Gioco
«Diciamo no ai superticket sui ricoveri»
Nella Giornata dei diritti del malato finiscono sott’accusa le ipotesi avanzate dalla Regione
LIVORNO. Alla 34ª Giornata dei diritti del malato piovono critiche sul progetto di riorganizzazione della sanità toscana proposto dal governatore Rossi. Il Tribunale per i diritti del malato diCittadinanzAttiva proprio non ci sta e Filippo Alberto La Marca sottolinea la propria preoccupazione: «L’intervento relativo al ticket sui ricoveri è una trasformazione in chiaro contrasto con le promesse del governo Renzi di incrementare i fondi per la sanità in Toscana».
Nel mirino è l’ipotesi di introdurre il super-ticket ricoveri per redditi anche di media entità (dai 50mila euro) fa discutere: quasi quanto la riduzione delle 16 Asl attualmente presenti in Toscana a 3 e l’accorpamento tra Asl e aziende universitarie. «Questa riforma è un’organizzazione solo burocratica che non tiene conto del sistema sanitario e sociale del territorio», continua La Marca: «Il sistema pubblico dei ticket era nato per contenere sprechi e usi impropri di medicinali, non per arrivare a cifre improponibili, con il risultato che il privato diventa low cost e concorrenziale mentre chi non si può permettere di pagare rinvia a tempi migliori la possibilità di curarsi».
«Rossi si basa sull’idea che chi è ricco possa pagare, ma nel sistema italiano si paga già in base al reddito: è una grave distorsione», dice Gavino Maciocco (Università di Firenze). «Chi ha i soldi finirà per rivolgersi ai privati e il sistema pubblico curerà chi è senza possibilità, certe prestazioni diventeranno inaccessibili».
Nel convegno promosso dal Tribunale dei Diritti del Malato il quadro sanitario viene dipinto con tinte forti e scure. «Se di anno in anno diminuiscono le risorse per la sanità, dobbiamo tener presente che le grandi fusioni falliscono al 90%», continua Maciocco.
«Specchi per le allodole in campagna elettorale – dice La Marca– ma i problemi restano: ad esempio, è una palese assurdità che i medici pediatri non vanno mai a domicilio, il Non basta: il secondo padiglione dell’ospedale è ancora off limits benché pronto da tempo. Di più: serve anche una riorganizzazione della rete sanitaria sul territorio perché spesso viene trascurato quel che è al di fuori dell’ospedale e invece +è sempre più indispensabile».
«L’Istat lo dice chiaramente: gli italiani vogliono un sistema sanitario pubblico», segnala Sabrina Nardi, vicecoordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato: «Il problema oggi non è più la sicurezza delle cure ricevute: al primo posto c’è l’impossibilità di accedere per i ticket troppo alti. Occorre una riforma sanitaria che sia di sistema e tuteli le fasce deboli». Anche l’assessore Ina Dhimgjini esprime le sue perplessità sulla riforma. «Non ci siamo, la Regione non può pensare di fare presto senza fare bene, – dice Dhimgjini – l’assessore regionale alla sanità definì la riforma una tempesta perfetta, a me sembra solo una tempesta».
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