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Batosta Tasi, ecco tutti gli aumenti
Le proiezioni del Comune per il 2015 se l’aliquota passerà al 3,5 come annunciato: rincari anche di 150 euro. L'assessore Lemmetti: «Però non è una stangata, qui rendite catastali più basse». Ma se il governo bloccherà l’aumento sulla prima casa verranno a mancare quasi 7 milioni
LIVORNO. L’amministrazione comunale vuole aumentare la Tasi, ovvero la tassa sulla prima casa (subentrata all’Imu): come emerso nell’ultima commissione bilancio, nel 2015 l’aliquota potrebbe passare dal 2,5 al 3,5 per mille, facendo salire il gettito da 16 milioni e 800mila euro a circa 23milioni e 500mila euro. Ma come si tradurrebbe questo aumento nelle tasche dei livornesi? Un esempio: se la manovra proposta dalla giunta fosse varata oggi, per le abitazioni di tipo civile, le A2, che rappresentanto la maggioranza delle case della città (circa 53mila su 77mila) l’aumento rispetto al 2014 potrebbe superare in media anche i 150 euro.
Le previsioni-stangata. Lo dicono i dati forniti dagli uffici di Palazzo Civico. Stando alle proiezioni fatte dal Comune in attesa del via libera del consiglio, gli aumenti toccherebbero soprattutto le categorie A2 e A3, ovvero di tipo “civile” ed “economico”, le più numerose. Nel primo caso, guardando a una rendita catastale media, si passerebbe da 384,92 euro a 538,88 euro. Nel secondo caso, in media, si passerebbe da 151 a 212 euro. Aumenti anche per le A3 e le A4 (abitazioni “popolari” o “ultrapopolari”): da 138 a 190 euro e da 75 a 105 euro. In alcuni casi le cifre superano la vecchia Imu. Invariate o quasi, invece, le aliquote per le altre categorie, come case signorili o ville, che però sono pochissime (a inizio 2014, ad esempio, le A1 risultavano appena 54).
«Però non è una batosta». L’annunciato aumento della Tasi si inserisce in una manovra che prevede un aumento complessivo delle tasse locali di circa 11 milioni. L’assessore al bilancio, Gianni Lemmetti, in commissione aveva già parlato di misure necessarie per far fronte ai tagli del governo e anche per centrare gli obiettivi previsti dalle linee di mandato. Ma non ci sta a sentire parlare di stangata Tasi. «Non è una batosta», ripete: «Non lo è tanto più se si considera la media delle rendite del Comune di Livorno. A Pisa hanno la metà degli immobili e hanno lo stesso gettito». Insomma, «a Pisa pagano di più perché hanno le rendite catastali aggiornate. Questo è lo stato di fatto. Non bisogna concentrarsi solo sull'aliquota, bisogna vedere quant'è il pagamento».
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Ma Roma potrebbe stoppare l’aumento. Due premesse, però, sono doverose. Intanto gli aumenti discussi in commissione dovranno essere approvati, insieme all’intera manovra di bilancio, dal consiglio comunale (la discussione in aula è in programma per il 22 e il 23 dicembre). Ma soprattutto i riflettori sono puntati sul Parlamento, con il governo che ha messo sul tavolo un emendamento alla legge di Stabilità per congelare gli aumenti di Imu e Tasi per il 2015. «Sulla Tasi – sottolinea quindi Lemetti – siamo in corsa con il governo: per l'aliquota 2015 si poteva deliberare fino al 6 per mille, tant’è che a Bologna hanno deciso per il 4,3 per mille, ma ora il governo vuole fissare il tetto al 2,5 come nel 2014». Tradotto: il Comune sta mettendo a bilancio un aumento che oggi è possibile, ma che a breve potrebbe non esserlo più: come conferma Lemmetti, se il “congelamento” annunciato dal governo andrà in porto, al Comune verranno a mancare quasi 7 milioni (6,7) rispetto alle previsioni appena fatte. Da coprire come? «Si approva un bilancio che ha già un “buco” di fatto?», accusano dalle opposizioni.
In ballo 7 milioni. «Ma a quel punto – controbatte l’assessore – ce la giochiamo: nel caso in cui il governo decida di mettere il tetto al 2,5 come nel 2014, vogliamo che la manovra per gli enti locali sia a invarianza di gettito, come già dichiarato dall'Anci nazionale». Tradotto: «Approviamo il bilancio di previsione del 2015 nel rispetto della normativa entro il 31 dicembre. Una volta stabilito il gettito, nel caso in cui mancassero i 7 milioni (dell'eventuale mancato aumento), ci uniremmo a tutti gli altri Comuni che hanno già deliberato il bilancio o le aliquote per chiedere l'equivalenza di gettito nel fondo di solidarietà». Insomma, «se lo Stato ci dice che dobbiamo ridurre le imposte di 7 milioni, allora non faccia il taglio da 5 ai trasferimenti che abbiamo già subìto e ce ne dia 2 in più nel fondo di solidarietà. Così copriamo il gettito senza aumentare le tasse». Una previsione un po’ ottimista? «Certo – controbatte l’assessore – ma è quello che stanno facendo tutti i Comuni, tutti quelli che sono in linea con la normativa. A Bologna, che ha già deliberato le tariffe, verrebbero ad esempio a mancare 17 milioni di euro, che Bologna chiederebbe direttamente allo Stato». Ma è chiaro che se la trattativa Stato-Comuni non dovesse dare i frutti sperati, «ci troveremmo costretti a fare una variazione di bilancio riducendo le spese di 7 milioni...».
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