciliari»). È sempre un coro quello che, dalle opposizioni, sottolinea che «l’aumento delle tasse serve a coprire i tagli da Roma, ma anche (per metà) a finanziare le linee di mandato». «Rimandiamo i progetti pensando prima a lavoro e sociale», ha detto ad esempio Cannito.

Dall’altra parte il gruppo M5S porterà in consiglio due atti di indirizzo (uno sulla Tari e uno per raccomandare un alleggerimento delle tasse dal 2016) più un emendamento per dimezzare il taglio al sociale e contenere allo 0,65% l’aumento dell’Irpef per il secondo scaglione di reddito (15mila-28mila euro).

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