Gioco
Da Livorno a Cuba per ridare l’udito a migliaia di bambini
Horentek, azienda livornese che produce apparecchi acustici, ha firmato una convenzione con il governo dell’isola. «Il progetto approvato da Fidel Castro»
LIVORNO. Alle pareti del laboratorio al civico 18 di via degli Arrotini sono affisse le fotografie di Fidel Castro e Hugo Chavez. Nella sala riunioni c'è un foglio su cui sono scritte alcune parole-chiave: Cuba, Venezuela, Trinidad e Tobago, ma anche Angola e Uzbekistan. Nelle stanze di lavoro, sulle scrivanie, accanto ai microscopi e ai macchinari specializzati, vedi invece, centinaia di piccoli oggettini ancora da assemblare. Poco distante sono già pronte migliaia di scatolette che, dopo gli ultimi test, invieranno il prodotto negli angoli più remoti del mondo.
È questa la sfida di Horentek, eccellenza livornese che produce apparecchi acustici con un disegno originale e ambizioso, mai tentato prima in Italia, in un comparto finora dominato dalle multinazionali europee.
Una visione nata 30 anni fa e diventata realtà grazie all'impegno e ai sacrifici di Giovanni Combatti e Claudio Paganelli, audioprotesisti da una vita, che nel dicembre 2010 hanno fondato l'azienda con l'obiettivo di sfidare la crisi con la produzione degli apparecchi.
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Il tutto con una forte missione sociale: creare oggetti di alta qualità ma a prezzi competitivi, in modo da consentirne l'uso a tutte le fasce di utenza, anche alle più deboli. Una vocazione che ha portato la giovane società livornese ad affacciarsi in poco tempo sui mercati dell'America Latina. E ora dopo il via libera al progetto dato da Fidel Castro in persona, ha portato la Horentek a ridare il dono dell'udito a migliaia di giovani cubani.
Il sì di Fidel. «Cuba è stata la meta che ha dato il via al progetto Horentek». Gianni e suo cognato Claudio, rispettivamente 52 e 50 anni, ripercorrono con orgoglio la storia che ha portato la giovane azienda a stringere un patto con la Isla Grande. «Tramite l'Associazione Italia-Cuba - ricorda Claudio Paganelli - siamo entrati in contatto con un medico del Ciren, centro di eccellenza cubana per la riabilitazione. Ci ha invitato a visitare la Neuronic, azienda di stato per le neuroscienze: nel 2002 abbiamo incontrato il vicepresidente».
«Per noi - interviene Gianni Combatti - è stata una spinta fondamentale. Il nostro studio è stato sottoposto al governo cubano: ci hanno detto che il progetto è stato letto da Fidel Castro in persona, è stato lui a dare il via libera all'operazione».
I prodotti Horentek hanno sbaragliato la concorrenza nei test: gli apparecchi sono risultati più performanti, perché studiati su misura per le condizioni di caldo umido dell'America Latina. «Un apparecchio - fa presente Claudio - in generale è pensato per durare 7-8 anni. Il Sistema sanitario nazionale offre contributi per cambiarlo ogni 5. Il problema è che se si danneggia prima, nei casi di prodotti all'avanguardia spesso non è possibile effettuare una riparazione, ma va cambiata l'intera protesi. Il nostro oggetto permette invece di sostituire solo la parte danneggiata».
Gli apparecchi Horentek, inoltre, sono sviluppati appositamente per la lingua latina, a differenza degli altri, specializzati su lingue anglofone. »E questa è una caratteristica che si nota più dei componenti aggiuntivi ipertecnologici».
Il progetto iniziale. Facciamo un passo indietro. Per capire il successo di Horentek occorre infatti partire dagli anni '80, quando Gianni e Claudio, nel loro negozio Sonotecnica in piazza della Repubblica, cominciano a chiedersi se sia possibile uscire dalle logiche di un mercato governato da sei multinazionali, alle quali sono di fatto costrette a rivolgersi tutte le società che si occupano di vendita al dettaglio degli apparecchi acustici.
«Sognavamo di diventare costruttori - rivela Gianni - non per un'esigenza industriale, quanto per la volontà di creare un prodotto che volevamo sentire nostro e più vicino alle necessità dei pazienti».
«Ci sono voluti anni - gli fa eco Claudio - tra sforzi economici e sacrifici lavorativi. Ma oggi, occupandoci di tutte le fasi: produzione, collaudo e invio all'utente finale, possiamo considerarci la settima realtà al mondo in questo campo, sebbene ancora molto distanti nei numeri rispetto ai colossi del settore».
