Sicurezza
Rabbia e preoccupazione e c’è chi pensa a una coop
GUASTICCE. Tanta rabbia, tanta preoccupazione, ma anche tanta voglia di non darsi per vinti, arrivando a chiedere, accanto all'aiuto di tutti le istituzioni, anche se ci fosse la possibilità di...
GUASTICCE. Tanta rabbia, tanta preoccupazione, ma anche tanta voglia di non darsi per vinti, arrivando a chiedere, accanto all'aiuto di tutti le istituzioni, anche se ci fosse la possibilità di portare avanti il lavoro che si sa fare bene da soli, magari pensando al momento solo in forma embrionale, a una cooperativa.
Ecco l'atmosfera che si è respirata per tutta la giornata di ieri al call center di Guasticce dove si sono svolte una raffica di assemblee, una per ognuno dei turni di lavoro che si susseguono, dalle 7 alle 23, alla struttura da dove arrivano le risposte a chi chiama i numeri 1240 e 892424.
Come riferiscono gli esponenti della Rsu aziendale, che ieri ne ha dovute tenere diverse oltre che partecipare all'incontro in municipio, l'atmosfera tra i lavoratori del call center in vista della possibile chiusura del call center livornese era comunque pesante. Inevitabili le domande, «Come andrà a finire?», «C'è qualche speranza?», come inevitabile è il sentimento di una rabbia forse contenuta nella forma quanto grande nella sostanza. In molti hanno infatti ricordato, insieme ai sindacalisti, il fatto che cinque anni fa ci fu una visita dei vertici di People Care, e che in quell'occasione venne detto che «l'azienda sarebbe cresciuta, e che fra qualche anno saremo mille e a tempo pieno». Insomma i lavoratori hanno detto chiaro e tondo di sentirsi traditi, ricordando anche le concessioni sulla flessibilità interna che l'azienda ha potuto sfruttare in questo periodo per poter presentare dei bilanci sempre in attivo.
E se dall'azienda al momento non sono ancora arrivati segnali di sorta, in vista dell' incontro fissato per il 23, quando verranno ufficializzate le intenzioni del gruppo riguardo alla struttura di Guasticce, tra i lavoratori si sono raccolti, come spiegano i dirigenti sindacalii, segnali diversi. Infatti molte domande presentate durante le assemblee hanno chiesto informazioni su come funzionano in questi casi gli ammortizzatori sociali, ma c'è stato anche chi ha iniziato a chiedere se non sarebbe il caso di autorganizzarsi e magari continuare a svolgere il lavoro che è stato fatto - bene - fino ad oggi, magari sotto una forma sociale diversa, magari ipotizzando - seppure al momento l'idea sia ancora allo stato embrionale - anche una cooperativa. D'altra parte, è stato fatto notare, la struttura è della Spil, i macchinari sono gli stessi di quando c'era Telegate, e la cosa potrebbe essere meno irrealizzabile di altre.
Ma in ogni caso, da tutte le voci è partito un grido di allarme e una richiesta di aiuto, alle istituzioni, alle forze politiche, alla città e al territorio, perché la gente di People Care non sia lasciata sola.
Adesso la parola passa alla mobilitazione, con lo sciopero e la manifestazione che lunedì 22 partirà da piazza Grande.
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