Il Tirreno

Livorno

Ora tremano anche in Provincia

di Matteo Scardigli
Ora tremano anche in Provincia

In assemblea permanente i dipendenti preoccupati che venga messo in gioco il loro posto di lavoro

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LIVORNO. Caos in Provincia, i dipendenti livornesi sul piede di guerra proclamano l’assemblea permanente: «Noi traditi da Kutufà e dal Governo. A Franchi è toccata la pagliuzza corta, con lui cerchiamo il dialogo e una sponda con Roma».

Le Provincie chiuderanno: a questo i lavoratori sono ormai rassegnati, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’emendamento Santini alla legge di stabilità, depositato in zona Cesarini presso la commissione bilancio al Senato, che con nuovi tagli mette a rischio 20mila posti di lavoro creando di fatto «la più grande crisi aziendale in Italia»; martedì ci sarà la votazione, e loro temono il ricorso alla fiducia.

A Livorno sono sulla corda in 345: appena meno che alla Trw. E stavolta non c’è di mezzo una multinazionale straniera ma lo Stato italiano. «Come Renzi si è impegnato con gli operai delle acciaierie di Terni, così faccia con i lavoratori delle Provincie», dice Mauro Scalabrini, rappresentante della Cgil funzione pubblica: «Qui i lavoratori sono dieci volte tanti, in un ente solo ci sono “dieci acciaierie”».

La legge di stabilità prevede per i dipendenti, dopo l’abolizione delle Provincie, due anni di mobilità e poi il trasferimento in altri àmbiti pubblici, ma – spiegano Cgil, Cisl, Uil e Rsu – «nel disegno governativo è previsto che ad accollarsi la maggior parte degli esuberi siano gli enti territoriali, cioè i Comuni e, in seconda battuta, le Regioni. Però mancano i soldi, e poi ci sono i blocchi delle assunzioni previsti imposti dalla legge Fornero».

Molte Provincie in tutta Italia sono in stato di agitazione: alcune scioperano, altre occupano; i sindacati nazionali hanno promosso l’occupazione a partire da oggi.

A Livorno, mentre i sindacati e le Rsu si dividono anche sull’ordine del giorno dell’assemblea, si è scelta intanto una via più diplomatica, con il presidio permanente della sala consiliare di palazzo Granducale, sede della Provincia, con tanto di installazione di un gazebo sotto i portici, e poi striscioni da appendere in tutte le strutture provinciali, a cominciare dalle scuole.

Ma i lavoratori non escludono il ricorso a gesti eclatanti qualora la situazione dovesse volgere al peggio. Inevitabile in ogni caso il disagio per i cittadini livornesi, visto che “assemblea permanente” vuol dire che i dipendenti si presenteranno sul posto di lavoro in numero ridotto (o non si presenteranno affatto) per partecipare alle discussioni o ad altre manifestazioni.

Ma dentro tutta questa storia nel segno della preoccupazione per il posto di lavoro c’è un aspetto ancor più paradossale di tutti gli altri: riguarda i lavoratori dei Centri per l’Impiego, che si occupano di trovare lavoro agli altri. Sono dipendenti della Provincia, oltretutto precari, e potrebbero presto trovarsi a doversi presentare all’altro lato della scrivania scrivania” per farsi un colloquio da sé in cerca di un posto di lavoro.

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