C'è un momento-chiave nel progetto: è il viaggio in Cina del '99, che segna i primi passi verso la costituzione dell'azienda livornese. «In Oriente - ricordano - abbiamo osservato le dinamiche del mercato e partecipato ad alcune fiere, cercando di carpire i segreti dell'organizzazione. Anche se gran parte del successo lo dobbiamo alle conoscenze maturate sul campo in tutti questi anni».
Paradosso e tecnologia. Il punto di forza di Horentek è l'approccio rivolto all'utente. Da qui si è sviluppata la vocazione di Gianni, Claudio e di tutto lo staff. «Stare a contatto con chi ha bisogno di protesi uditive - sottolineano i due soci fondatori - ci ha permesso di capire quali sono gli aspetti più ricercati dal paziente, quali sono gli elementi migliori e quali invece i difetti. Così, partendo da zero, ci siamo concentrati sulle caratteristiche essenziali».
Caratteristiche che oggi, nell'era della tecnologia smisurata, sembrano paradossalmente secondarie: «Il mercato attuale - fa notare Claudio - propone un marketing feroce anche su un apparecchio essenziale come quello acustico. Noi usiamo sì componenti e software all'avanguardia, ma abbiamo depurato il nostro prodotto da tutto ciò che in fondo non serve al paziente. L'esigenza di chi non sente è quella di sentire, non di avere un prodotto ipertecnologico a un costo elevatissimo».
Il marketing ha «sviluppato molte funzioni presentate come indispensabili ma che in realtà non migliorano le prestazioni, facendo però aumentare il prezzo».
Cose dell’altro mondo. Già, ma chi sono i clienti di Horentek? «Sono i paesi in via di sviluppo - spiega Claudio - che fino a poco tempo fa non avevano accesso a questi prodotti, perché arretrati, o perché la stragrande maggioranza della popolazione non poteva permettersi un oggetto così costoso. Ci siamo concentrati sull'America Latina: Cuba, Venezuela, Nicaragua, Ecuador. Ora sta partendo anche la produzione per i paesi africani come l'Angola e per quelli dell'est come Russia e Uzbekistan». L'azienda livornese non segue le mere logiche di mercato, ma cerca di instaurare un rapporto con gli enti governativi e con le istituzioni che si occupano della salute dei cittadini.
«Cerchiamo di far capire che il deficit dell'udito è una piaga sociale: chi ha problemi di ascolto e non viene aiutato in tempo con una protesi non avrà modo di studiare, resterà escluso dal mondo del lavoro e finirà per essere un peso, anche economico, sia per la propria famiglia che per lo Stato. Un peso ben superiore rispetto alla spesa per un apparecchio acustico».
È stato Claudio, dopo un’esperienza da volontario in Bolivia per aiutare bambini con deficit uditivi, a convincere Giovanni a mettere a disposizione delle persone deboli competenze e professionalità. «Quello che facciamo noi - dicono con orgoglio - non lo fa nessuno. Noi non vendiamo solo apparecchi, ma ci occupiamo anche dell'organizzazione e della formazione di tecnici che potranno garantire l'assistenza futura».
Successo e famiglia. Il piano d'azione con Cuba è iniziato nel 2012, con la creazione dei primi apparecchi. Nel 2013 è terminata la fase di collaudo, e dalla fine dell'anno scorso sono arrivati sull’isola i primi prodotti Horentek, con grande attenzione alle fasce più giovani, come i bambini in fase prelinguare o scolastica.
«Siamo a quasi 15-20 mila apparecchi solo per il mercato cubano - chiosa Gianni - La cifra è destinata a crescere, perché con Alba (il progetto di cooperazione tra i paesi dell'America Latina) Cuba sta estendendo il servizio agli altri stati socialisti». Horentek produce una piccola parte di apparecchi anche per il mercato italiano, ma qui il progetto è di aprire dei punti vendita diretti. Al momento l'azienda, oltre ai soci, dà lavoro a 10 persone, tra giovani tecnici e ingegneri biomedici. «Per il 2015 - concludono - pensiamo di espanderci ancora e fare alcune assunzioni. Ma nonostante il successo, Horentek non perderà la sua identità di piccola grande famiglia e di impresa orientata ai valori umani e sociali».
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