Toscana
Tari boom, la rabbia delle piccole imprese
Gli artigiani: «Smettetela di considerarci un bancomat». I commercianti: «È già a livelli record, fra le più alte d’Italia»
LIVORNO. Le piccole imprese gridano contro l'ipotesi della giunta municipale di un rincaro della Tari (rifiuti) nell'ordine del 14-18%. Sul piede di guerra tanto gli artigiani (Cna) che i commercianti (Confcommercio e Confesercenti).
Artigiani Cna. «Le imprese soffrono, chiudono, non riscuotono e il Comune di Livorno vuole alzare ulteriormente loro le imposte? Forse non si sono resi conto che non sono un bancomat». Parola di Dario Talini, coordinatore comunale degli artigiani Cna, che se la prende con il fatto che «già molte di esse fanno da banca alle partecipate come Aamps non riscuotendo i propri crediti»: adesso si chiede a tutte le aziende di sobbarcarsi «non solo una suddivisione del costo del servizio iniqua fra cittadini e imprese, ma anche di pagare per quelli che non pagano: è inaccettabile». Talini rimprovera al sindaco Nogarin di non aver tenuto fede alle promesse elettorali («aveva prospettato una riduzione delle imposte a carico delle aziende»).
La Cna ricorda che «moltissime imprese pagano già a parte, e salatamente, il conferimento a smaltitori autorizzati dei propri rifiuti speciali derivanti dalla produzione e la piccola riduzione fatta dal Comune sulla quota variabile in base a questa voce, viene abbondantemente rimangiata con gli aumenti della Tari». Una riduzione che di fatto, per molte aziende, riguarda «solo gli uffici e i servizi igienici».
Non basta: gli artigiani Cna si dicono «estremamente perplessi» di come queste discussioni vengano fatte «letteralmente sopra la testa delle aziende», senza «minimamente coinvolgere le loro associazioni di rappresentanza, con uno stile in cui non ci riconosciamo e che contestiamo». Meglio che «dopo questi primi mesi di governo» la nuova giunta di Palazzo Civico – tiene a ribadire il mdirigente della Cna labronioca – si apra al confronto e alla verifica perché la situazione delle aziende è disastrosa».
Organizzazioni del commercio. Non molto diversa è la musica che suonano le organizzazioni dei commercianti: «La tassa sui rifiuti è una scure che mieterà ulteriori vittime tra le imprese». Nel mirino è «l'aumento di oltre 4 milioni complessivi della Tari 2015».
Anche Confesercenti e Confcommercio se la prendono con il fatto che quest'ammontare serve a coprire parte dei crediti inesigibili di Aamps, ripartita su tutte le utenze domestiche e non domestiche. «Le piccole e medie imprese – è l’opinione delle due associazioni di categoria che scrivono insieme una nota congiunta – sono costrette ad assistere da spettatori alle decisioni che decreteranno la loro sopravvivenza o meno. Un macabro spettacolo fatto di numeri, percentuali e previsioni sulla Tari, ma anche Tasi, Imu e quant'altro. Senza che a nessuno sia venuto in mente di considerare che dietro a questo valzer di informazioni ci sono imprese, posti di lavoro, persone e famiglie. Come se il tessuto economico non fosse già abbastanza compromesso».
Confcommercio e Confesercenti spiegano di aver chiesto più volte all'amministrazione «un incontro per avviare un confronto sulle imposte locali», ma senza successo.
Si tratta di «un modo poco responsabile – dicono in coro – di gestire una criticità che se mal gestita poterà al fallimento di numerose imprese, specie quelle dei settori della ristorazione, dei negozi di frutta e verdura, dei fiorai e via dicendo, che già ora, è bene ricordarlo, stanno pagando una Tari tra le più alte d'Italia».
«Un ulteriore aumento della Tari è inconcepibile – continua la nota – a meno di voler annientare il sistema legato alle piccole imprese, il che ci pare in netto contrasto con quanto ripetuto spesso dalla nuova giunta circa il valore e l'importanza del commercio di vicinato nel percorso di rilancio economico».
Così le associazioni tornano a chiedere con forza un incontro per ragionare in modo responsabile sulle modalità di definizione delle tariffe, con l'obiettivo prioritario di «garantire la sopravvivenza delle imprese».
«Nell'interesse di tutti gli imprenditori che rappresentiamo – concludono all'unisono Confesercenti e Confcommercio – chiediamo all'amministrazione di convocarci quanto prima, e di ripensare anche le tempistiche del bilancio: approvarlo prima della Legge di Stabilità significherebbe complicare e allungare inutilmente i tempi per una definitiva individuazione delle aliquote, generando ulteriori incertezze tra gli operatori economici».
Giorgio Carlini
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