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Nogarin alla Drass: "Una soluzione c'è ma costa di più, ci pensi l'azienda"

Il sindaco Filippo Nogarin (Marzi Pentafoto)
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Il sindaco Filippo Nogarin (Marzi Pentafoto)

È polemica dopo la pubblicazione del video con i figli dei dipendenti. Il sindaco: "Tutto è esploso a 7 anni dall'acquisto del primo capannone e a 9 dai vincoli di esproprio. Per una variante ci vorrebbe troppo tempo e soldi. E non possono essere i livornesi a ripagare un investimento sbagliato"

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LIVORNO. "La società Drass ha recentemente puntato il dito nuovamente sulla nuova amministrazione comunale in merito all’iter di progettazione, approvazione e costruzione del nuovo sottopasso stradale costruito da Rfi in prossimità del passaggio a livello delle Sorgenti, accusandola". Inizia così la lunga risposta che il sindaco Filippo Nogarin ha scritto in risposta al video pubblicato in questi giorni dai lavoratori dell'azienda livornese. Azienda numero uno al mondo per camere iperbariche di grande profondità, che rischia di morire perché il tracciato del nuovo sottopasso ferroviario delle Sorgenti nei prossimi mesi la taglierebbe in due.

"La Drass in un video di Natale - scrive Nogarin - accusa nuovamente l’amministrazione e i consiglieri di maggioranza di non avere a cuore il destino della loro società e di non ascoltare alcuna proposta alternativa.
In merito a queste accuse il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle invita intanto la cittadinanza, i dipendenti Drass e i loro familiari a rivedersi la seduta di Commissione Consiliare IV° dedicata all’audizione di due rappresentanti di Drass, ascoltati da tutti i componenti della commissione, dall’assessore all’Urbanistica Alessandro Aurigi, dal dirigente dell’Urbanistica Riccardo Maurri e da due rappresentanti di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) che attualmente stanno realizzando, a loro spese, il sottopasso in questione".

Il progetto non sarà modificato. Detto questo, il sindaco mette nero su bianco le ragioni che, in sostanza, lo portano a dire che il progetto non sarà modificato per come proposto dall'azienda. E che una soluzione alternativa potrebbe anche esserci, ma non a spese del Comune. "Di primo acchito - riprende - tutti noi del gruppo consiliare abbiamo ascoltato e preso per buone le motivazioni della protesta di Drass, privi inizialmente di una serie di informazioni approfondite sulla vicenda e preparati come dei normali cittadini, esclusivamente da poche notizie di parte. E infatti da una banalissima ricerca per argomento “Drass” sul sito de Il Tirreno, emerge che della Drass sostanzialmente non si sa nulla: tranne due articoli che ne parlano in maniera parziale, tutti gli articoli su Drass hanno una data posteriore all’8 giugno 2014, guarda caso dopo la vittoria del Movimento 5 Stelle. Eppure, che Drass avrebbe avuto un problema con il percorso del sottopasso, lo sapeva da ben prima, presumibilmente da fine 2005 quando il progetto è stato approvato e sui terreni è stato posto il vincolo preordinato all’esproprio". Ma da allora, dice, "non si hanno notizie di clamorose proteste,  se non dal 16 giugno 2014".

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L'acquisto del capannone. Ma Drass poteva saperlo da fine 2005? "Non è dato saperlo - scrive il sindaco - poiché da una banalissima visura catastale emerge che nonostante fossero stati apposti i vincoli preordinati all’esproprio, la Drass acquista da Magri srl la porzione di capannone posta a est rispetto al percorso del sottopasso in data 25/06/2007 ovvero un anno e mezzo dopo l’apposizione dei vincoli. Non è dato sapere se Drass fosse a conoscenza di tali vincoli preordinati all’esproprio sull’area che sarebbe andata ad acquistare oppure se legittimamente abbia investito un capitale di rischio confidando nella lentezza burocratica o confidando che quel capannone fosse sufficiente a tutte le attività che aveva in essere all’epoca. E’ bene precisare - continua - che Drass nel 2007 ha acquistato un capannone posto interamente ad est del percorso stradale previsto e quindi non si può affermare che l’azienda veniva divisa in due non avendo in proprietà alcun capannone ad ovest di tale percorso a quel momento".

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Nogarin  risponde per le rime all'azienda, sottolineando che la questione Drass esplode "7 anni dopo l’acquisizione del primo capannone e quasi 9 anni dopo l’apposizione dei vincoli preordinati all’esproprio, nonché mesi e mesi dopo l’inizio dei lavori del sottopasso nel lato mare dello stesso". Ma soprattuto punta i riflettori sul fatto che "nonostante i problemi, nonostante i vincoli, nonostante tutto... Drass ha acquisito il capannone dalla società Liburnia srl, posto ad ovest del percorso stradale previsto, addirittura il 27/06/2014 ovvero 11 giorni dopo l’uscita dell’articolo di stampa. A livello di proprietà, secondo la documentazione fornita dall’Agenzia del Territorio, possiamo dunque dire che al momento della denuncia mediatica, Drass era proprietaria solo dell’area posta da un lato del percorso. Lasciamo al lettore ogni giudizio in merito alla proprietà, passiamo alla proposta alternativa".

