Gioco
Il nostro viaggio sul treno dei bulli
I pendolari del Lucca-Firenze: loro fanno danni e se la prendono con noi
INVIATA A FIRENZE. «Noi è da tanto che li chiamiamo così: la “baby gang”. Da prima dei giornali. È il loro soprannome perché sono tutti piccoli. Del 1999, anche se c’è qualcuno anche del 1997». I teppistelli del diretto Lucca-Firenze, tre aggressioni a capotreni in pochi giorni, il record per una linea di pendolari. «Da sabato non si vedono. Hanno saputo della vigilanza rafforzata», dicono gli altri studenti, stufi delle loro bravate. «Ci rimettiamo sempre noi. Il capotreno ci addossa colpa per casini che non abbiamo combinato. Una delle ultime volte glielo abbiamo detto chiaro e tondo».
Sono ragazzetti che vogliono fare i fighetti. Questa volta, si sfogano con Vincenzo Ceccarelli. Si trovano l’assessore regionale ai Trasporti davanti, all’improvviso, sul Vivalto che li raccoglie, intorno all’una e mezzo, all’uscita da scuola, fra Pescia e Montecatini. I jeans e la barba dell’assessore si intonano con i capelli rasta, i tagli bizzarri, i piercing alla lingua, le tinte rosse e l’abbigliamento che chiarisce subito: noi siamo i giovani. Piace, comunque, l’idea del politico che si appoggia alla poltroncina del treno a due piani e ascolta. L’aveva già sperimentato mesi fa il governatore Enrico Rossi mescolato ai pendolari, infuriati per le corse in ritardo. Ora all’ordine del giorno, c’è la sicurezza. «È vero, anche se questi ragazzetti si comportano in questo modo per fare i fighetti. Vogliono passare per ganzi. Sono così sempre, anche fuori». A Montecatini, perché - secondo chi li conosce - è di lì che sono. «Ma studiano a Pescia. Infatti girano anche da quelle parti. Stanno fra di loro, anche quando non sono sul treno, senza unirsi a nessuno».
L’anno scorso facevano più casino. Un mini clan facile da individuare. Che agli studenti pendolari era già noto da tempo. «L’anno scorso - dice uno studente - facevano perfino più casino sul treno». «Ma una cosa - lo riprende una compagna - è tirare due urla in una carrozza o mettere la musica al telefono (a volte anche all’altoparlante del treno), un’altra è aggredire un capotreno. Finora non avevano mai osato». Invece la settimana scorsa, durante una corsa hanno insultato una capotreno che ha sospeso il diretto per Firenze perché sotto stress; negli stessi giorni un capotreno è stato aggredito al volto; poi c’è stato l’episodio del collega spintonato che ha riportato microfratture alle mani.
Aprono le porte con il cavatappi della scuola. «Io c’ero la mattina dell’aggressione verbale - racconta una studentessa - e ho cominciato a sentire le bestemmie. I ragazzi, poi, non si sono fermati. Hanno cominciato a urlare: “Capotreno di m...” Ma ancora non erano soddisfatti. Così si sono messi ad aprire le porte bloccate. Per entrare nell’area chiusa al pubblico si sono serviti del cavatappi di scuola. Quello che si usa quando abbiamo lezione di sala, all’alberghiero». Come era già successo almeno due o tre volte, ammette un altro studente.
Tirano i freni, treno in ritardo. Un ragazzo si allontana. «Io non parlo, non sono un infame». Altri vanno via e basta. «Vili», li apostrofa una ragazza». Tanti, però, si vogliono sfogare. «Molto spesso - dicono vari ragazzi in una carrozza vicina - la baby gang si diverte a tirare il freno del treno, al ritorno da scuola. Per una quindicina di giorni l’hanno fatto di frequente: tiravano il freno di emergenza e il diretto si fermava ogni volta per 15-20 minuti. Una tortura. Perché alla fine questi ragazzetti rompono a tutti, anche a noi. Il controllore, infatti, non fa distinzioni e spesso se la riprende con noi. Ma se noi volessimo combinare un guaio del genere, lo faremmo all’andata: almeno ritarderemmo l’ingresso a scuola. Comunque, abbiamo spiegato al controllore che non c’entriamo nulla».
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Tutti contro il capotreno. Pure l’aggressione al capotreno sembra sia stata un “chiarimento”. Secondo la versione che circola sul treno «tutto sarebbe scoppiato perché il capotreno quel giorno si sarebbe diretto verso il più piccolo della compagnia e, senza neppure chiedergli il biglietto, lo avrebbe affrontato in malo modo. Lo avrebbe accusato di tutte le malefatte della compagnia. A quel punto, gli altri sono partiti tutti. Questa è la versione che raccontano questi ragazzi a», riportano gli studenti pendolari. Una versione sintomatica del clima che si respira su questa linea. «Non è che quando prendiamo il treno abbiamo paura, di giorno - dicono i ragazzi - ma sappiamo che cosa ci aspetta». «A una mia amica - riporta una studentessa - hanno rubato l’iPhone 5 mentre stava salendo sul treno. Io stessa ho assistito a una rissa fra due coppie: due erano persone piuttosto alticce che avevano caricato una bici rubata da portare a Firenze; le altre, a loro volta, gliela volevano sottrarre. E sotto gli occhi di tutti si sono menati. È così che noi viaggiamo». Così e in treni che al mattino «assomigliano a carri bestiame. Siamo stipati. Ci serve di meglio». E una sorveglianza diversa «che non inizia a Montecatini, dove la baby gang scende, ma a Pescia dove monta», conclude uno studente. Ceccarelli ascolta, registra. Non promette. Stamani ha il comitato della sicurezza. La prima occasione per agire.
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