Il Tirreno

Livorno

la guerra al gioco

Slot e scommesse: in Toscana vietate nuove aperture

di Mario Lancisi
Slot e scommesse: in Toscana vietate nuove aperture

Il consiglio regionale modifica la legge: stop alle sale o alle macchinette nei centri abitati. Inoltre, incentivi a chi le toglie

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FIRENZE. Guerra alle sale da gioco nelle città e nei paesi della Toscana, seconda regione in Italia per spesa pro-capite nel gioco (1.636 euro per abitante). Quelle che ci sono verranno penalizzate, anche se in maniera quasi irrisoria, ma sarà invece quasi impossibile costituirne di nuove. Questo almeno è quanto prevede l’approvazione delle modiche alla legge 57 del 18 ottobre del 2013 sulla ludopatia, meglio conosciuta come legge anti slot machine. La modifica all’articolo 4 della legge 57 recita infatti che è vietata «l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale».

Il discrimine sono i soldi. Provate ad immaginare quasiasi città o paese della nostra regione, e non vi sarà facile trovare un luogo idoneo, secondo la legge, all’apertura di un centro di scommesse o semplicemente di un gioco con vincita in denaro. E il divieto non riguarda solo le slot, ma qualsiasi gioco che prevede vincite in soldi. Anche se le modifiche alla legge approvate ieri escludono «gli apparecchi che non comportano vincita in danaro». Si tratta di una categoria composita nella quale rientrano «gli apparecchi che distribuiscono premi in piccola oggettistica» sia i videogiochi. Che creano dipendenza ma non «costituiscono gioco d’azzardo». In breve: proibiti sono i giochi per soldi.

Slot a mezzo chilometro. Dice Endro Luchi, titolare di un bar a Lucca, associato alla Confcommercio, dove ci sono anche sei slot, che fruttano 40 mila euro lorde all’anno: «Chi ha la passione per il gioco non si preoccupa delle distanze. Fare 500 metri o 600 mica gli fa pensiero, tanta è in lui la voglia di giocare». Replicano i sostenitori della legge che l’osservazione non fa una grinza, in astratto. In concreto però, se si misurano le distanze dei nostri paesi, ci si accorge che trovare spazi oltre i 500 metri senza scuole, chiese, centri culturali e sportivi e residenze è quasi impossibile. «La legge è importante perché dà un segnale forte nella lotta contro il gioco in soldi, che crea dipendenza e miseria», spiega don Armando Zappolini, parroco di Perignano e impegnato nel comitato nazionale “Mettiamoci in gioco”, un cartello di associazioni nato per combattere le ludopatie.

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Irap: meno 0,5 se uno rinuncia alle slot. L’altro aspetto delle legge “per il gioco consapevole e per la prevenzione della ludopatia” riguarda gli incentivi fissati per invogliare i pubblici esercizi a rinunciare alle slot. Sono due e riguardano entrambe il pagamento dell’Irap. Chi rinuncia alle macchine mangiasoldi si vedrà abbassata dello 0,5 l’aliquota Irap che in Toscana è del 3,9 per cento. E a chi invece deciderà di continuare a tenerle l’aliquota sarà aumentata dello 0,3 per cento. Esempio, il bar di Mario Rossi vanta un fatturato di 100 mila euro. Detratte le spese di 80 mila euro l’imponibile Irap ammonta a 20mila euro. Attualmente Rossi paga 780 euro di Irap mentre se rinuncia alle slot risparmierà 100 euro. Nel caso invece che decida tenerle l’aliquota salirà da 3,9 a 4,2 per cento. «Se non scatta una molla etica, se i gestori dei locali con slot non capiscono che quelle macchinette succhiano il sangue alla povera gente, da soli gli incentivi regionali non bastano. Occorre una nuova cultura», spiega Enzo Brogi, Pd, il consigliere regionale “padre” della legge.

Mi gioco lo stipendio. Brogi racconta di aver deciso di occuparsi del tema del gioco d'azzardo patologico dopo una brutta serata in un circolo ricreativo di Strada in Chianti. «Un giovane di nazionalità marocchina, aveva trascorso una serata di disperata solitudine tra alcool e videopoker, dilapidando l’intero stipendio riscosso il giorno stesso. La rabbia fu tale che finì per sfasciare ogni cosa che si trovava sottomano, e poi arrestato dai Carabinieri. E’ normale che una persona possa rovinarsi nel circolo sottocasa?».

Io con le slot ci pago l’affitto. Ma non sarà facile che bar, pubblici esercizi e centro giochi rinuncino alle slot, dicono in coro Massimo Biagioni di Confesercenti e Franco Marinoni di Confcommercio. «Non le toglieremo e credo proprio che non lo farà nessuno. Fare a meno di quelle vorrebbe dire automaticamente chiudere bottega. Io con gli introiti delle slot ci pago l’affitto di 700 euro del locale », conclude Dino Bartoli di un bar empolese.

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