Gioco
Sorpresa: niente toto-nomi per l'Authority
Entro meno di un mese dovranno essere inviate al ministero dalle istituzioni locali le terne per la scelta del presidente dell'Autorità portuale. Eppure non c'è nessun dibattito: solo silenzio su nomi né criteri o orientamenti
LIVORNO. Mancano meno di quattro mesi alla fine del mandato di Giuliano Gallanti eppure curiosamente non è partito il toto-nomi nel valzer delle candidature per la guida dell’Autorità Portuale. Curiosamente sì: mai stati semplici i rapporti fra i vari Palazzi del potere nel decidere i nominativi della terna da sottoporre a ministro e governatore, neanche quando erano tutti dello stesso colore. Figuramoci adesso che a Palazzo Civico è insediato un sindaco pentastellato che sul porto: 1) ha fatto la prima iniziativa da sindaco andando di notte a fare sopralluoghi; 2) si è drasticamente smarcato sulla privatizzazione della Porto 2000; 3) ha frenato sulla variante anticipatrice che sembra l’ultimo ostacolo prima del varo ufficiale del Prg portuale; 4) si è duramente scontrato con il governatore Rossi proprio su questa vicenda; 5) ha contestato le scelte dell’Authority sul bacino grande in muratura.
Insomma, c’è di che immaginare che proprio sulla nomina-chiave si possa innescare una battaglia campale o quantomeno un duello fra posizioni, criteri, candidature. Invece no: calma piatta, almeno all’apparenza.
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Chi prova a smuovere un po’ le acque è il fronte della sinistra: con Buongiorno Livorno a Palazzo Civico e con Assemblea Democratica a Palazzo Granducale la questione è stata portata sotto i riflettori delle due assemblee elettive attraverso la presentazione di un’accoppiata di interrogazioni con cui si chiede, da un lato, al sindaco e, dall’altro, al presidente della Provincia di «aprire una discussione in seno al consiglio». Tema: «i criteri, il contesto e le problematiche in essere nello scalo, dalle quali potrebbe uscire un profilo della migliore candidatura esprimibile». Non è tutto: il confronto – è sottolineato nell’interrogazione – va sviluppato non solo all’interno di ciascuno dei due consigli a Palazzo Granducale o a Palazzo Civico ma anche insieme alle «altre istituzioni coinvolte nelle procedure di costituzione della terna e nomina del presidente, compresa la Regione Toscana».
Del resto, ormai si contano i giorni prima di arrivare alla data entro la quale devono essere comunicate le terne: nelle interrogazioni si ricorda che la data-limite è il 10 gennaio. Tolte le festività, resta poco più di un pugno di giorni per arrivare a formalizzare i nomi sui quali puntare. O tutti insieme o anche in ordine sparso.
Basti ricordare che tanto per la successione a Marcucci così come, anni più tardi, quella a Piccini, il tourbillon di candidature partì addirittura sei mesi prima della scadenza: un fuoco incrociato di tentativi, alleanze trasversali, approcci, mandati esplorativi e annunci per bruciare. Stavolta zero.
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Forse il ritardo dipende dal fatto che sembra non sia ancora arrivata da Roma la richiesta formale delle terne? Ma è una scusa a metà: Trieste, per dirne una, non ha aspettato la lettera e ha fatto i nomi.
Va detto che il mancato invio della lettera da parte del ministero e questo strano silenzio su una delle caselle più importanti nel Palazzo non sono un semplice slittamento. Non è un segreto che sia a livello romano si punti a una fase di commissariamenti l’uno dopo l’altro per congelare la situazione nei porti e provare a far decollare la “riforma della riforma” che ridisegnerà la portualità italiana, un po’ com’era accaduto alla metà degli anni novanta.
Dunque, potrebbe essere tutt’altro che un silenzio di disattenzione. Sta per partire la volata, ma potrebbe scattare non con la campanella dell’ultimo giro bensì quando ormai il giudice di pista ha deciso che il tempo della gara è concluso. Risultato: quale miglior viatico per esser costretti a commissariare il porto, visto che non c’è più il tempo per far camminare l’iter normale della nomina?
A quel punto, però, le chiavi le avrebbe in mano il governo: il ministro Ncd Lupi, il premier Renzi, la numero 2 Pd Serracchiani (che tanta parte ha avuto in Friuli come governatore e come responsabile porti). Tutt’al più il governatore Rossi. In attesa che il porto si svegli dal letargo, e la città con lui.
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