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Rifiuti, in arrivo il rincaro boom per le imprese
La manovra annunciata dalla giunta Nogarin prevede per la Tari (rifiuti) un rincaro del 14-18% per le utenze non domestiche. Colpa del fatto che l'Aamps non riesce a riscuotere 28 milioni di euro da chi non paga.
LIVORNO. Sul bilancio era arrivato un parere favorevole formale, con l'annuncio di un emendamento per rimodulare l'aliquota Irpef. Ieri il gruppo consiliare a Cinque Stelle si è spinto oltre: ha dato l'ok al Piano tecnico finanziario di Aamps, riservando però il voto in consiglio sulla delibera con la tariffa Tari 2015.
Così, con il parere contrario delle opposizioni, l'atto approdato nella seduta congiunta di seconda e sesta commissione è stato respinto.
Come per l'Irpef, è già pronto un emendamento dei consiglieri grillini affinché siano rivisti alcuni coefficienti della Tari: una volta approvato, in consiglio comunale dovrebbe comunque arrivare il via libera all'atto.
A prescindere dalla ripartizione del gettito, il punto fermo è l'aumento della tassa sui rifiuti, che nel 2015 salirà complessivamente a 39,2 milioni, rispetto ai 35 del 2014. Questo perché, nonostante in Aamps sia cominciata una revisione della spesa (che ha portato a una riduzione del 10% dei costi operativi di gestione), la Tari coprirà una parte dei crediti Tia che l'azienda vanta, ma che non sono più esigibili.
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«L'Aamps – tiene a sottolineare l'assessore al bilancio Gianni Lemmetti – ha crediti per 28 milioni di euro: una parte è accantonata a fondo svalutazione crediti, ma una parte è inesigibile, e per legge può essere ribaltata sulla tariffa». La somma è stata spalmata nel prossimo triennio per 3,8 milioni all'anno, che con il 10% di Iva generano quell'aumento di 4,2 milioni sul totale Tari 2015. «Distribuire le morosità sul totale delle utenze è una scelta impopolare – ammette Lemmetti – ma quello dei rifiuti è un servizio essenziale: non è che possiamo smettere di raccogliere la spazzatura di chi non ha ancora pagato quanto deve».
Ma quanto inciderà questa “manovrina” nelle tasche dei contribuenti? «Con l'attuale bozza di tariffazione – interviene il dirigente comunale del settore, Alessandro Parlanti – per le utenze non domestiche ci sarà in media un aumento dal 14 al 18%. Per le utenze domestiche l'aumento oscillerà in media tra uno e due euro al mese, anche se sul calcolo incidono metri quadri e nucleo familiare».
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La linea guida resta quella del “pagare tutti, pagare meno”, aggiunge Parlanti: «Stiamo potenziando le attività di recupero crediti, – ribadisce – grazie a banche dati informatizzate e a un concessionario privato che sta portando risultati positivi nella riscossione coattiva».
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Il consigliere comunale pentastellato Giuseppe Grillotti, a nome del M5S, fa sapere che il gruppo si riserva il voto in consiglio: «Nel computo ci sono 638mila euro di minor gettito a causa della norma che decurta le superfici tassabili ad esempio per scuole, musei e luoghi di culto. Tale cifra è ripartita anche sulle utenze domestiche. Chiediamo invece che quei minori introiti siano riequilibrati alzando il coefficiente alle grandi utenze non domestiche, come istituti di credito o supermercati, per non caricare di oneri eccessivi le famiglie più deboli».
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Contrarie alla delibera le opposizioni. Per Marco Ruggeri, capogruppo Pd, così vengono «colpite due volte le utenze domestiche: i crediti inesigibili dovrebbero essere ripartiti sulle categorie che ne sono responsabili». Marco Cannito, leader di Città Diversa, parla di «rincaro apparentemente contenuto, che sommato a quelli di Irpef, Imu e Tasi affosserà cittadini e imprese». Elisa Amato, dai banchi di Forza Italia, condivide con gli altri consiglieri la proposta di una tariffa basata non sui metri quadri, ma sui rifiuti prodotti, oltre che un calcolo che tenga conto di chi è più virtuoso nella raccolta differenziata.
«Quello è l'obiettivo futuro – rivela l'assessore all’ambiente Giovanni Gordiani – abbiamo anche rallentato sul porta a porta per avere una mappatura precisa al riguardo. Ma servono più di 5 mesi».
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