Il Tirreno

Livorno

Il call center verso la fine Addio ad altri 450 posti

di Roberto Cestari

People Care convoca i sindacati martedì per parlare di esuberi e di chiusura Oggi assemblee nell’azienda di Guasticce, lunedì sciopero e manifestazione

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LIVORNO. Per Livorno si annuncia un altro caso Trw, e forse ancor peggiore, se un licenziamento può essere più grave di un altro. L’amministratore delegato di People Care, il call center di Guasticce dove lavorano 450 persone, ha convocato per il 23 i sindacati. Oggetto della convocazione, parlare degli esuberi, di tutto il personale, in vista della chiusura dell’azienda, dopo che ormai è data per persa la commessa con la Seat, l’unico cliente della struttura di Guasticce da dove partono le risposte per chi chiama i numeri 1240 e 892424.

Che la situazione si fosse fatta grave lo si era visto già lo scorso 9 dicembre, quando c’era stato un incontro con i sindacati a livello nazionale e si era capito che, dopo la vertenza legale che vede di fronte l’azienda di call center e la Seat, le probabilità di rinnovo della commessa erano ridotte al lumicino.

Adesso il nuovo passo in avanti verso il baratro, un baratro che significa licenziamenti e disoccupazione per 450 persone, tante sono quelle che lavorano attualmente nel call center di Guasticce, 360 a tempo indetereminato, il resto a contratto interinale o progetto. Tutta gente che, a parte i dirigenti e i capiturno, lavorano a part time, 20 ore di media alla settimana, per stipendi che non arrivano a 700 euro il mese.

«Quando, stamani (ieri mattina per chi legge ndr) è arrivata la chiamata dell’amministratore delegato di People Care, Andrea Faleccia, che ci ha convocato per il 23, i nostri telefoni sono diventati roventi - spiega Filippo Bellandi, delegato della Rsu e membro della segreteria della Flc-Cgil - la gente è rimasta dapprima incredula, poi è cresciuta immediatamente una pesantissima preoccupazione».

Bellandi non si nasconde che le prospettive sono davvero difficili: con l’unico committente che si ritira, la People Care, azienda del Gruppo Contacta è intenzionata a chiudere e basta. «Il timore è che, visti i tempi della procedura per chiedere gli esuberi, le lettere di licenziamento possano arrivare già a febbraio - sottolinea il sindacalista - io personalmente voglio sperare che se si arrivasse a tanto si parli almeno di giugno, visto che la commessa Seat scade a maggio».

Ma febbraio o giugno, in fondo fanno poca differenza: quello della People Care potrebbe essere l’ennesimo dramma per il lavoro a Livorno. «Non siamo più un’azienda di giovani - sottolinea Bellandi - l’età media si è alzata, e le prospettive di trovare un altro lavoro sono sempre più difficili. Ci sono poi famiglie ch hanno marito e moglie che lavorano a Guasticce e per loro un licenziamento sarà ancora più drammatico. Ma se succederà, sarà pesante per tutti: potremo solo contare su degli ammortizzatori sociali oltretutto ridotti rispetto ad altre categorie: in pratica soli 10 mesi di stipendio all’80%».

E la cosa, oltre che le tinte del dramma, ha il sapore di una beffa, dato che il call center di Guasticce potrebbe chiudere pur avendo ottimi bilanci e una grande flessibilità interna, frutto di accordi sindacali che hanno cercato di creare le condizioni per una maggiore redditività dell’azienda.

Adesso parte la mobilitazione: oggi, mentre una delegazione sindacale andrà in Comune, al call center si svolgeranno assemblee per tutti i turni di lavoro, dalle 7 alle 23, e per il 22 è già stato indetto uno sciopero e una manifestazione in piazza Grande.

«Chiediamo aiuto a tutte le istituzioni, dal Comune alla Regione, devono esserci accanto in questo momento difficile ed essere pronti ad inserirci nell’accordo per Livorno - auspica Bellandi - ma vogliamo anche un confronto con Seat, che fino a 5 anni fa, quando esternalizzò il call center, era il nostro datore di lavoro: non possono lavarsi le mani e dimenticarsi di noi, hanno ancora delle responsabilità nei nostri confronti. E sempre parlando di responsabilità - sottolinea il sindacalista - anche Pepole Care ne ha, visto che non ha diversificato le commesse e a suo tempo ha portato a Torino quella di Findomestic, che in questo momento sarebbe stata importantissima. Insomma - chiosa - gli errori li fanno gli altri e alla fine li paghiamo noi»

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