No alla variante. "La proposta di Drass di viabilità alternativa - scrive il sindaco - ovvero una linea quasi retta dal sottopasso fino alla rotatoria di via dell’Artigianato a primo impatto, e soprattutto a chi non mastica di mobilità, può sembrare una ottima alternativa. Peccato che non si prendano in considerazione numerosissime criticità e si focalizzi l’attenzione esclusivamente al percorso senza analizzare in maniera più ampia la mobilità di ingresso alla città e i quartieri interessati da questa modifica progettuale. La proposta Drass prevede una variante urbanistica che, per quanto si propagandi assiduamente “Si fa in tre balletti”, è normata dalla legge, nei tempi, negli elaborati, nel periodo di osservazioni da presentare, nel periodo delle controdeduzioni tecniche e nei processi di adozione e approvazione, non proprio una cosetta di due giorni!".

Le criticità del progetto alternativo. Nogarin mette quindi in fila quattro criticità. 1) "La proposta Drass crea una alternativa diretta agli assi di accesso alla città Via Firenze-Viale Carducci. Preliminarmente può sembrare una buona idea ma cosa accadrebbe al quartiere delle Sorgenti se una notevole mole di traffico (attualmente scoraggiata dalla possibilità di trovare il passaggio a livello chiuso e successivamente dal percorso non lineare della strada) si riversasse sulla Via delle Sorgenti? Cosa succederebbe all’incrocio semaforico con Via Donnini e Via Lunardi? Sicuramente queste due vie sarebbero caricate da una mole di traffico molto più pesante: una parte percorrerebbe Via Donnini per andare a cercare una alternativa al cavalcaferrovia del Corallo, l’altra girerebbe in Via Lunardi e proseguirebbe sulla Via Mastacchi per raggiungere il centro città; entrambe le vie sono vie intraquartierali e non sono vie di scorrimento e attraversamento come possono essere il viale Carducci e l’Aurelia cittadina. La qualità della vita complessiva nel quartiere Sorgenti diminuirebbe drasticamente".

2) "In tema di tutela dei bambini, si fa passare una viabilità di scorrimento anche pesante praticamente dal giardino della Scuola d’Infanzia Pian Di Rota eliminando gran parte del verde che la circonda e avvicinando il traffico di scorrimento alle sue finestre. Un passo in avanti rispetto alla prima proposta che proponeva di salvare i capannoni del Gommificio Italiano passando letteralmente davanti alle Scuole Medie Michelangelo (qua non erano rispettate nemmeno le pendenze di legge necessarie per le rampe stradali) e disperdendosi in strade ancor più piccole della Via delle Sorgenti!".

3) "È stato detto più e più volte che questo intervento non costa niente alle casse comunali. Attualmente i costi del sottopasso sono a carico di Rfi, con la modifica richiesta da Drass, oltre ai costi amministrativi della variante urbanistica, si aggiungono i maggiori costi di realizzazione: è da fare un ponte sul Rio Cigna e una rotatoria su Via dell’Artigianato (in parte nell’area verde delle scuole di cui sopra) nonché tutta la strada di collegamento".

4) "L’analisi di Drass non tiene in considerazione che anche il passaggio a livello di Via Provinciale Pisana viene chiuso e che i residenti della parte est della via, con la loro proposta, si troverebbero completamente esclusi dai collegamenti con il quartiere Sorgenti, dovendo passare o da Via Firenze o da Via dell’Artigianato con tutte le criticità dovuta alla tipologia di traffico. La proposta di RFI invece permettere ai cittadini della zona di raggiungere direttamente il sottopasso percorrendo la Via Nicola Magri per la quale stiamo studiando delle opzioni migliorative anche rispetto al progetto Rfi".

"La nostra proposta". "Non siamo stati - rivendica Nogarin - con le mani in mano ma abbiamo proposto una soluzione che non comportasse una variante urbanistica, non comportasse la apposizione di nuovi vincoli di esproprio, non comportasse grandi modifiche progettuali ad un progetto che non è preliminare, non è definitivo ma è esecutivo e in corso di realizzazione. Abbiamo proposto a Drass, qualora vi fosse accordo con la proprietà Biagi (questa tagliata in due dalla strada a raso), di proseguire in tunnel il percorso del sottopasso, lasciando dunque il piazzale che Drass ritiene vitale, e riemergere in rampa sulla strada che conduce a via Chiabrera. Ovviamente i maggiori costi dell’operazione non possono essere sostenuti dal Comune in quanto è Drass che ha proseguito ad acquistare i capannoni in un’area sottoposta a vincolo di esproprio anche dopo l’inizio dei lavori di costruzione e non possiamo far ricadere sulla testa di tutti i cittadini livornesi i costi di un investimento che, col senno di poi e anche quello di pria, si è rilevato sbagliato. Profitti privati e perdite pubbliche fanno parte di un capitalismo che vorremmo vedere sempre meno".

Ma la delocalizzazione... "Infine - conclude il sindaco - vogliamo fare una ultima precisazione: è stato detto più volte a mezzo stampa che se il progetto andasse avanti Drass sarebbe costretta a delocalizzare altrove con la potenziale perdita dei 150 posti di lavoro esistenti; a mero titolo informativo verso la cittadinanza portiamo all’attenzione di tutti che Drass opera già in Romania collegata come “sister company” alla società Pressafe che opera nel medesimo settore da anni". Alla fine è scontro con i lavoratori della Drass: "Chiediamo dunque di dire tutta la verità in merito alla questione - conclude Nogarin - sapendo che da parte dell’amministrazione vi è ogni disponibilità a risolvere la questione a patto che una diatriba privata non danneggi l’intera collettività. E per cortesia, lasciate il Natale ai bambini, senza strumentalizzarli emotivamente in vicende così tristi".

 

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